Forconi, Cattaneo (Fi): “Grillo soffia sul fuoco”

10 dicembre 2013 ore 19:01, Lucia Bigozzi
Forconi, Cattaneo (Fi): “Grillo soffia sul fuoco”
Nella protesta ci sono “ragioni valide” ma “il modo, i toni e le azioni condotte al di fuori delle regole di rappresentanza democratica sono intollerabili”. Come le “strumentalizzazioni sul Tricolore o sui caschi dei poliziotti”. Nell’intervista a Intelligonews Alessandro Cattaneo, sindaco di Pavia, è netto sul fenomeno che da nord a sud sta paralizzando il paese. E domani sbarca a Roma…
Sindaco Cattaneo, che idea si è fatto del movimento dei Forconi? «E’ un mondo variegato, complesso. C’è però anche da chiedersi perché finora questo mondo era stato tenuto insieme e oggi non sembra più così. C’è da chiedersi perché negli ultimi anni non si erano verificate intemperanze e adesso si è arrivati a questo?». Si è fatto la domanda, ci dia la risposta. «La risposta è che probabilmente qualcosa nel confronto tra il governo e le associazioni degli autotrasportatori – che raccoglie qualcosa come 12 o 13 sigle – non ha funzionato, mi pare di avere colto il fatto che il governo ha lasciato fuori dal tavolo una sigla sindacale che ha poi strappato e in questa protesta si è infilato il movimento dei Forconi che raccoglie un mondo non compreso all’interno di nessuna sigla; un movimento estemporaneo, folkloristico anche se fino a un certo punto perché porta con sé un disagio anche se chi fa della contrapposizione selvaggia, distruttiva, di fatto alimenta il caos». Qual è la situazione nella sua città? «A Pavia non abbiamo avuto disagi particolari anche perché stanno gestendo tutto molto bene le prefetture e le questure. Detto questo, trovo inaccettabile una protesta che alimenta il caos e sconfina nell’anarchia. A mio giudizio, anche chi ha responsabilità istituzionali e soffia sul fuoco, si sta comportando in maniera deprecabile». A chi si riferisce? «Al movimento di Grillo. Se su certe tematiche e su alcune modalità innovative di linguaggio politico è da guardare non con snobismo, devo dire che l’appello che gli esponenti del movimento stanno facendo alla polizia di mettersi dalla parte dei manifestanti è inaccettabile. Non vorrei che l’obiettivo fosse arrivare a quello che sta accadendo in Egitto: se fosse questo, se ne assumerebbe la piena responsabilità». Lei come valuta il gesto degli agenti che si sono tolti il casco. Un gesto strumentalizzato o no? «Assolutamente sì, c’è stata strumentalizzazione e questo è un grave errore. Non mi sento di dare un giudizio. Avendo visto da vicino come lavorano al Viminale prefetti, questori, poliziotti e dipendenti, sono certo che nessuno meglio di loro sa gestire questa situazione affinchè venga ricondotto nell’alveo di un confronto civile e costruttivo». Da sindaco che effetto le fa vedere sfilare i manifestanti con il Tricolore. C’è una simbologia forte dietro il disagio che viene manifestato, non trova? «C’è sicuramente un’esasperazione del rapporto tra cittadini e istituzioni. Quando le istituzioni non vengono riconosciute allora si combattono pensando che il Tricolore appartenga a una sola parte. Ma il Tricolore appartiene a tutti proprio attraverso le istituzioni anche quando sono rappresentate da una parte politica che non si condivide». La protesta è espressione di un disagio sociale. Secondo lei quanto c’è di autentico nelle manifestazioni di questi giorni? «Credo che questa vicenda nasca da un tema vero, quello delle accise e di una norma europea per la quale era previsto il diritto a un rimborso che però è stato tagliato dentro la manovra finanziaria. Mi risulta che sia questa la miccia, tuttavia le problematiche non si risolvono con questo tipo di manifestazioni perché quando si innesca e si accende la miccia poi il fuoco si porta via tutto». Da amministratore abituato ad ascoltare le istanze dei cittadini in che modo il governo dovrebbe dialogare con il Movimento dei Forconi? «Fino a che non è un movimento associativo è difficile poter impostare un’interlocuzione. Le regole della rappresentatività non mancano di certo nel nostro paese: ci sono gli strumenti dell’esercizio democratico di opinioni, idee, proposte e proteste. E’ questo il minimo comun denominatore, altrimenti il governo dovrebbe sedersi al tavolo con oltre 50 milioni di persone».
autore / Lucia Bigozzi
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