Riforma Delrio, come cambiano i porti tra privati e Stato

23 giugno 2016 ore 11:34, Luca Lippi
Cambia la normativa dell’organizzazione delle Autorità Portuali? Si, rientra fra e riforme del governo ed è in discussione da gennaio scorso. Invero le attività portuali devono avere uno snellimento e una logistica più adeguata poiché la vecchia normativa, compatibilmente con l’aumeto del traffico merci e soprattutt con la modifica delle abitudini turistiche, chiede che si snelliscano tutte le porcedure di esecuzione portuali oggi ancorate a vecchi schemi ormai obsoleti.
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio,  in audizione in Commissione Trasporti alla Camera sull'esame dello schema per la riorganizzazione delle Autorità Portuali afferma: “La legge 84/94 sui porti è stata una buona legge, ma dopo vent'anni il mondo è cambiato. E per ridare competitività al settore serviva una riforma”.

Riforma Delrio, come cambiano i porti tra privati e Stato

La storia del decreto comincia Il 21 gennaio 2016 quando il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto di “Riorganizzazione, razionalizzazione e semplificazione delle autorità portuali”, in revisione della legge porti, risalente al 1994 (la 84/94). Il provvedimento si inserisce nelle politiche e nelle azioni per il rilancio della portualità e della logistica intrapreso dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (“Mit”). Insieme ad altre azioni in corso, il decreto punta sulla competitività dei nostri porti e sostiene il ruolo dell’Italia - attraversata da quattro corridoi ferroviari Ten-t - come hub nel Mediterraneo e piattaforma logistica europea. I punti fondamentali del decreto sono l’abolizione delle Autorità Portuali e la riorganizzazione dei porti in centri decisionali strategici gestiti da Autorità di Sistema Portuale, la semplificazione delle procedure per facilitare il transito di merci e passeggeri, il coordinamento centrale del Ministero. A cui si aggiungono ulteriori azioni per il rilancio della portualità e della logistica in Italia.
I porti italiani verranno riorganizzati in quindici Autorità di Sistema Portuale (“AdSP”), centri decisionali strategici con sedi nelle realtà maggiori ed in particolare nei porti definiti core dall’Unione Europea. Le sedi di AdSP saranno: Genova, La Spezia, Livorno, Civitavecchia, Cagliari, Napoli, Palermo, Augusta, Gioia Tauro, Taranto, Bari, Ancona, Ravenna, Venezia e Trieste. Alle nuove AdSP faranno riferimento 54 porti di rilevanza nazionale. 
Le Regioni potranno chiedere l’inserimento nelle AdSP di ulteriori porti di rilevanza regionale. Le sedi di AdSP avranno un ruolo strategico di indirizzo, programmazione e coordinamento dei porti della propria area. Svolgeranno funzioni di attrazione degli investimenti sui diversi scali e di raccordo delle amministrazioni pubbliche. Rilevante sarà il rapporto con il MIT, in particolare per il Piano Regolatore di Sistema Portuale e i programmi infrastrutturali con contributi nazionali o comunitari.
Il Ministro commenta e giustifica la riforma: “Abbiamo 8mila km di coste, se le viviamo ognuno con la propria programmazione diventa difficile. La riforma, che porterà all'accorpamento delle Autorità portuali da 24 a 15 nasce dal fatto che la perdita della competitività italiana, negli ultimi anni, è stata abbastanza seria”.
Il ministro ha poi ribadito che dentro il piano della portualità c'è una nuova governance basata su una semplificazione "necessaria" ma anche una maggiore armonizzazione dei piani di investimento rispetto al passato.
Delrio ha portato come esempio il caso del nord Tirreno, "che ha grandi potenzialità per essere, come già concordato con Svizzera e Germania, per essere l'accesso delle merci del Sud Europa. Col collegato ambientale, poi, abbiamo approvato la semplificazione dei dragaggi". 
Dal confronto con le Regioni, ha ricordato Delrio, è uscito un tavolo che seguirà l'attuazione della riforma.
Il ministro ha inoltre confermato la possibilità, per chi ne farà istanza previa "giudizio ponderato del ministero" di avere una autonomia prorogata di massimo 3 anni.
"Il contratto di lavoro del personale delle Autorità portuali dovrà mantenere il profilo giuridico privatistico. Dobbiamo evitare che vi sia un'omogeneizzazione ai dipendenti pubblici". 
Sì alla nomina a presidenti delle Autorità portuali anche di cittadini membri dell'Unione europea, ha infine reso noto  il numero uno al dicastero dei Trasporti, generando qualche malumore tra i membri della Commissione.
C'è da attendersi, dunque, un iter non del tutto tranquillo al provvedimento quando approderà in aula.

autore / Luca Lippi
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