Pasqua light: meno uova, meno vacanze ma chi va resta in Italia

21 marzo 2016 ore 15:33, Lucia Bigozzi
La crisi cambia tutto, anche le abitudini, anche le tradizioni e perfino i cari, vecchi adagi. Perché se prima dello choc del 2007 l’adagio all’approssimarsi delle festività era Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi, da diversi anni a questa parte, anche la colomba si mangia… a casa. Adagi a parte, a registrare la fotografia del Paese reale è Confesercenti secondo cui su 10 italiani, ben otto trascorreranno la Pasqua in casa. Ribaltato dunque il vecchio schema della gita fuori porta a Pasquetta o del viaggio last minute per staccare la spina qualche giorno e godersi un antipasto della primavera. Confesercenti dice, infatti, che diminuiscono gli italiani che hanno pensato e pianificato una vacanza in occasione delle festività pasquali: 7 milioni (14 per cento) quest’anno contro i 12,6 del 2015. La rilevazione condotta in collaborazione con Swg evidenzia un altro dato: per chi ha la possibilità di andare in vacanza, i giorni di permanenza fuori casa si sono drasticamente ridotti a tre-quattro con una spesa media calcolata sui 390 euro a persona per un giro d’affari complessivo di 2,8 miliardi di euro. Tra i 7 milioni che chiuderanno casa per qualche giorno le mete più gettonate sono decisamente italiane mentre solo 1,5 milioni andrà all’estero. Tra le mete privilegiate per chi resta in Italia ci sono le città d’arte. 


Pasqua light: meno uova, meno vacanze ma chi va resta in Italia
Giro di vite anche per i consumi alimentari: secondo la rilevazione di Confesercenti-Swg il 35 per cento degli italiani spenderà meno di 50 euro per alimenti e dolci mentre il 38 per cento si spingerà sulla soglia dei 100 euro e solo il 10 per cento la supererà. Ammonta a 68 euro la spesa media prevista per il pranzo non solo di Pasqua ma anche di Pasquetta, anche se per il lunedì dell’Angelo può andar bene anche un panino all’aria aperta. 
E le uova di cioccolato? Pasqua magra anche per loro: solo un italiano su due lo acquisterà (51 per cento) mentre l’11 per cento si orienterà su altre tipologie di dolci e il 10 per cento opterà per dei giocattoli al posto del tradizionale uovo pasquale. “Si tratta di un campanello d'allarme – spiega Claudio Albonetti, presidente di Assoturismo-Confesercenti - che non può essere ignorato. Dopo i timidi segnali di ripresa e di fiducia da parte di famiglie e imprese registrati nel 2015, dall’inizio dell’anno c’è stata una battuta d’arresto, soprattutto nei comportamenti degli italiani che, di fronte alla perdurante incertezza e all’andamento oscillatorio dell’economia, sono tornati a stringere i cordoni della borsa. I primi a risentirne sono naturalmente i consumi e di conseguenza le imprese, soprattutto piccole, che già fanno fatica a tirare avanti”. 
autore / Lucia Bigozzi
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