Mentre Letta sfilava a Sochi, era pronto il governo Renzi... aperto a Sel

10 febbraio 2014 ore 14:34, Lucia Bigozzi
Mentre Letta sfilava a Sochi, era pronto il governo Renzi... aperto a Sel
Il governo Renzi era pronto tre giorni fa. Ministri-fiduciari pescati tra le pieghe della stretta maggioranza che #cambiaverso e si apre a Sel. Una sorta di ... “prodino” aggiornato all’anno di grazia 2014.
Intelligonews svela la staffetta che in staffetta coi giochi di Sochi (ai quali Letta sfilava)  stava per avvenire a Palazzo Chigi venerdì a tarda sera: fuori Letta, dentro Renzi. Tutto pronto: otto ministri dem di rigorosa fede renziana, due al Nuovo Centrodestra di Alfano, un dicastero a Scelta Civica e uno al partito di Vendola. Il tutto con la supervisione ‘alta’ del Colle. Niente rimpasto o Letta-bis di cui la politica va cianciando da settimane. Perché l’accelerazione? La segreteria dem ha dato chiaro il segnale di un braccio di ferro, per alcuni, di una melina in stile democristiano per altri, tra Renzi e Letta dal quale è impossibile uscire se non con uno showdown: e la campanella l’avrebbero suonata dal colle più alto della Capitale per dire che la ricreazione è finita da un pezzo. Non solo: il pressing incrociato su Renzi sia dalla minoranza dem che tra i renziani doc venerdì si è trasformato in una tenaglia che alla fine avrebbe visto il sindaco-rottamatore pronunciare la parola che disse Garibaldi a Teano: “obbedisco”. Sì a Palazzo Chigi senza passare dal via (le urne) per portare avanti le riforme impantanate nel rimpasto sì, no, forse. Del resto Renzi ha sempre rifiutato l’idea di un governo rabberciato come se ci si scambiasse le ‘figurine’ Panini: uno a me, uno a te. No, deciso dal segretario: se proprio devo – sarebbe stato il ragionamento di venerdì sera – allora meglio un governo ex novo come dico io. Lo schema: Alfano ridimensionato (da cinque a due ministri), Scelta Civica ‘premiata’ dopo il divorzio da Casini e Mauro, Sel in maggioranza che servirebbe a Renzi per “coprirsi” a sinistra. Che il governatore della Puglia abbia mostrato segnali di apertura a Renzi e all’ipotesi Renzi-premier non è una novità : “Così non si può andare avanti” sono le parole recenti. E non è solo la dichiarazione di giornata, più o meno calibrata sulla posta in gioco, alias Itgalicum-preferenze-soglia di sbarramento. Sel sa che col Pd non può non fare i conti e i conti si fanno solo se si fa un pezzo di strada assieme e da una posizione dialogante, non ostruzionistica. Gran commis della staffetta: Graziano Del Rio ministro renziano nel governo Letta, nei piani di venerdì già destinato a diventare super-ministro in
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quello di Renzi. E’ lui l’ufficiale di collegamento nella triangolazione Palazzo Chigi-Nazareno-Palazzo Vecchio. Tanto che in Transatlantico c’è chi lo chiama “il Letta-zio” del sindaco-rottamatore. Sarebbe stato lui l’uomo-chiave dell’operazione messa in piedi tre giorni fa. Ma perchè il piano si è arenato in zona Cesarini? Renzi, già scettico ci ha visto un trappolone? Letta indisponibile a fare passi indietro? Nel baillame di queste ore ci può stare tutto e il contrario di tutto. Compreso lo “zampino”, autorevole, di Romano Prodi che ha sconsigliato il segretario dem dall’imbarcarsi nell’avventura senza il bagno delle urne. Un fatto appare chiaro: il Renzi1 non è tramontato definitivamente. Anzi. L’indizio sta nelle parole di Lorenzo Guerini, portavoce di Renzi e coordinatore della segreteria, che guarda caso al Corsera dice: “Capisco le sue resistenze, ma credo che sia un dovere al quale la politica non può sfuggire quello di verificare, senza reticenze e con coraggio, se un governo di legislatura non possa essere la soluzione migliore per l’Italia”. Anche oggi il segretario declina le sue tre strade: governo Letta per altri otto mesi con un patto forte sulle riforme, elezioni, oppure legislatura fino al 2018 con un progetto diverso”. Secondo indizio: se in settimana l’Italicum venisse impallinato in Aula, su Palazzo Chigi potrebbe volteggiare un altro venerdì: quello di Renzi, non più di Letta. In mezzo, il passaggio del premier da Napolitano.
autore / Lucia Bigozzi
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