"Migranti dello Sprar": il sistema di accoglienza nei Comuni "fatto a dati"

18 luglio 2016 ore 14:14, Americo Mascarucci
Lo Sprar il sistema di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati, ha dato i suoi frutti.
Lo ha reso noto il Prefetto Mario Morcone Capo del Dipartimento per le Libertà Civili e l'Immigrazione del Ministero dell'Interno intervenendo oggi a Roma alla presentazione del rapporto Annuale Sprar 2015.
Nel 2015 lo Sprar ha dato assistenza a 29.761 persone, su 21.613 posti disponibili. 
Circa 800 i Comuni coinvolti, 430 i progetti. 
I servizi erogati nel 2015 sono stati nel complesso 259.965. Questi servizi riguardano principalmente l'assistenza sanitaria (20,7%), la formazione (16,6%), le attività multiculturali (15%), l'alloggio (14,9%), l'istruzione/formazione (10,9%) e l'inserimento scolastico dei minori (9,5%). I
Le figure professionali impiegate nei progetti sono nel complesso 8.291, tra operatori di accoglienza (22%), mediatori culturali (12,1%), personale amministrativo (10,1%), operatori legali (6,9%), personale ausiliario (5,6%), insegnanti di italiano (5,1%) e coordinatori di équipe (5%). 
Morcone ha poi annunciato che "a fine luglio verrà approvato un decreto importante, che permetterà di superare la logica dei bandi, definendo un sistema di accesso sempre aperto rivolto ai Comuni che intendono entrare nella rete Sprar e l'accreditamento immediato e permanente di tutti i progetti attivi ad oggi e in futuro con anzianità di 3 anni di attività". 

'Migranti dello Sprar': il sistema di accoglienza nei Comuni 'fatto a dati'
Un sistema di accoglienza che in Italia, come denuncia il quotidiano La Stampa è però spaccato a metà: da una parte lo Sprar, nato con la riforma del 2015, dall'altra il sistema di emergenza gestito dai prefetti: strutture temporanee ma eterne, e centri di prima accoglienza. Nel primo caso i Comuni - sono 800 ad aver aderito volontariamente - sanno sempre chi arriva e dove viene collocato, e forniscono servizi per l’integrazione di discreta qualità che aiutano l’inserimento dei rifugiati. Nel secondo caso la procedura è straordinaria: i prefetti, se necessario, possono liberamente inviare rifugiati in una città senza chiedere il permesso, la qualità del servizio è scarsa, le strutture sono gestite da privati o coop che si limitano spesso a fornire solo alloggio e vitto. 

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