Giorno del ricordo, il regista Belluco: “Vi parlo del mio film sulle Foibe con la collaborazione di Cristicchi”

10 febbraio 2015 ore 13:22, intelligo
Di Marco Guerra
Sfido a trovare un italiano che non conosca i fatti delle Fosse Ardeatine o l’eccidio di Sant’Anna di Stazzema. Praticamente impossibile poi trovarne uno che ignori il dramma della Shoah. Le pagine più drammatiche del ‘900 sono state raccontate da una produzione letteraria e cinematografica senza pari. Una narrazione che per oltre 70 anni ha tuttavia strappato dai libri di storia le vicende legate al cosiddetto sangue dei vinti. L’epica dei ‘liberatori’ non poteva permettersi macchie, e la storiografia della resistenza si è presto trasformata nel dogma laico della Repubblica. E chi non sa tenersi lontano da una lettura imparziale degli avvenimenti viene accusato di “revisionismo” e scomunicato dalla comunità intellettuale.
Ma nell'oblio squarciato dai libri di Pansa ci ha voluto mettere la macchina da presa anche Antonello Belluco, regista padovano che ha prodotto e diretto Il Segreto d’Italia, film sull’eccidio partigiano di Codevigo (uno dei più sanguinosi di tutta guerra civile), e che si appresta a girare Rosso Istria, pellicola che affronta la tragedia delle Foibe e del confine orientale italiano vista attraverso gli occhi di Norma Cossetto, giovane italiana massacrata dai partigiani Titini nel 1943.
Giorno del ricordo, il regista Belluco: “Vi parlo del mio film sulle Foibe con la collaborazione di Cristicchi”
IntelligoNews lo ha intervistato alla vigilia del giorno del ricordo per capire quanto ancora sia difficile parlare di memoria storica condivisa e perché il mondo della cultura resta imbrigliato ai retaggi politici di altre epoche.
Belluco, a novembre è uscito nelle sale Il Segreto d’Italia e ora si appresta a girare Rosso Istria, perché vuole puntare il riflettori su questa parte della nostra storia patria?
«Sicuramente il tema e legato alla mia esperienza familiare: sono figlio di profughi istriani, i miei nonni e mia madre vivevano a Villa del Nevoso. Scamparono alle Foibe e arrivarono a Padova dove furono accolti da un cugino del nonno che evitò loro la permanenza nei campi profughi.  C’è quindi la voglia di alzare il velo su tutto ciò che è stato nascosto per 70 anni. Con il Segreto d’Italia ho raccontato il più grande eccidio partigiano compiuto a guerra conclusa, ancora adesso non c’è una stima esatta del numero delle vittime. Alcune fonti parlano di 365 morti, le più caute ne contano almeno 130. Adesso invece voglio raccontare il dramma vissuto dalle popolazioni istriane dopo l’8 settembre del 1943, con la prima ondata della pulizia etnica titina. La sofferenza di migliaia di italiani sarà raccontata dalla prospettiva di Norma Cosetto, giovane studentessa medaglia d’oro al merito civile massacrata dai partigiani jugoslavi dopo giorni di indicibili violenze».
Ma che cos’è l’Istria per lei?
«È il posto dove la mia famiglia di origine ha lasciato il cuore. Semplicemente passando per quelle terre ci si sente un po’ come se si fosse stati privati di qualcosa. E non parlo dell’aspetto nazionalistico o etnico della questione dell’esodo ma della parte più intima e personale. Insomma basta andare all’arena di Pola o recarsi in una chiesa o un cimitero per toccare con mano qualcosa di profondamente italiano».
Le musiche del film Rosso Istria saranno composte da Simone Cristicchi, già autore di "Magazzino 18 ", una pièce teatrale dedicata all'esodo istriano. Come è nata questa collaborazione con il cantautore romano?
«Cristicchi dopo aver visto Il Segreto d’Italia, uscito nelle sale lo scorso 20 novembre, ha preso le mie difese sul web mentre si scatenavano le solite polemiche alimentate dall’Anpi. Allora ci siamo scritti e sentiti e io sono andato a vedere una replica del suo spettacolo Magazzino 18 qui in Veneto. Dopo esserci conosciuti abbiamo subito deciso collaborare per la produzione di Rosso Istria e, lo scorso 23 gennaio, abbiamo presentato il film in una conferenza stampa a Padova. Contiamo di iniziare a girare in primavera mentre l’uscita è prevista per il 10 febbraio del 2016, la ricorrenza della giornata del ricordo».
Girerete in Istria o questo comporterebbe ancora troppi problemi?
«Ci stiamo pensando, ma già è difficile farlo qui e in un Paese straniero diventa tutto più complicato, anche semplicemente portare le armi per le scene con i soldati e i partigiani. Probabilmente la maggior parte della pellicola sarà girata tra il Veneto e il Friuli Venezia Giulia».
Complicazioni che non sono mancate per produrre Il Segreto d’Italia. Può raccontarci tutte le avversità che ha dovuto affrontare?
«Per raccontarle tutte ci vorrebbe un’intera giornata. Dalla rinuncia del produttore iniziale, che ha fatto andare in fumo i contributi ministeriali, alle banche che hanno ritirato i finanziamenti perché controllate da fondazioni in cui sono presenti ex politici di sinistra. E ancora i collezionisti che avevano messo a disposizione materiale bellico e costumi d'epoca che si sono defilati, la Ruggiero che si è rifiutata d'interpretare il tema musicale del Segreto dopo aver letto la trama del film, mentre gli avvocati dei parenti di alcuni ex partigiani inviano diffide».
Tutto questo per ragioni politiche secondo lei?
«Ma certo! Basta dire che il comune di San Crispino dopo aver tergiversato per giorni mi ha chiesto 50 mila euro di fideiussione per poter girare nella piazza del Paese, già prestata come location per altri film. Alcune persone con cui ho avuto a che fare per la produzione del film mi hanno espressamente confessato di aver ricevuto telefonate dall’Anpi e da esponenti della sinistra locale».
Perché sarebbe così scomoda questa pellicola?
«L’eccidio di Codevigo è stato commesso dalla Brigata Garibaldi,  che era guidata da Arrigo Boldrini,  personaggio che io comunque non cito nel film. Ecco ad ogni modo stiamo parlando di una medaglia d’oro militare che ha fatto sei legislature da parlamentare con il Pci. Non è ammissibile che si possano raccontare dei fatti che allungano delle ombre su una delle figure più importanti della resistenza. Se si considera tutto questo è logico andare incontro a delle contestazioni. Il sistema culturale italiano un film così lo rifiuta a priori, ma la cosa che mi  ha dato più fastidio è stata un'altra…».
E quale sarebbe?
«Parte del mondo della cinematografia, che è egemonizzato dalla sinistra, ha tentato di screditarmi dicendo che il film è girato male, che non so usare la macchina. Io questo non lo posso accettare perché ho trent’anni di esperienza come regista e sceneggiatore per la televisione e il teatro. Sono autore di diverse campagne pubblicitarie nazionali, di una docu-fiction sulla vita e l'opera del grande pittore Giorgione da Castelfranco e mi appresto a girare il mio terzo film dopo Antonio Guerriero di Dio (2006) e Il Segreto d’Italia (2014).  Diversi attori mi hanno riferito di un astio nei miei confronti».
Invece può raccontarmi di qualche reazione positiva inaspettata?
«Innanzitutto quella del pubblico e della gente comune. Bisogna pensare che il film non è stato fatto pensando alla grande distribuzione e che tante sale, per i motivi che ho detto prima, non lo volevano. Tuttavia siamo riusciti a farlo proiettare in alcuni importanti cinema del nostro paese facendo il tutto esaurito. Poi grazie ai social network l’opera si è fatta conoscere sulla rete e sono state organizzate tante proiezioni nei circoli privati di tutta Italia. Ad una settimana dalla presentazione avevo già raggiunto i 50mila contatti su Facebook e ho ricevuto migliaia di messaggi di approvazione e commozione. Ci sono stati persino dei partigiani che si sono avvicinati dicendomi che sono stato fin troppo buono nel rappresentare quello che ha fatto la Brigata Garibaldi a Codevigo».
Lei però ha ammonito a non apporre simboli sulla locandina del film e a non presentarlo in contesti politici…
«Certo, ho detto che se mi invitano ad una proiezione facendomi trovare simboli di partiti io non partecipo. D’altra parte il film non è sulla strategia dell’eccidio della guerra partigiana ma su una famiglia che si trova davanti al plotone d’esecuzione. Io vado al di là della contrapposizione storiografica della numerazione dei morti. Non mi importa stabilire chi ha ucciso più persone, perché se a morire è tuo figlio o tuo fratello basta una sola vittima per cambiare tutto. Insomma ho voluto aprire una porta su una delle vicende più atroci della resistenza e ci siamo accorti che abbiamo smosso qualcosa che molta gente aspettava da tanto tempo, per questo ora è necessario proseguire con Rosso Istria».  
 
autore / intelligo
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