Tfr, Cazzola: "D'accordo con Librandi, impoverisce le aziende e non favorisce il consumo. Ecco perchè..."

01 ottobre 2014 ore 16:05, Lucia Bigozzi
Tfr, Cazzola: 'D'accordo con Librandi, impoverisce le aziende e non favorisce il consumo. Ecco perchè...'
“Il Tfr in busta paga? E’ come se al posto della carta igienica si usasse una banconota da cento euro”. Il paragone rende bene l’idea e Giuliano Cazzola, economista e docente di Diritto del lavoro, lo scandisce nell’intervista a Intelligonews per dire che la proposta del governo è “avventurista, una politica da ultima spiaggia”. Condivide la preoccupazione di Librandi, parlamentare di Sc, sull’ulteriore ‘mazzata’ in testa alle imprese e spiega perché.
Dalle tasse sui capannoni al Tfr in busta paga: nuova mazzata per le imprese? «Non sono d’accordo con la proposta del governo. Il Tfr spesso rappresenta una sorta di autofinanziamento che fa comodo alle imprese tartassate da tasse e burocrazia. Bisogna vedere in concreto quali misure verranno adottate e quali saranno le imprese interessate, perché per ora parlano per slogan». Numeri alla mano, a cosa serve il Tfr in busta paga? «Il Tfr per 5,5 miliardi finisce nei Fondi pensione, per 6 miliardi nel Fondo del Tesoro gestito dall’Inps che serve sostanzialmente a pagare i Tfr correnti che via via maturano, ma con l’avanzo servono anche alla spesa corrente, insomma sono una fonte sulla quale il Tesoro conta molto. Non si capisce che fine faranno considerando anche che tra gli 11 e i 14 miliardi è la cifra detenuta dalle aziende sotto i cinquanta dipendenti, cioè il cosiddetto Tfr inoptato che il lavoratore lascia in azienda e l’azienda non è obbligata a versare». L’onorevole Librandi (Sc) ha lanciato l’allarme sul rischio che le imprese subiscano un durissimo contraccolpo se il Tfr finirà in busta paga. Qual è la sua idea? «Sono d’accordo con Librandi. Uso un termine un po’ volgare ma efficace per far capire alla gente: mettere il Tfr in busta paga è come usare al posto della carta igienica una banconota da cento euro. Il Tfr è una risorsa troppo importante per le famiglie: viene usata per la pensione, per le spese sanitarie straordinarie, per la ristrutturazione della casa; ora destinarla genericamente ai consumi è un errore anche perché le persone non consumano perché sono preoccupate per il futuro. Il rischio concreto è che il, Tfr in busta paga non lo spendano ma lo risparmino. Cito un dato interessante…». Quale? «C’è una ricerca del Censis che nessuno ha smentito, in base alla quale negli ultimi sette anni le famiglie hanno risparmiato oltre 234 miliardi tra liquidità e depositi bancari: è una segnale da tenere ben presente perché significa che la sicurezza si dà a famiglie e imprese se riparte l’economia. Le persone risparmiano perché non si sentono sicure e di certo non si sentiranno più sicure se col Tfr in busta paga potranno acquistare un paio di scarpe o un cappotto in più. Questa è una politica da ultima spiaggia, che tende e bruciarsi tutte le risorse, che punta alla vendita dei gioielli di famiglia, quando in realtà il Tfr fa già tanti mestieri utili alla vita delle persone». Dunque se gli 80 euro non hanno dato uno choc ai consumi, il Tfr in busta paga rischia di essere un altro flop che però costerà caro alle imprese e ai lavoratori considerato che dovrebbe essere tassato in maniera diversa da quando viene erogato al momento della pensione? «Secondo Confcommercio gli 80 euro sono ‘spariti’ nel senso che non hanno rivitalizzato i consumi e probabilmente sono destinati ad andare in tasse e in risparmio. Il Tfr in busta paga impoverisce le aziende e non risponde alle esigenze vere delle persone. Non solo: questa storia del Tfr finisce sempre sui soliti noti, cioè su quella parte di popolazione che certo non lega i ‘cani con le salsicce’, come si dice dalle mei parti. In altre parole si batte sempre su chi ha un lavoro dipendente stabile, sicuro e ha il Tfr; un po’ come accaduto per gli 80 euro». C’è il rischio che chi prende uno stipendio di 1400 euro e ha gli 80 euro in busta paga possa di fatto vedere sfumato il bonus? «Bisogna vedere come declineranno in concreto la proposta, come la sostanzieranno sul piano tecnico. In teoria, mentre oggi il Tfr ha una tassazione favorevole, se finisce nel reddito senza misure adeguate addirittura c’è il rischio di dover pagare più tasse. Senza considerare l’eventuale amento dell’Iva se si incassa di più. In pratica, se il Tfr in busta paga non ha un elemento distinto dalla retribuzione, cioè una sorta di esonero dal fisco, è chiaro che se aumento la fascia di reddito, gli 80 euro vanno a sfumare». Ma se proprio il Tfr dovesse finire in busta paga non sarebbe necessario, anzi, obbligatorio prevedere agevolazioni fiscali sostanziali per le imprese? «Bisognerebbe esonerare almeno per tre anni le piccole imprese, però se si fa questo non si mette il Tfr in busta paga. In sostanza, per almeno tre anni bisognerebbe lasciare il Tfr nel bilancio delle aziende con più di 50 dipendenti anziché destinarlo al Fondo del Tesoro presso l’Inps, sono circa 6 miliardi, ma così se da un lato di darebbe una boccata di ossigeno alle imprese, dall’altro ilm governo non farebbe cassa.  Sono critico e molto scettico sulla proposta del governo che mi pare superficiale, avventurista perché in sostanza stanno raschiando il fondo del barile. Qui l’unica cosa da fare è creare crescita e posti di lavoro, dare sicurezza alle aziende e alle famiglie che non consumano perché impaurite mentre gli imprenditori non investono perché massacrati dalle tasse».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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