Guida Michelin 2016, le eccellenze in cucina: i fantastici 24 ristoranti stellati

10 dicembre 2015 ore 20:40, Americo Mascarucci
 Ventiquattro new entry tra gli stellati, due novità tra i ristoranti "che meritano una deviazione" e otto conferme nell'Olimpo delle tre stelle. 
La nuova Guida Michelin 2016 parte con numeri da record come si evince dalla presentazione avvenuta oggi a Milano.
334 i ristoranti in Italia inclusi nella Guida, 288 con una stella, 38 con due stelle, 8 con tre stelle. Nell'edizione 2016 della guida, scaricabile tramite l'applicazione e in vendita da domani, spiccano i giovani talenti, con dieci chef che hanno un'età inferiore ai 35 anni.t]
Napoli conquista il podio di provincia italiana più stellata con 20 ristoranti. La Campania, con tre new entry per un totale di 37 ristoranti stellati, si posiziona sul secondo gradino del podio tra le regioni, seconda solo alla Lombardia che conferma il suo primato con 58 ristoranti. Al terzo posto fra le regioni il Piemonte e il Veneto a pari merito, con 36 ristoranti stellati.  

Ma andiamo a scoprire le novità da nord a sud dello stivale. 
Sei novità spiccano in Veneto. Si tratta di "Dopolavoro" e "Oro Restaurant" a Venezia, di "Aga" a San Vito di Cadore, de "La Tana Gourmet" ad Asiago, di "Aqua Crua" a Barbarano Vicentino e di "Casa Perbellini" a Verona. 
In Piemonte da registrare l'esordio di due stelle, "I due buoi" ad Alessandria e "Marc Lanteri al Castello" a Grinzane Cavour.
Sono invece tre le nuove stelle che brillano in Trentino Alto Adige; "Gourmetstube Einhorn" a Mules, "Dolce Vita Stube" a Naturno e "Alpenroyal Gourmet" a Selva di val Gardena. 

In Friuli Venezia Giulia la stella che brilla si chiama Antonia Klugmann, che ha coraggiosamente aperto un ristorante da venti coperti chiamato "L'argine di Vencò" in una zona di confine, Dolegna del Collio.
Scendendo più in basso si scoprono tre nuove stelle in Toscana con "Borgo San Jacopo" a Firenze, "Atman a Villa Rospigliosi" a Lamporecchio e "Meo Modo" a Chiusino. 
Parità di merito in Umbria e nel Lazio. Una stella al ristorante "Vespasia" a Norcia e una a Roma, con "l'Enoteca Achilli al Parlamento".

Scendendo più a sud ecco tre stelle in Campania con "Don Geppi" a Sant'Agnello, "Re Maurì" a Salerno e "Osteria Arbustico" a Valva e due in Puglia, con "Bacco" a Barletta e "Cielo" a Ostuni.
Due stelle infine anche in Sicilia: il ristorante "Shalai" di Linguaglossa" e il ristorante "Signum" di Salina. Il primo salito alla ribalta delle cronache grazie allo chef Giovanni Santoro e alla sua abilità di ripensare la tipica cucina siciliana e il secondo per la giovanissima chef ventisettenne, Martina Caruso. 

La Michelin nasce nel 1900 grazie all’omonima casa di pneumatici, quando in Francia si contavano solo 3000 vetture. Il mercato automobilistico ancor poco sviluppato e i viaggi poco agevoli indussero André ed Edouard Michelin a pubblicare gratuitamente un breviario che aiutasse gli automobilisti nei loro viaggi, indicando gli alberghi in cui far tappa e rifocillarsi. La Guida in breve tempo si diffuse nei diversi paesi europei (in Italia solo nel 1956) inserendo, oltre agli alberghi, i ristoranti, con assegnazione della prima stella nel 1926.
Il giudizio si concentra quindi esclusivamente sui piatti e sulla cucina, non sull’ambiente né sul servizio, valutati separatamente in “forchettine” (da 1 a 5 in ordine di comfort crescente). Ovviamente il punteggio massimo è quello delle tre stelle sinonimo di eccellenza e di alta qualità, ma i ristoranti si accontenterebbero pure di una stella pur di comparire nella Guida Michelin. Rispetto a chi sta fuori anche una sola stella vuol dire qualità 

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