Corsaro (FdI): “Sulla Bossi-Fini ignobile speculazione politica”

10 ottobre 2013 ore 13:08, Lucia Bigozzi
Corsaro (FdI): “Sulla Bossi-Fini ignobile speculazione politica”
“Ignobile strumentalizzazione politica sulla tragedia di Lampedusa che sarebbe accaduta lo stesso anche senza la Bossi-Fini”. Non usa giri di parole Massimo Corsaro, parlamentare di FdI, che a Intelligonews allarga l’analisi ai movimenti nel centrodestra, partendo da Officina Italia per finire su Fini…
Onorevole Corsaro, nuova maggioranza attorno all’emendamento del M5S sulla Bossi-Fini? «E’ un segnale negativo di come sia iniziata una reazione a catena, mossa parzialmente dall’emotività della tragedia rispetto alla quale c’è una speculazione politica. Sta avanzando una linea di legislazione per noi sbagliata. Basta vedere gli eventi degli ultimi giorni per capire che siamo di fronte a un governo e una maggioranza non di centrosinistra ma di sinistra piena». Il riferimento è a indulto e amnistia? «Non solo: da un lato le continue discussioni sui temi etici, dalla famiglia alla questione delle adozioni da parte di coppie omosessuali; dall’altro i temi dell’immigrazione per finire con indulto e amnistia. Sulle carceri la risposta non può essere questa». Il suo partito cosa propone? «Pianificare la costruzione di nuove carceri nel medio periodo e nell’immediato agire attivando convenzioni che esistono in altri paesi, in base alle quali un immigrato clandestino viene trasferito nel paese di origine a scontare la pena. In due giorni siamo al punto che chi ha commesso reati esce dal carcere e c’è la depenalizzazione di un reato previsto da molte legislazioni. La Bossi-Fini non è la legge ‘vergogna’ che dice la sinistra; non prevedeva nulla di reazionario bensì’ determina la capacità di accoglienza in base alla possibilità di lavoro che il nostro paese è in grado di offrire. Oggi di fronte alla recessione e al lavoro che non c’è, noi cosa facciamo? Cancelliamo quel minimo di garanzia di legalità dando un messaggio che sortirà l’effetto contrario. Se diciamo che in Italia si può entrare senza problemi, i primi a festeggiare saranno gli scafisti che speculano sulla disperazione della gente. A questo si aggiunge il fatto che oggi, diversamente da quanto era riuscito a fare Maroni ottenendo risultati concreti, non abbiamo più interlocuzione coi governi dei paesi del nord-Africa dove le cosiddette primavere arabe hanno fallito». Lei ha criticato l’intervento di Letta a Lampedusa. Perché? «Mi sono indignato quando ha chiesto scusa e ha detto che l’Italia si vergogna . Ma di cosa ci dobbiamo vergognare? Anche senza Bossi-Fini quella tragedia sarebbe accaduta lo stesso; non c’entra nulla la legge: è una strumentalizzazione a fini politici». Lavori in corso nel centrodestra. Officina Italia ha mollato gli ormeggi, verso quale porto? «C’è una grande adesione non solo da parte di esponenti politici convinti di ricostruire con noi il centrodestra ma anche molte personalità del mondo culturale e scientifico, disponibili alla stesura del Manifesto per un nuovo centrodestra. Dobbiamo ripartire non solo nell’individuazione delle leadership ma soprattutto dal piano programmatico». Sì, ma come ricostruire il centrodestra? «In questi anni lo schieramento ha vissuto più su un’immagine che sulla sostanza: la rivoluzione liberale per abbassare le tasse, combattere la burocrazia, aprire una stagione nuova per cittadini e imprese, è stata una promessa mancata. E’ questo il vero fallimento del centrodestra: noi vogliamo costruire una casa per tutti gli italiani di qualunque provenienza politica che si sentono veramente alternativi alla sinistra e vogliono partecipare a un progetto che abbia come valore centrale l’interesse nazionale e una nuova interlocuzione, più incisiva, con l’Europa». Qual è il percorso di Officina Italia? «Entro questo mese completeremo gli incontri tematici per sviluppare le singole parti di cui si compone il Manifesto, calibrate su cultura, economia e legalità. Accanto a questo, lavoreremo agli aspetti programmatici. Il 9 novembre faremo una manifestazione pubblica per presentare il documento, successivamente daremo avvio a un percorso di allargamento e di inclusione che porti a un soggetto politico più vasto che vorremmo definire con un congresso fondativo entro la fine di gennaio». Alemanno ha detto sì, Storace non ha ancora sciolto le riserve. Che significa? «Alemanno è stato coinvolto in un percorso. Storace è il leader di un altro partito, strutturato ed è uno dei nostri compiti parlare con gli esponenti degli altri partiti per capire se c’è la volontà di unire i percorsi». Andrete in delegazione anche dal Pdl? «Anche il Pdl è un partito strutturato; non credo che in questa fase possa essere un nostro interlocutore perché sotto il profilo unitario è attraversato da pulsioni diverse. Esiste un’ala filo-governativa che è poi il motivo per il quale e contro il quale è nato Fratelli d’Italia. Non escludo che ci possano essere singoli soggetti e gruppi di pensiero con cui provare a costruire in futuro un percorso. Faccio fatica a pensare che nel giro di pochi mesi non vi sia una naturale evoluzione del centrodestra. In questa fase, però, c’è una situazione confusa nel Pdl; la figura politica di Berlusconi è al tramonto e per il resto spesso c’è più l’immagine di un pollaio disperato che la sostanza di un ragionamento su un avvicendamento fisiologico». C’è posto anche per Fini nel nuovo centrodestra? «Escludo che sarebbe interessato lui; escludo che saremmo interessati noi. FdI sta ricostruendo un’area che Fini ha scientemente bombardato dall’interno per andare ad albergare altrove. Il suo profilo culturale non è compatibile con il nostro; non escludo tuttavia che alcune personalità che lo hanno seguito magari più per vicinanza personale che per assonanza politica, possano essere attratte dal nostro obiettivo e dal nostro progetto».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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