Il Congresso Usa gioca con la bomba atomica del default. E il mondo trema

10 ottobre 2013 ore 11:40, Alfonso Francia
Il Congresso Usa gioca con la bomba atomica del default. E il mondo trema
Ricordate il crac Lehman Brothers, che coi suoi 517 miliardi di dollari di debito avviò nel 2007 la crisi finanziaria della quale stiamo ancora pagando le conseguenze? Bene, moltiplicatela per 24 e immaginate cosa potrebbe succedere se il 17 ottobre il Congresso Usa non riuscirà a mettersi d’accordo per aumentare il tetto del debito evitando così il default. L’America ha un debito pubblico di 12mila miliardi di dollari, che in caso di bancarotta basterebbe a mandare a gambe all’aria l’intera economia mondiale.
«Una bomba atomica», così il presidente Barack Obama ha definito la situazione. Secondo la legge Usa il governo non può indebitarsi oltre una certa cifra, che può essere innalzata solo dal Congresso. Se questo si rifiuta di farlo - c’è tempo fino al 17 ottobre - Washington non può più vendere nuovi titoli di Stato né ripagare i possessori di quelli vecchi, andando così in stato di insolvenza. Una preoccupazione una volta tanto condivisa con la Cina, che essendo il primo creditore estero con 1.128 miliardi di debito dello zio Sam in tasca, ha già cominciato a manifestare nervosismo. Il viceministro delle Finanze Zhu Guangyao ha esortato Washington a «non ripetere» l’errore del 2011, quando le discussioni sui tagli alla spesa rischiarono di sfociare nel default. Il problema è che la Camera, a maggioranza Repubblicana, non vuole saperne di approvare il budget proposto dall’amministrazione democratica, e continua a prendere tempo. Ieri ha proposto persino la creazione di una commissione bipartisan, tanto per rinviare ulteriormente ogni decisione. Il motivo del contendere sta tutto nel finanziamento di Obamacare, la riforma sanitaria ferocemente avversata dalla destra, che si è rifiutata di approvare la legge di bilancio finché non verrà alleggerita dai fondi a essa dedicati. Il presidente ha reagito con un discorso di fuoco alla Camera: «Non è possibile minacciare la recessione perché si sono perse le elezioni», ha detto rivolgendosi ai rappresentanti repubblicani. «La prassi dell’estorsione non può essere fatta diventare una prassi integrante della nostra diplomazia». Se non si sbloccherà l’impasse, «si andrà incontro a una nuova e profonda recessione». Obama ha dovuto poi scusarsi con i cittadini americani per gli otto giorni di shutdown, ovvero il blocco parziale delle attività governative dovuto proprio al mancato accordo sul debito. 800mila dipendenti pubblici sono stati lasciati a casa senza paga, mentre a un milione è stato chiesto di presentarsi al lavoro rinunciando allo stipendio. Una situazione gravissima, che avrebbe comportato l’immediato declassamento del rating del debito se fosse capitata a qualunque altro Paese. Che gli Usa godano ancora della tripla A si deve esclusivamente al fatto che le agenzie di rating sono quasi tutte americane. L’inquilino della Casa Bianca ha deciso di non cedere alle pressioni dei Repubblicani perché abolire l’entrata in vigore della riforma sanitaria significherebbe rinunciare al maggiore successo ottenuto in cinque anni di governo. Ma i suoi rivali, guidati dalle frange estremiste del Tea Party, sembrano ancora meno disponibili al compromesso. Alcuni esponenti del partito hanno fatto capire di considerare il default un rischio tutto sommato accettabile pur di evitare all’America la deriva “socialista” di Obama. Una battaglia che però rischia di non fare breccia nel cuore dei cittadini: secondo un sondaggio condotto dalla Cnn il 57% dei cittadini sarebbe “arrabbiato” con i repubblicani, considerati responsabili dello shutdown. Irritazione aumentata quando si è scoperto che, mentre venivano rallentati i servizi di poste, aeroporti e ospedali, la palestra del Congresso ha continuato a lavorare come sempre. La decisione è stata presa direttamente dallo speaker - il presidente della Camera - John Boehner. Certe abitudini non sono solo italiane.
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