IL MEGLIO DI... Miriano: «Omofobia-reato d'opinione? No al lavaggio del cervello. Leggere pubblicamente il Catechismo sarà reato. Anch'io al Manif Pour Tous a Roma»

01 agosto 2013 ore 10:00, Marta Moriconi
IL MEGLIO DI... Miriano: «Omofobia-reato d'opinione? No al lavaggio del cervello. Leggere pubblicamente il Catechismo sarà reato. Anch'io al Manif Pour Tous a Roma»
«La legge anti-omofobia? E' per fare cultura, molto più che per punire. Ma qui si tratta di una battaglia di buon senso, prima che cattolica. Per questo parteciperò giovedì alla Manif Pour Tous Italia e venerdì al flashmob davanti a Montecitorio e sto lavorando perché ci si incontri tutti». Costanza Miriano, giornalista e autrice di due bestseller, “Sposati e sii sottomessa” e “Sposala e muori per lei”, è un fiume in piena quando IntelligoNews la raggiunge e le chiede di commentare quel ddl contro l’omofobia che il 26 luglio approderà in Aula a Montecitorio. Non crede affatto si tratti di un problema dell’Italia, «Paese tra i più tolleranti al mondo», quanto della «priorità di una piccola elìte, forte e con contatti importanti e trasversali, che ci sta preparando a un lavaggio del cervello, e magari poi anche a matrimoni e adozioni gay» e spera che «i giuristi protestino contro questo vulnus alla democrazia». E poi sfodera la provocazione: «Solo io, che non sono nessuno, nella mia rubrica telefonica ho sicuramente 200 persone che sarebbero pronte ad andare in carcere se dire che i bambini hanno bisogno di un padre e una madre diventasse reato. Che faranno? Le metteranno in carcere? E leggere ad alta voce il Catechismo della Chiesa cattolica, che parla degli atti omosessuali come contrari alla legge naturale sarà reato?».   Parliamo subito, senza troppi giri di parole, della legge contro l’omofobia.  Diverse le resistenze e le obiezioni al ddl che il 26 luglio approderà in Aula a Montecitorio, sembra in parte modificato. Sappiamo di due iniziative importanti sull’argomento. Ce ne parla? «Giovedì sera dalle 19:00 alle 21:00 partirà la Manif Pour Tous Italia, una manifestazione stile francese, perché prende spunto dalle contestazioni alla Mariage Pour Tous, alla legge Taubira sui matrimoni omosessuali insomma, che tante polemiche ha sollevato. Invece venerdì alle ore 10, ci ritroveremo sempre davanti al Parlamento, Uominidonnebambini, al flashmob che riunisce varie associazioni di uomini di buona volontà, cattolici, ebrei, omosessuali, atei, per fermare il progetto di legge che punisce con il carcere e i campi di rieducazione chi non segue l’ideologia gender. Nel mio piccolo, sto lavorando perché ci si incontri tutti. Credo che questa sia una battaglia di buon senso, prima che cattolica». Crede che sarete in tanti? «La stragrande maggioranza degli italiani sta con noi. Quello che stanno facendo non è la priorità del Paese. Giro l’Italia e vedo capannoni abbandonati, imprese che stanno chiudendo. Al contrario questa è la priorità di una piccola elìte, che vuole la vittoria della ideologia del gender, e magari matrimoni e adozioni per gli omosessuali. Va da sé che sarà un reato dire che è più consona ad un bambino la vita con una madre e un padre. Ci rendiamo conto che non si potrà neanche più manifestare per sostenere questo pensiero? Purtroppo questa elìte è forte e ha contatti importanti e trasversali». Scalfarotto parla di una norma, però, che ha un effetto simbolico. «La legge per diventare costume e cambiare la cultura un po’ ci metterà, certo. Ma si aprirà una voragine di cui non possiamo ancora sapere le dimensioni. La legge è molto vaga e come discriminazione può essere intesa qualsiasi cosa. Spero che i giuristi protestino contro questo vulnus alla democrazia, non si può stabilire un reato d’opinione dai confini così incerti, in barba alla certezza del diritto. Per farmi capire: teoricamente tutti i cattolici che proclamano pubblicamente il Catechismo della Chiesa Cattolica saranno incriminabili, in base a questa legge. Nella mia rubrica telefonica, per dire, ho sicuramente 200 persone che sarebbero pronte ad andare in carcere se dire che i bambini hanno bisogno di un padre e una madre diventasse reato. Che faranno? Le metteranno tutte in carcere? E leggere ad alta voce il Catechismo della Chiesa cattolica, che parla degli atti omosessuali come contrari alla legge naturale sarà reato?». C’è altro che non condivide? «Il tono minaccioso». Ma il piano delle contrapposte fazioni non rischia di limitare la forza dell’obiezione? «Qui siamo alla difesa del buon senso e della vita concreta dei bambini che potrebbero andarci di mezzo. E’ evidente che non c’è una parità di trattamento tra i cattolici e non, ma non può essere una questione tra opposte tifoserie. Ma come si può negare che i bambini nascano dall’unione di una donna e di un uomo? E’ la natura, non c’è bisogno di essere cattolici per vedere la realtà. Qualcuno può anche credere che discendiamo per un caso dalle scimmie, ma che siamo maschio e femmina chi lo può negare? Per negare questo, cioè la realtà, stanno procedendo con proposte assurde e pensando ad una legge ultra-repressiva, che non guarda a tutti, ma a loro». C’è o non c’è questa intolleranza? «C’è un rapporto del Pew Institute pubblicato da Tempi che sostiene che l’Italia sia uno dei Paesi meno omofobi al mondo. La coppia omosessuale sul palco nazional popolare di Sanremo è la prova del nove. Le leggi, poi, ci sono. Se uno viene picchiato, il suo aggressore viene punito, e già esiste l'aggravante per motivi abietti. Non esiste quest’emergenza, che è creata a tavolino. Ma se vediamo in ogni serie televisiva l’omosessuale simpatico, intelligente, alternativo, che non è mai becero, mai cattivo, mai spietato! Se poi diventa omofobia dire che per me due padri e due madri non sono adatte alla crescita di un bambino, allora è un’altra cosa». Ecco, partiamo da un dato: il termine omofobia. «Cos’è l’omofobia? Parliamone. Perché l’omofobia come paura degli omosessuali non esiste, anzi. C’è un “pregiudizio positivo” nei loro confronti. Sono in politica, nell’arte, nella letteratura, nel cinema. Sono giustamente tutelati e inseriti. Ci sono addirittura programmi scolastici, e lo posso testimoniare come madre di quattro bambini, che forniscono ampie catechesi contro la discriminazione. Tanto che secondo me, nell’età dello sviluppo, questo modo di procedere può essere pericoloso e generatore di confusione». Ma contro la violenza cosa si può fare? «Vanno applicate le norme. Ma con la legge anti-omofobia non si vogliono colpire dei comportamenti ritenuti violenti, l’obiettivo è fare cultura, che è un’altra cosa. La legge 194 che non è mai stata una buona legge ma dissero che era nata per tutelare la salute della madre, ora è diventata una pratica di controllo eugenetico, e l'aborto la prima cosa da proporre alla madre nel caso in cui si intraveda una minima incertezza di malattia nel bambino. Lo posso testimoniare tranquillamente, mi scrivono centinaia di persone. E’ diventata una legge eugenetica. Perché la legge fa costume. Ormai non si percepisce più il dramma, la portata, l'importanza del gesto dell'aborto. Posso capire l’esigenza che vogliono esprimere queste persone, gli omosessuali, che spesso hanno storie sofferte, di difficile accettazione, e io vorrei farmi davvero sorella a queste persone. Ma non è con la legge che si raggiunge l'obiettivo di spiegare il mistero dell'uomo. Questa legge è pericolosissima, porta troppo lontano». Costanza, sarà presente ad entrambe le manifestazioni? «Sì, perché è in gioco una battaglia di buon senso. Vado a tutte due perché le sigle non mi interessano. mi interessa la realtà. Anche se la proponessero i radicali, volesse il cielo, io ci andrei».
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