Serracchiani (Pd): «Niente ticket né tandem, Renzi si assuma le sue responsabilità»

10 maggio 2013 ore 20:44, Francesca Siciliano
Serracchiani (Pd): «Niente ticket né tandem, Renzi si assuma le sue responsabilità»
In questi due mesi di passione per il Partito Democratico, l'unica a sorridere è stata lei, Debora Serracchiani, fresca governatrice del Friuli Venezia Giulia. E alla vigilia di un'Assemblea decisiva per il futuro del Pd, a IntelligoNews descrive il partito che vorrebbe, con un Renzi futuro leader, che ha interpretato meglio di altri il bisogno di rinnovamento ma che adesso dovrebbe cominciare ad assumersi le responsabilità che gli spettano. A poche ore dall'assemblea del Pd, cosa si aspetta? «Una discussione seria e approfondita sugli errori commessi in campagna elettorale e soprattutto nella gestione dei due mesi successivi. Una discussione che faccia ripartire un partito che oggi si trova in oggettiva difficoltà dopo aver creduto per mesi di avere il governo del Paese in tasca». Cosa chiederà? «Mi ero già impegnata a essere presente ad appuntamenti di  campagna elettorale delle amministrative. Non sarebbe giusto abbandonare i territori e quindi non sarò a Roma. Ugualmente chiedo che si eviti di umiliare ancora il nostro elettorato e, dimenticati i giochini di corrente, si apra una stagione congressuale che ci dia chiarezza di linea e vero rinnovamento di classe dirigente. E poi mi aspetterei che qualcuno, a partire dai 101 che non hanno votato Prodi, chieda scusa». Riforma statuto Pd: che ne pensa? «Premesso che con l'ordine del giorno non ci sono giunte proposte di modifica, credo che una riflessione sui nostri meccanismi interni sia necessaria. Le primarie, che sono strumento per noi fondativo, spesso si trasformano in una lotta fra correnti. Dobbiamo far sì che tornino ad essere lo strumento con cui aprirsi alla società e scegliere la persona più adatta a vincere le elezioni e aprirsi alla società». Reggente o segretario nuovo fin da subito? «Non mi sembra il caso che un segretario venga scelto da questa assemblea nazionale, eletta nel 2009. Dobbiamo tornare dal nostro elettorato e per farlo è necessario un reggente "super partes" che sappia guidare la nave fino al congresso e non oltre». Un nome. «Si sta lavorando ad una soluzione unitaria, confido. Giocare con i nomi non aiuta e, come abbiamo visto per il Quirinale, non ci riesce nemmeno bene». Renzi per lei è il futuro del Pd? «Renzi ha saputo interpretare meglio del resto della classe dirigente un'esigenza di rinnovamento che appare evidente. Capisco la sua prudenza "tattica" di questi giorni ma credo che debba assumersi, nei modi più opportuni, la responsabilità di portare il partito fuori dalle secche odierne». Che pensa di un possibile ticket Barca-Renzi? «Che il tempo e la formula del ticket dovrebbero essere superati, perché il ticket è il simbolo concreto dell’incapacità di fare sintesi, che ha afflitto per troppo tempo il nostro partito». Pd di lotta-Pd di governo: c'è questa distinzione? «Non può esserci questa distinzione. Il Pd è un partito di governo perché consapevole che solo governando si può cambiare l'Italia e mettere in pratica le nostre idee». Modello Debora (vittoria in Friuli nonostante partito stravolto): come si ripropone su scala nazionale? «Credo che la mia vittoria sia dovuta ad una candidatura nuova e credibile, ad una capacità di ascolto della società e ad una comunicazione che cerca di spiegare con semplicità le nostre proposte di governo all'elettorato. Sono ricette valide anche a livello nazionale».
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