La “prima” di Silvio, le mine di Renzi, “l’ultima” dall’Expo…

10 maggio 2014 ore 8:00, Lucia Bigozzi
La “prima” di Silvio, le mine di Renzi, “l’ultima” dall’Expo…
Tre istantanee di una settimana col fiato corto. Per Renzi e non solo. Si comincia col governo sotto al Senato sulla riforma delle riforme, “salvato” dai voti del Cav. decaduto, per proseguire col “terremoto” giudiziario che scuote le tribolate fondamenta (nel senso di lavori in corso) dell’Expo. Fiato corto anche a Milano. Per finire, Scajola in manette, con un’accusa pesante…
MATTEO E SILVIO, DUE "CUORI E UNA CAPANNA". Strano destino, strana alleanza. Le riforme sono il filo rosso-azzurro che lega il leader di Fi e il premier, agli antipodi politicamente ma poi non così tanto se la si guarda sul piano del feeling personale. Fatto sta che il soccorso azzurro di Berlusconi (alias voti in Commissione) ha evitato che il ddl Boschi non entrasse in Senato come testo base. Scusa se è poco, considerato che il Senato 3.0 voluto dal premier è la cartina di Tornasole per la durata del suo governo. Del resto, lo stesso Renzi su questa riforma ha messo non solo la faccia ma anche il suo destino politico. Sono infatti ricorrenti le frasi tattiche (ma poi non così tanto se si guarda come si muove il giovane presidente del Consiglio) del tipo: se continuate a ostacolarmi faccio un passo indietro. Messaggio urbi et orbi, ma è chiaro che in caso di ‘tempesta perfetta’ la preoccupazione maggiore sarebbe per quelli del Pd che se proprio avessero deciso di sgambettare, sanno bene che a fare le liste per le prossime politiche ci sarebbe quello stesso Renzi che vorrebbero impallinare. E non è un caso che il premier agiti perfino lo spauracchio del voto anticipato. Corsi e ricorsi della politica. Renzi tiene in ballo (politicamente) Berlusconi e viceversa. Mossa arguta quella del premier che non vuole (o forse non può) giocare solo su un tavolo e per l’appunto dall’equilibrio non troppo stabile. Berlusconi ha bisogno del giovane Renzi per restare in sella e rimontare. A maggior ragione ora che è a "mezzo servizio" (politico) e "part time" ai servizi sociali. LA “MALEDIZIONE” DELL’EXPO. Verrebbe da dire così ripercorrendo la storia dell’evento per antonomasia del 2015. Quello al quale l’Italia è appesa per riprendere una boccata d’ossigeno dopo l’apnea della crisi più nera degli ultimi decenni. Inchieste, accertamenti, verifiche, indagati ci sono già nel percorso di avvicinamento al d-day tra un anno esatto, ma gli arresti di giovedì sono qualcosa che va oltre. E che riporta la memoria agli anni di Tangentopoli, all’intreccio perverso tra politica e imprenditoria, alle mazzette distribuite un tanto al chilo in cambio di appalti. Un incubo, ma al tempo stesso una triste realtà. Se si scorrono i nomi delle persone finite agli arresti si incappa in quel Primo Greganti, il famoso “compagno G” riproposto in versione talk-salottiera a Porta a Porta mentre solo pochi anni fa, diceva che chi ha sbagliato è giusto che paghi e la punizione deve essere netta e inflessibile. Viene da dire: ma non è cambiato nulla vent’anni dopo? Poco, evidentemente perché il “sistema” di corruzione continua a orientare, a inquinare vita e lavoro. I magistrati hanno detto di aver tagliato subito "i rami secchi" con un’operazione rapida quasi chirurgica, proprio per non danneggiare l’immagine dell’Italia che investe la sua credibilità e il suo Made In, proprio nell’evento degli eventi. Eppure un danno di immagine c’è già, per quell’immagine che diamo di noi all’estero, dove continuano a domandarsi come è possibile che succedano queste cose. Vaglielo a spiegare… C’è solo da augurarsi che l’intervento chirurgico sia riuscito e che l’Expo seppure col fiato corto di una tabella di marcia serratissima (visti anche i ritardi) riprenda il volo che si merita. Che l’Italia si merita. IL CASO SCAJOLA. Al netto delle accuse, e di quello che le indagini prima e i processi poi diranno, c’è anche una simbologia nella vicenda dell’arresto dell’ex ministro dell’Interno, come in altri casi. Quella di un ciclo storico-politico che si consuma, che declina tra le carte delle intercettazioni, i faldoni degli interrogatori, gli accertamenti di investigatori e magistrati, le aule di tribunale, il carcere. La giustizia farà il suo corso, come sempre, e il garantismo non è in discussione. Sul piano politico, però, i destini di Dell’Utri (non ricandidato alle ultime politiche) e Scajola, tenuto fuori dalle liste per le europee di maggio, si incrociano al tramonto di un’epoca. Con il leader di Fi ai servizi sociali. C'è poi una strana coincidenza temporale: ieri la "prima" di Berlusconi ai servizi sociali; ieri il giorno del giudizio per Dell’Utri piantonato in un ospedale in Libano, con un ordine di cattura sulla testa. A Roma il procuratore generale della Cassazione ha chiesto la conferma della condanna a sette anni a carico dell’ex senatore di Fi per concorso esterno in associazione mafiosa. Da ieri, i giorni più lunghi per Scajola, in una cella di isolamento. A Regina Coeli.
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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