Sabella (Think-in): Vi racconto le bugie di Marchionne

01 aprile 2014 ore 13:14, Marta Moriconi
Sabella (Think-in): Vi racconto le bugie di Marchionne
Si è tenuta ieri, al Lingotto di Torino, l’ultima assemblea ordinaria degli azionisti Fiat per deliberare sul bilancio 2013. La prossima infatti sarà in Olanda, dove il nuovo gruppo FCA ha scelto di avere sede legale. John Elkann ha ricordato in apertura l’anno ricco di soddisfazioni e che il 6 maggio sarà presentato a Detroit il nuovo piano industriale in relazione al quale Sergio Marchionne ha dichiarato che nell’anno 2014 Fiat-Chrysler prevede di consegnare 4,5-4,6 milioni di vetture (escluse le joint venture) a fronte dei 4,35 milioni nel 2013, e che entro il 2018 la produzione supererà il 6 milioni di vetture. Marchionne è poi passato a parlare della produzione in Italia: “Confermiamo che non ci sono eccedenze negli stabilimenti italiani. A Grugliasco abbiamo riassunto tutti gli addetti più mille unità di Mirafiori dove con i nuovi investimenti saranno riassorbiti tutti. Termini Imerese è un capitolo chiuso”. Che non ci siano eccedenze pare proprio una grande bugia stando a sentire Giuseppe Sabella, direttore esecutivo di Think-in, think tank specializzato in economia del lavoro. Perché secondo lei Marchionne sta mischiando le carte? «Marchionne deve tenere la situazione sotto controllo, per questo dice che non ci sono eccedenze negli stabilimenti». E invece? «E invece ci sono eccome: al di là di Termini Imerese capitolo chiuso (non c’erano dubbi, a giugno scade la cassa integrazione delle 1.100 tute blu e l’azienda entro 65 giorni dal termine della CIG potrà cessare il rapporto di lavoro), oltre a Grugliasco e Mirafiori vanno considerati gli stabilimenti di Melfi, Cassino e Pomigliano: a Mirafiori sono oltre 4.000 persone a lavorare 3 giorni al mese, a Melfi 5.500 operai lavorano la metà delle ore, a Cassino quasi 4.000 tute blu sono impiegate 6/7 giorni su 30, e a Pomigliano 1.200 sono in cassa integrazione a rotazione. Quindi qualche eccedenza di fatto c’è…». Ma si tratta di occupazione che sarà riassorbita? «Si parla da tempo di un investimento di FCA di 9 miliardi e, da questo punto di vista, il piano industriale atteso per il 6 di maggio farà chiarezza sui termini del rilancio della produzione. Tutto fa comunque pensare che Marchionne questa volta faccia sul serio circa il rilancio di Alfa Romeo: ci sono conferme negli ambienti sindacali. Certo è che, se l’obiettivo dichiarato è la fascia premium del mercato, Alfa Romeo è sicuramente tra i prodotti interessanti, insieme a Ferrari e Maserati. Lo stabilimento di Cassino, nell’ottica di uno sviluppo della produzione di Alfa, è quello che può essere totalmente rilanciato. Credo tuttavia che la questione sia più complessa di quello che si dice, anche perché aumentare la produzione non significa crescere le vendite». Ma il governo nel frattempo sta facendo qualcosa? «Ora che si presenta una seria possibilità di investimento, è auspicabile che il governo Renzi consideri di fare qualche intervento che possa quantomeno facilitare le esportazioni. Del resto, non è pervenuta notizia per le soluzioni di aiuto alle esportazioni promesse al mondo metalmeccanico nel 2012 da Monti. Sono però aumentate continuamente le tasse e gli interventi che hanno bloccato il mercato italiano, il più bloccato d’Europa (è quello che perde di più). Questo grazie alle imposizioni fiscali adottate dai diversi governi che hanno colpito il settore dell’auto, vedi accise sulla benzina e tassazioni sull’acquisto delle auto. Per non parlare dei costi delle assicurazioni: rispetto all’Europa, l’Italia è mediamente al doppio (media italiana di 1.300 € / anno per RCA contro le 650 € / anno media europea). Marchionne non sarà simpatico agli italiani, ma la Fiat è l’unica azienda che negli ultimi anni ha investito seriamente in Italia».
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