Quirinale, Moretti (Pd): “Dopo Napolitano è il tempo delle donne. Non mi fido di Berlusconi"

10 novembre 2014 ore 13:00, Lucia Bigozzi
Quirinale, Moretti (Pd): “Dopo Napolitano è il tempo delle donne. Non mi fido di Berlusconi'
“Napolitano non ci abbandonerà. Ma se dovesse decidere di lasciare, questo è il tempo delle donne”. “Non c'è alcun automatismo tra le eventuali dimissioni del Capo dello Stato e il voto anticipato". "Non mi fido di Berlusconi, vedremo al Senato se manterrà fede al patto del Nazareno”. Alessandra Moretti, europarlamentare dem, analizza gli scenari in movimento tra Nazareno e Colle. Nell’intervista a Intelligonews spiega perché non è così scontato che Napolitano stia già facendo i bagagli… Il Colle non smentisce né conferma, quindi le dimissioni di Napolitano entrano nel dibattito politico. Ma entreranno di fatto anche nel patto del Nazareno? «Spero davvero che Napolitano rimandi il più a lungo possibile perché in questo momento così delicato lui rappresenta una garanzia per la democrazia e per la realizzazione delle riforme sulle quali, tra l’altro, ha vincolato la sua rielezione. Lui ha accettato il secondo mandato a patto che il Parlamento si impegnasse nella realizzazione delle riforme istituzionali; quindi a maggior ragione il fatto che Napolitano abbia fatto intendere l’opzione delle dimissioni, deve portare le forze politiche ad assumersi una grande responsabilità e ad accelerare il percorso. Il tema non entra nel patto del Nazareno perché di fatto era già implicito che le forze della maggioranza e dell’opposizione dovessero lavorare insieme per completare le riforme istituzionali e la modifica della legge elettorale ». Le dimissioni del capo dello Stato potrebbero accelerare il voto anticipato? «Anzitutto voglio affermare che sulle dimissioni di Napolitano si sta facendo molta dietrologia che non corrisponde alle reali intenzioni del presidente della Repubblica che quando vuole far sapere una cosa, lo dice chiaramente. Il governo Renzi intende governare, ha l’obiettivo di fare uscire il Paese dai problemi molto gravi in cui si trova e vuole portare a compimento le riforme istituzionali perché si è assunto un impegno molto preciso con gli elettori che gli hanno dato pieno mandato alle elezioni europee. Ovviamente se il patto del Nazareno tiene o non tiene lo vedremo nei prossimi giorni perché al Senato inizia la discussione sulla legge elettorale: da lì si vedrà se il leader di Fi manterrà fede a quanto detto. Io continuo a non fidarmi di Berlusconi che in questi venti anni si è sempre sfilato dalle cose che aveva promesso e dagli impegni che diceva di voler assumere nel confronto con gli interlocutori e leader politici del momento. Basti ricordare il dietrofront che fece nel ’97 sulla Bicamerale con Massimno D’Alema o ciò che ha continuato a fare anche dopo, ad esempio con Veltroni, Prodi e in ultimo con Letta. Visti i precedenti, è sempre bene guardare Berlusconi con una certa diffidenza: non mi stupirebbe mandasse all’aria tutto anche questa volta». E in quel caso? «Le riforme istituzionali vanno fatte con tutte le forze politiche e dunque coinvolgendo i partiti che oggi sono all’opposizione. I numeri comunque li abbiamo e non escludo che anche altre forze politiche possano condividere il percorso per il completamento delle riforme». Si riferisce ai grillini? «Beh, quanto ad attendibilità anche il M5S non va molto lontano ma sono convinta che via via le cose si stiano modificando all’interno dei loro gruppi parlamentari: dalle fuoriuscite che si sono succedute, al malcontento di tanti parlamentari che non condividono i dikat di Grillo. Vedo un gruppo parlamentare molto fragile e da questo punto di vista non escluderei ulteriori sorprese». Sul piano tecnico, le dimissioni di Napolitano comporterebbero comunque il ricorso alle urne per poi eleggere il successore? «Assolutamente no. Le eventuali dimissioni di Napolitano non preludono a elezioni anticipate. Non c’è alcun automatismo. Credo, invece, che Napolitano resti al suo posto per incalzare le Camere a portare avanti l’obiettivo comune delle riforme necessarie al Paese. Napolitano non lascerà, non ci abbandonerà perché sa che il suo ruolo di garanzia è fondamentale. Fatta questa premessa, è bene chiarire che le dimissioni di un presidente della Repubblica non determinano le elezioni anticipate: questo parlamento è legittimato ad eleggere il successore di Napolitano, se e quando accadrà». E’ partito il toto-candidato: tra i nomi inseriti nella rosa dei ‘papabili’ chi gradirebbe? I tempi sono maturi per una donna al Colle? «In linea generale abbiamo visto l’attenzione del governo Renzi che ha scelto e designato donne ai vertici delle società pubbliche. Questo è il tempo delle donne, ormai la società e anche la politica hanno preso atto dell’importanza e del valore delle donne in ruoli di vertice. Fatta questa premessa, è chiaro che si dovrà individuare una figura di grande equilibrio, statura morale e politica, di elevato profilo istituzionale. In quest’ottica io non sono tra coloro che sostengono una donna per una donna, anche se è chiaro che abbiamo donne di grande statura e professionalità». Da aggiungere ai nomi che circolano di Pinotti e Finocchiaro? «Assolutamente sì per quanto stimi entrambe. Segnalo solo che pochi giorni fa è stata designata ai vertici del Cern una italiana: lo dico ovviamente senza alcun parallelismo, bensì per affermare che abbiamo figure di elevato livello in grado di rivestire ruoli di altissimo prestigio e levatura istituzionale». Il sondaggio pubblicato dal Corsera dice che un italiano su due ritiene la “Cosa rossa” inutile. Come legge questo dato? «Credo che nel Pd debbano convivere la cultura socialdemocratica e i valori del cattolicesimo liberale. Troverei contraria all’impegno che ognuno di noi ha messo per aggregare e amalgamare queste culture, la prospettiva di una divisione. Due culture che fanno grande il nostro partito e che contribuiscono a renderlo più capace di dare risposte efficaci rispetto a una società che cambia. Sono d’accordo con il parere degli italiani che hanno risposto al sondaggio». E’ un messaggio indiretto a Civati, Fassina, Mineo, Bersani e tutti gli altri dissidenti dem? «No. Credo che non abbiano alcuna intenzione di uscire dal Pd. E questo li deve stimolare, ci deve stimolare al confronto democratico per stare il più possibile con i piedi ben piantati nel contesto europeo: noi siamo la più grande delegazione all’interno del Pse, non dimentichiamocelo mai: è quella la nostra famiglia».
autore / Lucia Bigozzi
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