La vedova è allegra anche per la scienza, ma attente alla sindrome di Penelope

27 aprile 2016 ore 12:02, Andrea De Angelis
La vedova allegra sembra non conoscere limiti spaziali o temporali. Le donne, si sa, vivono più a lungo e ora anche la scienza prova a dimostrare come, anche se sole, sappiano in un certo senso "godersi la vita". 

Una ricerca che, in teoria, dovrebbe far paura soprattutto agli uomini. Quel necessario bisogno di sentirsi indispensabili potrebbe infatti scricchiolare, anche se il vero amore non è certo il possesso. Ma, riflessioni filosofiche a parte, cerchiamo di capire cosa dice oggi la scienza. Ciò che sorprende è che le donne rimaste vedove abbiano una vita meno stressante e più sana di quelle sposate: è quanto emerge da una ricerca condotta da un team dell'università di Padova e dell'Istituto di neuroscienze del Cnr, è pubblicata sul 'Journal of Women's Health' che si basa sull'analisi dei dati raccolti su 1.887 uomini e donne over 65 monitorati per circa 4 anni. 
Dalle indagini risulta in particolare che le vedove mostrano un rischio di fragilità e depressione ridotto di circa un quarto. Al contrario, se il lutto o la condizione di single riguarda l'uomo la situazione si ribalta: i maschi soli stanno peggio degli sposati. "Mentre per l'uomo avere accanto una compagna significa poter contare su qualcuno che si prende cura di lui in casa e nelle questioni di salute - sottolinea Caterina Trevisan, dell'ateneo padovano - le donne sposate hanno più probabilità di vivere una situazione stressante, restrittiva e frustrante. I nostri risultati contrastano in parte con quelli di lavori precedenti che indicano un effetto lieve, ma comunque protettivo, del matrimonio su mortalità, stato di salute e pericolo depressione, nelle donne come negli uomini. Tuttavia studi sociologici hanno già suggerito che il non essere sposati è una condizione più svantaggiosa per i maschi rispetto alle femmine, e che all'opposto il matrimonio protegge più gli uomini delle donne".

La vedova è allegra anche per la scienza, ma attente alla sindrome di Penelope
Senza mettere in dubbio la bontà e la veridicità della ricerca, lasciateci dire però che non sempre è così. La solitudine è una brutta bestia, per i giovani e ancor di più per gli anziani
Cinque anni fa una ricerca condotta dall’Università di Messina e presentata in occasione del congresso dell’associazione Italiana di Psiogeriatria tenutosi a Gardone Riviera, in provincia di Brescia, mostrava come fossero settecentomila le donne anziane che in Italia soffrono della sindrome di Penelope. Chiamata così perché i sintomi di questo malessere sono quelli tipici di chi è stato abbandonato e vive sospeso tra presente e passato, in una nebulosa assenza di affetti e di stimoli.
Secondo questo studio il 20% delle donne con più di 75 anni soffre della sindrome di Penelope. Donne prive o quasi di stimoli intellettuali e affettive. Vinte appunto dalla solitudine. Tutto, tranne che allegre.
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