Cremaschi (sindacalista): "Lavoro, Renzi vecchio di 31 anni. Caso Spinelli emblematico della sinistra"

10 giugno 2014 ore 15:29, Giuseppe Tetto
Cremaschi (sindacalista): 'Lavoro, Renzi vecchio di 31 anni. Caso Spinelli emblematico della sinistra'
«Il provvedimento è sbagliato perché aggiunge altre forme di precarietà, andando a penalizzare sempre di più quei giovani di cui si riempie la bocca Renzi». È senza peli sulla lingua il giudizio sul Jobs Act del sindacalista Giorgio Cremaschi  che intervistato da IntelligoNews, fa una dura analisi sull’operato del governo e della sinistra italiana: «Io devo dire che sono contento per il risultato di Livorno. Penso che sia una “scoppola” salutare per tutta la sinistra italiana». Come giudica i provvedimenti sul lavoro del governo Renzi? «Io penso tutto il male possibile. Partiamo da un dato: l’Istat ha da poco detto che ci sono circa 7 milioni di disoccupati veri, la cifra più alta dal ’45. Una situazione questa che è figlia delle politiche della precarietà che vanno avanti da oltre trent’anni. Quello che mi fa inviperire è che queste cosiddette persone del “nuovo” vanno esattamente nella stessa direzione delle manovre fatte dal ministro democristiano Scotti nel 1983, che fu il primo a introdurre i famosi contratti di formazione lavoro, contratti precari con la scusa della formazione. Chi parla di “nuovo” dovrebbe tentare davvero strade nuove e invece il “Jobs Act” ripropone la strada di questi trentun’anni cioè ulteriore precarizzazione e flessibilità del lavoro».  Casa intende? «Il provvedimento è sbagliato perché aggiunge altre forme di instabilità, andando a penalizzare sempre di più quei giovani di cui si riempie la bocca Renzi. Se un lavoratore può essere assunto è licenziato all’infinito, con la spada di Damocle sulla testa, è chiaro che accetterà qualunque tipo di compromesso, lavorando di più con un salario più basso. Ed è proprio lo scopo di tutto questo: non aumentare l’occupazione ma abbattere il più possibile i salari. Io trovo scandaloso che un governo che si dichiara di “centrosinistra” faccia un’operazione che dopo 31anni colpisce ancora i diritti del lavoratore e non produce occupazione. Oggi si sono sostituiti posti di lavoro dignitosi con posti di lavoro super sfruttati». Cosa pensa delle ultime vicissitudini della Fiat? «È inutile girarci in torno: l’Italia è ormai solo un presidio simbolico della Fiat che oggi è a tutti gli effetti americana, diventando un sotto marchio della Chrysler. Non prendiamoci in giro: la cosa più vergognosa è che tutto è avvenuto nel silenzio più totale della classe politica. Marchionne oggi è un fan totale di Renzi è non è un caso. Sono totalmente d’accordo con Della Valle, anche se siamo lontanissimi per cultura e posizioni politiche: è uno scandalo come la famiglia Agnelli abbia potuto de localizzare tutto, compresa la testa dell’azienda, nella complicità totale della politica. Chiamparino, eletto alla Regione Piemonte, è un uomo completamente legato a Marchionne. Uno dei grandi problemi del nostro Paese è che i gruppi dirigenti di destra e sinistra sono responsabili della distruzione della Fiat in Italia». Ritornando ad analizzare la perdita d’identità della sinistra, crede che la scelta di Barbara Spinelli di accettare il posto in Europa si giusta, nonostante abbia da sempre rimarcato il suo ruolo “simbolico” all’interno della Lista Tsipras? «Il problema di fondo che ha la sinistra radicale in Italia è uno solo: coerenza tra quello che si dice e quello che si fa. pur essendo in totale disaccordo con l’impostazione politica di Sel, penso che se uno dice, come ha fatto la signora Spinelli fin dall’inizio, “mi candido ma poi mi dimetto”, questo lo deve mantenere. La sinistra radicale è stata distrutta dal fatto che coloro che elegge due minuti dopo non mantengo i principi per cui sono stati eletti. E questo è un punto gravissimo della Lista Tsipras. Io sono stato un votante, ma senza particolare enfasi, della Lista Tsipras. Anzi, devo dire di essere molto distante dalle posizioni di Sel perché credo che serva una sinistra che rompa totalmente con il Pd e non che dialoghi con il suo sistema di potere. Il Pd è un partito di centro e non di sinistra. Noi siamo il Paese con la sinistra Radicale più debole d’Europa. Se si va a vedere i voti solo in Italia si considera una vittoria il 4%. Purtroppo la sinistra radicale è morta nel 2006 quando ha sostenuto in  maniera sgangherata il governo Prodi». La “caduta” di Livorno è un segnale che va in questa direzione? «Io devo dire che sono contento per il risultato di Livorno. Penso che sia una “scoppola” salutare per tutta la sinistra italiana. Ho frequentato molto la realtà livornese e  ho visto il sistema di potere che si era costituito intorno al Pd che nulla aveva a che fare con quello che dovrebbe essere la sinistra».
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