Cocktail e drink col ghiaccio sicuri "a metà": occorre fare ancora

12 luglio 2016 ore 12:54, Micaela Del Monte
In estate non è solo il caldo a fare paura, bensì anche il ghiaccio. Sì perché soprattutto in questo periodo un po' per rinfrescarsi, un po' perché la movida è sicuramente più attiva, il ghiaccio viene utilizzato molto più spesso. Ma sappiamo realmente quanto sia sicuro il ghiaccio che "mangiamo"?

Nei cubetti che vengono depositati nei nostri bicchieri e non solo infatti possono annidarsi diversi tipi di batteri che possono comportare dei problemi. "Il ghiaccio alimentare italiano è quasi sempre sicuro, anche se si deve fare di meglio. Soprattutto da parte delle piccole realtà di autoproduzione" ha sottolineato l'Inga, Istituto nazionale ghiaccio alimentare.

Cocktail e drink col ghiaccio sicuri 'a metà': occorre fare ancora
"Basti pensare, spiega, che a Palermo le nostre analisi hanno rilevato, nelle campionature di tre Bar/Pub su cinque, concentrazioni consistenti di Enterococchi; in uno su cinque i livelli di Pseudomonas erano consistenti; infine, in tutti i cubetti erano presenti coliformi. Inoltre in tutti i 15 campioni sono presenti contaminanti tipici delle tubature e che, soprattutto nel ghiaccio casalingo, abbiamo rilevato molte muffe. La loro pericolosità è scarsa. Ma è chiaro quanto sia sempre opportuno proteggere i contenitori in cui si fa il ghiaccio di casa dal contatto con il diverso contenuto alimentare del freezer, così come dalla sfarinatura della brina, che imprigiona le particelle di polvere e cibi
". Su questi 15 campioni non conformi alla sicurezza alimentare, riferisce l'Inga in una nota, l'assessorato alla Salute della Regione Sicilia si è impegnato per l'attivazione di controlli più capillari sul territorio da parte di Nas e Asl. 

Si tratta di dati non particolarmente allarmanti almeno per coloro che versano in buone condizioni di salute ma che possono costituire un problema nei soggetti a rischio, come bambini e anziani, o nelle persone affette da disturbi gastro-intestinali. Le conseguenze, in questi specifici casi, possono essere febbre, nausea e diarrea. Dati non allarmanti ma sui quali bisogna riflettere dal momento che solo in Italia il ghiaccio di autoproduzione da piccole/medie realtà di ristorazione, si aggira sulle 200 mila tonnellate annue, pari a circa 20 mila quello di provenienza industriale.

Un risultato che emerge a un anno dal recepimento, da parte del Ministero della Salute, del primo “Manuale di corretta prassi operativa per la produzione di ghiaccio alimentare”, inedito in Italia e in Europa e che mira a far rispettare con maggior rigore le norme igieniche che regolano tutti i passaggi produttivi. Secondo disposizione di legge, nell’acqua potabile Enterococchi e Coliformi dovrebbero essere sempre assenti il che significa che non dovrebbero essere presenti neppure nel ghiaccio.

Per ora si tratta, comunque, di una ricerca ancora in itinere. "Tutti i dati saranno disponibili per novembre, quando saranno presentati a Barcellona al Food Factor, un congresso riunisce ricerca universitaria e industriale sui temi della sicurezza di filiera per cibi e bevande, della sostenibilità ambientale e della prevenzione degli sprechi". Dal canto, però, loro ricercatori dell'Ateneo e Inga - Istituto nazionale Ghiaccio Alimentali - tengono a non creare allarmismi: "Questo non significa dover rinunciare al piacere di una bibita ghiacciata ma semplicemente fare attenzione alla provenienza del ghiaccio che viene somministrato". A garanzia del consumatore, però, é buona prassi che l'autoproduzione nei locali pubblici rientri all'interno delle procedure Haccp o che venga utilizzato del ghiaccio acquistato presso ditte specializzate e certificate.

Una soluzione può venire, oltre che da una maggiore attenzione, da dei controlli più serrati. "Da questo punto di vista - dice il presidente dell'Inga, Carlo Stucchi - l’Assessorato alla Salute della Regione Sicilia, in accordo con i Nas e le Asl, con lo stile puntuale e rigoroso che ha sempre contraddistinto questa istituzione, è attivo sul territorio per il rispetto di quanto indicato dal Manuale sostenendo azioni incisive di controllo da parte delle autorità competenti". 

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