Ecco cosa si sono detti Silvio e Angelino. La fiducia e la tutela "dei 6". Fuori la Santanchè e fuori Sallusti da Il Giornale

01 ottobre 2013 ore 16:39, intelligo
Ecco cosa si sono detti Silvio e Angelino. La fiducia e la tutela 'dei 6'. Fuori la Santanchè e fuori Sallusti da Il Giornale
Spifferi e boatos in esclusiva a IntelligoNews. Ecco cosa si sono detti e cosa hanno deciso Silvio e Alfano nel drammatico incontro di questo pomeriggio a Palazzo Grazioli. Due partite in una, per scongiurare in extremis la rottura, ossia l’implosione del Pdl. Una gara per ora finita 1 a 1, grazie all’azione diplomatica di questa mattina del duo Gasparri-Matteoli.
Prima partita. La leadership (si legga poltrone) della nuova “Forza-Italia-Alba Dorata”. Il Cavaliere non ha digerito la strategia “diversamente berlusconiana” di Alfano, e vede come fumo negli occhi la possibilità che, domani, in occasione della fiducia a Letta, possa nascere in Parlamento l’anticipazione aritmetica di un centro-destra post-berlusconiano (il Ppe italiano, gradito a Letta e D’Alema), frutto della convergenza fra “ministeriali-nuovi responsabili” (Lupi, Quagliariello, Alfano, Lorenzin, la De Girolamo), moderati dell’Udc, transfughi di Scelta Civica e sostenitori del Pdl-partito-pesante (Cicchitto, ex di An) che non hanno digerito le decisioni peroniste di Silvio, senza un minimo dibattito e confronto interno, causando la nota rottura notturna di ieri tra falchi, colombe e pitonesse. Alfano ha chiesto e ottenuto (in cambio di una mediazione tra le due correnti ornitologiche) una garanzia per “6 posti dirigenziali trasversali a tavola” (il famoso comitato esecutivo), nella futura Forza Italia: lui stesso, Schifani, Cicchitto, Brunetta, Lupi. L’altra poltrona dovrebbe essere occupata da Verdini. Fuori quindi, Ghedini, fuori la Santanché, simbolo di divisione e intransigenza giacobina (ecco la ragione del comunicato-stampa della pitonessa: “Sono pronta a mettere sul vassoio d’argento la mia testa ad Alfano”). E fuori, sembra, Sallusti dalla direzione de Il Giornale. Colpevole di metodo-Boffo nei confronti dei cosiddetti badogliani. Seconda partita. Il governo. Su questo c’è impasse. Alfano vuole sostenere Letta (non importa se Letta-1 o Letta-2), tanto che ha inviato alle agenzie un testo inequivocabile: tutto il partito voti fiducia a Letta. Ma Silvio non è per questa soluzione, o almeno pretende garanzie (giudiziarie, economiche circa l’Iva, l’Imu e la legge di stabilità da poter votare o bloccare). Una soluzione democristiana che non sana le ferite dentro il partito. E destinata a restare insoluta. E nel frattempo in Senato in queste ore si fanno i conti “governativi” (Autonomie, senatori a vita, grillini ribelli, Pd, Sel etc): mancano 4 voti per il sì alla fiducia di domani. E la notte è lunga. Giovanardi, ha iniziato i distinguo...
autore / intelligo
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