Dambruoso (Sc): «Spionaggio Nsa? No, controllo. Il terrorismo una ferita ancora viva. Ha ragione Monti. La politica del rinvio non sostenibile»

01 luglio 2013 ore 13:28, Marta Moriconi
Dambruoso (Sc): «Spionaggio Nsa? No, controllo. Il terrorismo una ferita ancora viva. Ha ragione Monti. La politica del rinvio non sostenibile»
Caso NSA.  Se fosse confermato lo spionaggio a danno dell'Ue, secondo il presidente del Parlamento Ue, Martin Schulz, si comprometterebbe seriamente ogni tipo di relazione con gli Usa.  Ma si tratta di spionaggio? «No, non credo. Lo spionaggio è sicuramente qualcosa di diverso rispetto al controllo per questioni di sicurezza dei Paesi. Si tratta di attività di prevenzione contro possibili attentati terroristici»: ha dichiarato a IntelligoNews  Stefano Dambruoso, esponente di Scelta Civica, già consulente dell'Istituto internazionale delle Nazioni unite per la ricerca sul crimine e la giustizia (UNICRI) ed esperto giuridico presso la Rappresentanza permanente italiana dell’Onu di Vienna. L’autorevole magistrato è ora in aspettativa, ma va ricordato il suo impegno  come Pubblico Ministero in vari maxiprocessi a Palermo e nella direzione distrettuale antimafia di Milano. Con IntelligoNews affronta anche l’attualità politica e precisamente parla della proposta di Monti del contratto di coalizione per rafforzare l’impegno dei partiti che reggono il governo.    Scandalo National Security Agency. Ammesso che venga accertato che gli Usa ci spiavano e spiavano altri Paesi europei, si può parlare di vero spionaggio? «No, non credo. Lo spionaggio è sicuramente qualcosa di diverso rispetto al controllo per questioni di sicurezza dei Paesi. Tra l’altro di attività simili abbiamo sentito parlare anche ad opera dei servizi britannici. Si tratta di attività di prevenzione contro possibili attentati terroristici che, seppure nella memoria dei cittadini risalgono ormai prevalentemente al 2011, quindi a diverso tempo fa, sono invece ancora ferite vivissime. I fatti di Boston, poi, hanno riaperto cicatrici emotive. Queste ragioni possono indurre, chi ha nel mondo una capacità di controllo delle informazioni, a mettere in moto un’attività di prevenzione attraverso il controllo di soggetti o aree ritenuti fonte di rischio». Questo caso non ricorda un pochino i metodi usati dagli americani durante la guerra fredda? Gli europei sono nemici? «In termini così conflittuali, assolutamente no. La globalizzazione oggi, grazie anche al web, ha rotto le vecchie logiche Est e Ovest, o di blocchi che si contrappongono agli Usa. Ma per la globalizzazione e per le libertà ad essa collegate, ci sono aree che possono ritenute pericolose di riflesso». Quindi: se si tratta di una questione di sicurezza internazionale, l’attività di controllo è giustificabile? «Bisogna trovare il giusto equilibrio tra privacy e sicurezza. La strada è quella di verificare di volta in volta quale sfera sia stata violata. In generale, per prevenzione, ritengo che si possano fare attività di monitoraggio di questo genere, tenendo presente quale sfera del privato può essere violata rispetto alle ragioni della sicurezza. Insomma, non va mai fatto in maniera dozzinale e generalizzata». Passiamo alla politica. Mario Monti ha parlato di una coalizione “affetta da una crescente ambiguità”. Facciamo qualche esempio. «Non sono l’interprete del pensiero di Monti, ma abbiamo assistito tutti ad attività di rinvio non sostenibili rispetto ai presupposti della nascita di questo governo di Larghe Intese. Il procedere per rinvii manifesta ed esprime certamente un’ambiguità e non parlo solo dell’Iva o dell’Imu, che sono soltanto gli esempi più propagandati, ma anche degli F35, della Tav…». Parliamo della proposta di Monti di un contratto di coalizione per rafforzare l’impegno dei partiti che sostengono Letta. Oggi Dellai spiega che si tratterebbe di un contratto della maggioranza su grandi temi. A quel punto il governo Letta sarebbe al sicuro? «Dellai lo ha spiegato bene. Occorre impegnare i partiti al massimo. Per quanto riguarda la mia esperienza, la formula della contrattazione deve essere accompagnata da un’attività sostanziale e da una sanzione rappresentata da un eventuale ritorno alle elezioni con risultato elettorale negativo. Ecco perché è importante affrontare il tema della riforma della legge elettorale, prima ancora di quella della Costituzione. E così se si torna al voto sarà manifesta la responsabilità di quei partiti che avranno fatto ricadere il Paese nella crisi, consegnandolo alla speculazione». Quali sono le priorità di Scelta Civica e le sue? «Io contribuisco a quelle del mio partito attraverso il mio lavoro in Commissione Giustizia. Mi sono fatto portavoce di proposte di legge sulla diminuzione dei tempi della giustizia civile, già priorità del governo Monti e del Ministro Severino, poi ripresa in uno dei nove punti presentati dal presidente Monti in conferenza stampa. Poi va riaffrontata la lotta dell’evasione fiscale. I numeri che di volta in volta ci ricorda l’Istat, dovrebbero allarmarci. Ma finché esistono paradisi fiscali a portata di viaggio in macchina, sarà difficile combatterla. Occorre, infatti, anche una forte volontà sovranazionale che vada in questa direzione».
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