Parigi, le 48 ore da incubo al photo finish. E ora?

10 gennaio 2015 ore 10:43, Lucia Bigozzi
parigiTerrore, morte, sangue. Parole chiave di una cronaca sconvolgente che scuote l’Europa. I francesi usano una parola sola -  “catàstrofe” - per descrivere quarantotto ore da incubo. Parigi piange le dodici vittime della strage nella redazione di Charlie Hebdo, la poliziotta di 25 anni freddata a Montrouge, ma resta col fiato sospeso per la sorte di altre vite umane nelle mani e sotto il tiro delle armi dei terroristi. Due prese di ostaggi in maniera pressochè contemporanea a Parigi e a Dammartin en Goele. Tre terroristi in azione, Francia sotto attacco. Un filo jihadista. CORTO CIRCUITO? A guardare la dinamica delle cose, ci sono elementi che lasciano perplessi: dalla fuga rocambolesca dei due fratelli franco-algerini (la carta di identità lasciata in macchina, la scarpa sull’asfalto, i dubbi sulla Citroen, la fuga continuata su un’altra auto con un cane a bordo), alla sensazione che qualcosa non abbia funzionato nella filiera del coordinamento tra intelligence e forze di polizia francesi. Gli esperti provano ad analizzare e a Intelligonews, Andrea Margelletti, presidente del Centro Studi Internazionali dice due cose: l’attacco alla Francia è frutto del fenomeno del reducismo dalle zone di guerra e il fatto che qualcosa non ha funzionato nel coordinamento delle forze di polizia. Un coordinamento prima interno al Paese, poi in relazione ai Servizi degli altri Paesi. Il che fa pensare a un ‘corto circuito’, al fatto di un attacco che ha preso di sorpresa le autorità francesi le quali sono apparse alquanto “impreparate” a fronteggiare una situazione tanto grave. Ma molti osservatori puntano l’indice anche sul taglio delle risorse che avrebbe avuto ripercussioni sull’attività investigativa che specie in dinamiche come quelle del terrorismo, ha bisogno di strumenti tecnologici particolarmente sofisticati. Uno spunto di riflessione nelle ore concitate con cui l’Occidente segue impietrito sugli schermi delle tv il dramma francese e i momenti concitatisissimi che segnano la fine dell’incubo con i due blitz messi a segno in contemporanea e le notizie che si rincorrono sulla sorte di terroristi e ostaggi. L’INCUBO DI PARIGI. Il target del terrorista che alcuni media francesi ipotizzano essere il terzo del gruppo di fuoco che ha decimato la redazione di Charlie Hebdo, non è causale. Un ipermercato Kacher (prodotti israeliani) assaltato nel giorno dello Shabbat. Un altro segnale inquietante che apre scenari su quello che sta accadendo in Europa e nelle zone dove il terrorismo islamico sta egemonizzando zone sempre più vaste della Siria, dell’Iraq o di alcuni Paesi africani. L’assalto al cuore della Francia, dopo il blitz delle teste di cuoio, lascia sull’asfalto non solo una lungua scia di sangue, ma anche un lungo cahier di polemiche, interrogativi, analisi e approfondimenti. Tutto mentre l’Occidente assiste in diretta tv e sul web al suo 11 settembre.
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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