La (maledetta) arte di arrangiarsi: 35% lascia il lavoro per curare malati cronici

07 aprile 2016 ore 13:23, Andrea De Angelis
Quante volte avete pensato guardando vostro figlio che sarebbe stato il bastone della vostra vecchiaia? La famiglia, questa illustre sconosciuta. L'amore e l'affetto di un nucleo familiare non conosce pari, ma lo stesso ha bisogno di un sistema che funzioni per manifestarsi al meglio. Prendersi cura dei genitori anziani, ma anche di un figlio malato dovrebbe essere non solo un dovere, ma anche un diritto. Quello ad ammalarsi. 

Oggi invece, nell'epoca dei bonus (o buoni o come volete chiamarli) e dei contratti con poche tutele (non tutti, ci mancherebbe), sono sempre di più gli italiani che devono fare i conti. Il bivio che separa la quotidianità dall'eccezionalità è sempre più atroce: se vuoi prenderti cura di qualcuno devi rinunciare a qualcosa. Se quel qualcosa è ciò su cui è fondata la Repubblica il dramma è presto fatto. Del resto le storie di chi diventa disoccupato durante una gravidanza non sono più un mistero. Siamo sulla stessa, disumana scia. 
La (maledetta) arte di arrangiarsi: 35% lascia il lavoro per curare malati cronici
Sei persone su dieci che accudiscono una persona con malattia cronica sono state costrette a ridurre l’orario di lavoro,oltre il 35% ha dovuto lasciarlo, mentre due su dieci hanno chiesto il prepensionamento. Questa la fotografia scattata dal XIV “Rapporto sulle politiche della cronicità” del Coordinamento nazionale delle Associazioni dei malati cronici (CnAMC) di Cittadinanzattiva, presentato oggi a Roma. Rapporto che, come sottolinea La Stampa, rivela una situazione davvero complicata per chi soffre o ha un familiare colpito da una delle principali patologie croniche: ipertensione, artrite/artrosi, malattie allergiche, osteoporosi, bronchite cronica e asma bronchiale, diabete.  
 
Il titolo dell’indagine, basata sui dati comunicati da 38 associazioni o federazioni di pazienti o familiari con malatti cronici, è quanto mai esplicativo: "La cronicità e l’arte di arrangiarsi". Un'arte spesso associata agli italiani come popolo, ma ancora una volta è a quell'articolo 1 della Costituzione che va il pensiero. Perché arrangiarsi sarà pure un'arte, ma i diritti e i doveri, viva Dio, sono (o meglio dovrebbero essere) tutt'altra cosa. 
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