Tiro al bersaglio (Pd) per il Colle: il rottamatore Renzi rottamato dal dinosauro Bersani

10 aprile 2013 ore 16:20, Lucia Bigozzi
Tiro al bersaglio (Pd) per il Colle: il rottamatore  Renzi rottamato dal dinosauro Bersani
Dal pranzo riparatore post-primarie alla nuova sfida. Stavolta sul Colle più alto di Roma, in un balletto di veti e telefonate denunciate e smentite che infiammano il clima al Nazareno nel -8 al voto per il dopo-Napolitano. La questione è che Renzi è fuori dai tre grandi elettori toscani chiamati in Parlamento. Scontro aperto con Bersani.
Il Consiglio regionale ha detto no, solo due voti a favore del sindaco di Firenze ‘portato’ dai renziani come primo cittadino del capoluogo di Regione ma bocciato (12 voti su 10) dal gruppo regionale democrat. Prassi inconsueta rispetto alla tradizione consolidata che vuole nella terna il governatore, il presidente del parlamentino e il rappresentante dell’opposizione. Ufficialmente ha prevalso la prassi, ufficiosamente i giochi di potere tra componenti piddine nella partita per il Colle dalla quale discenderà quella per il governo e, a cascata, pure quella per la leadership dem. PIATTO GHIOTTO. Piatto troppo ghiotto, nessuno può commettere passi falsi. Bersani vuole avere la certezza che il pacchetto di parlamentari fedelissimi (circa duecento alla Camera) resti tale e punta pure sulla fedeltà della maggior numero possibile di grandi elettori in arrivo dalle regioni. Renzi vuole, anzi voleva, esserci, facendo leva su possibili convergenze con altre componenti (alias, veltroniani e giovani turchi) che sarebbero servite anche come test per la corsa alla leadership del partito. NIET DA ROMA. Renzi denuncia: “Qualcuno mi aveva detto: vai avanti tranquillo, non c’è problema, ti votiamo. E poi da Roma è arrivata qualche telefonata per fare il contrario”. Da Roma replica Bersani: nessuna telefonata per bloccarlo. Ma il sindaco di Firenze è un fiume in piena: “Sono cose che succedono, ma non mi abituerò mai alla doppiezza. Io sono uno che parla una lingua sola, talvolta in modo anche un po’ troppo franco e brutale, però quello che dico, lo dico in faccia. Invece altri ti dicono una cosa in faccia e te ne fanno un'altra dietro le spalle. Contenti loro, contenti tutti”. Altra staffilata, sottilissima, all’indirizzo di Bersani quando cita un “autorevole personaggio della politica e del mondo bancario senese” eletto nella terna toscana. SPIFFERI MALIGNI. Gli spifferi ‘maligni’ di Intelligonews parlano di uno stop dovuto anche al fatto che Renzi da giorni soffia sul fuoco del voto anticipato. Non a caso il suo ‘la politica sta perdendo tempo’ declinato nell’intervista al Corsera era rimasto indigesto a Bersani e letto come foriero di una nuova contrapposizione – peraltro mai sopita -, con effetti diretti sugli equilibri interni. Ma quel concetto il sindaco lo ribadisce da Trieste (visita di sostegno elettorale alla Serracchiani candidata governatrice): “Ho sempre detto che personalmente sono uno di quelli che sperano che si vada il prima possibile alle elezioni, perchè il risultato non ha dato una maggioranza. Se Berlusconi e Bersani riterranno più opportuna qualche forma di accordo nell’interesse del Paese, spero che facciano presto, il più veloce possibile”. Chiaro l’obiettivo: Renzi vuole capitalizzare nelle urne e per lui, prima è meglio è. Tutto l’opposto dei desiderata di Bersani e pure di Berlusconi (che con Renzi candidato premier avrebbe più di una difficoltà). Comunque la si guardi, la ‘rottamazione’ di Renzi dai giochi del Colle non porterà nulla di buono dentro il partito. Si profila uno scontro durissimo per la segreteria, tra il leader in scadenza e quello in pectore. Che nel migliore dei casi avrà l’effetto del perfetto tafazzismo.
autore / Lucia Bigozzi
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