Tozzi (geologo): “Genova in ginocchio per l'alluvione... e per la burocrazia. Riaccadrà, ecco dove"

10 ottobre 2014 ore 19:00, Lucia Bigozzi
Tozzi (geologo): “Genova in ginocchio per l'alluvione... e per la burocrazia. Riaccadrà, ecco dove'
"Ieri come nel novembre 2011”. Mario Tozzi, geologo, divulgatore scientifico e giornalista, analizza sul piano tecnico il disastro di Genova e nell’intervista a Intelligonews spiega perché non è cambiato nulla tre anni dopo i sei morti e la devastazione del capoluogo ligure ma annuncia una novità operativa messa in campo dalla Presidenza del Consiglio dei ministri.
 Che idea si è fatto sul piano tecnico del disastro di Genova? «L’idea è che è successo quanto accaduto nel novembre 2011 perché sono gli stessi corsi d’acqua che sostanzialmente sono esplosi e hanno rigettato fuori una partita d’acqua che non riuscivano a far defluire. La cosa è sempre quella: ci sono piogge intense concentrate in un lasso di tempo molto minore rispetto a prima che scaricano una quantità di millimetri di acqua che magari un tempo erano diluiti nell’arco di due-tre mesi. Si tratta di una quantità concentrata di millimetri d’acqua che le vie fluviali avrebbero difficoltà a smaltire anche se fossero pulite, libere; oggi invece i corsi d’acqua sono intombati sotto le strade, le città, sono pieni di detriti e dunque facilmente saltano in aria come vere e proprie bombe. In Liguria accade da quindici anni. Poi c’è il caso specifico di Genova». In che senso? «Dopo l’alluvione del novembre 2011 erano stati stanziati se non ricordo male tra i 350 e i 400 milioni per gli interventi in emergenza sulle vie fluviali ma questi soldi di fatto non sono mai stati spesi perché la ditta arrivata seconda alla gara di appalto ha fatto ricorso al Tar ritenendosi danneggiata e dunque la burocrazia ha impedito di avviare i lavori necessari. Ma c’è un fatto nuovo da registrare…». Quale? «Adesso è stata costituita e presentata proprio ieri l’Unità di missione contro il dissesto idrogeologico direttamente dipendente dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, coordinata da Erasmo D’Angelis per dare una risposta concreta. L’Unità di missione si occupa di far ripartire i cantieri fermi e di far arrivare a destinazione le risorse che servono per gli interventi. In Italia l’80 per cento delle risorse non sono mai state spese perché i cantieri o hanno cominciato e si sono fermati o non sono mai partiti. Attualmente, l’Unità di missione ne ha rimessi in moto 200 ed entro il 2015 conta di farli ripartire tutti compreso quello di Genova e questo si potrà fare perché il presidente del Consiglio Renzi ha nominato i presidenti di Regione commissari ad acta. Quindi il governatore della Liguria davanti a un contenzioso aperto da un’azienda arrivata seconda alla gara dice: i lavori partono subito, tu azienda che fai ricorso il tuo ricorso te lo tieni in tasca ed eventualmente se sarà appurato che sei stata danneggiata si provvederà a una compensazione. Ma il fatto nuovo che si introduce è che i ricorsi non sono più una ragione per fermare i lavori. Io sono il testimonial della campagna lanciata dall’Unità di missione con spot che saranno messi in onda sulla Rai e ne ho condiviso la parte della comunicazione». Oltre a Genova a quali altre città toccherà? «Di nuovo alla Liguria, poi toccherà alla fascia tirrenica della Toscana soprattutto il grossetano; toccherà all’alto Lazio, al Viterbese; di nuovo a Roma anche se lì qualcosa di nuovo si sta facendo; toccherà al bacino di Vicenza, all’area del padovano dove peraltro è già successo. Toccherà alla Calabria, alla Sicilia dell’area messinese, alla Campania e magari rispunterà fuori qualche città o regione che era sparita dalle zone a rischio che tutti conoscono. L’Italia ha il 50 per cento del suo territorio sotto dissesto idrogeologico».
autore / Lucia Bigozzi
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