Il successo di Conte, Lotito "prezzemolino" e il caso Chiellini

10 settembre 2014 ore 9:45, Micaela Del Monte
Sembra sia bastata una partita per cambiare gli umori della Nazionale italiana. Come se a Antonio Conte fosse arrivato a Coverciano con una bacchetta magica e abbia in un attimo fatto scomparire l'aria pesante e tetra che aleggiava sui campi di allenamento gestiti da Cesare Prandelli fino a qualche settimana prima. Sembra che Conte sia bastato da solo a far tornare a colori una situazione che ormai conosceva le uniche sfumature del nero e del grigio: perché parliamoci chiaro, quello che si prospettava dopo l'uscita degli azzurri dal Mondiale era tutto fuorché un futuro roseo.  

Il successo di Conte, Lotito 'prezzemolino' e il caso Chiellini

Ciò nonostante deve essere assolutamente chiaro che quello che abbiamo visto in questa settimana non basta a vincere un Europeo, non basta a dimenticare quello che è stato negli ultimi tempi con Prandelli e soprattutto non cambia le prospettive. Perché se Conte ha dato un equilibrio alla squadra e al gruppo bisogna comunque ricordarsi che di giovani promettenti in Italia al momento ce ne sono pochi, e quei pochi che abbiamo li facciamo scappare, proprio come accade ad ogni altro talento nel nostro Paese, nonostante loro il futuro ce l'abbiano assicurato.

Ma come ha fatto Conte a cambiare le carte in tavola in così poco tempo? Cosa ha utilizzato per "illuderci" che tutto fosse perfettamente come doveva essere? Da quando ha iniziato la sua carriera Antonio Conte ha collezionato per lo più soltanto successi. La Juve, le vittorie e gli scudetti erano nel suo destino e lui lo sapeva bene. Dopo aver giocato prima nel Lecce e poi nella Juve nel 2004 Conte si ritira dal calcio giocato con in mente la chiarissima idea di diventare allenatore. Così prima fa la gavetta in Serie B portando prima il Bari, poi il Siena, in Serie A. Due traguardi importanti che segnano fin da subito la sua carriera e che ne dimostrano le pienissime capacità. Ma lui già voleva aspirare a qualcosa di più grande, non ce ne vogliano il Bari e il Siena, ma che sarebbe approdato a Torino a "governare" la Vecchia Signora Conte già lo sapeva: “Non ho mai ritenuto, quando giocavo, di poter diventare un campione ma ho sempre pensato, quando giocavo, di poter diventare un bravo tecnico”. E più audacemente, nel 2006 disse: “ Se allenerò un giorno la Juventus? Sì. Il problema non è se lo farò, ma esclusivamente quando lo farò. Non ho alcun dubbio sul fatto che arriverò a dirigere la Juventus, è solo una questione di tempo”. Presunzione? Probabilmente, ma anche assoluta certezza delle proprie capacità. E i fatti gli hanno dato ragione. Questo è Antonio Conte, uno che crede in sé, e questa autostima la trasmette a chi lavora insieme a lui. È così che Conte prima crea il calciatore, poi il gruppo ed in fine una squadra vincente. Così ha fatto al Bari, così al Siena, nel migliore dei modi l'ha fatto a Torino vincendo tre scudetti e ora sta cercando di farlo con la Nazionale. Il primo passo per dimostrare che le capacità e la voglia sono la cosa più importante per vestire azzurro probabilmente è stato l'esclusione di Balotelli. Un segno di carattere e di forza, due termini che si addicono perfettamente al tecnico di Lecce. Ma anche carisma, autostima, determinazione e autorevolezza, così Conte si è creato il personaggio, così ha vinto e vuole continuare a vincere. Il primo tassello è stato messo contro Olanda e Norvegia, ma la strada è ancora lunga e tutti dovranno faticare per arrivare in fondo.    

Il successo di Conte, Lotito 'prezzemolino' e il caso Chiellini
Il successo di Conte, Lotito 'prezzemolino' e il caso Chiellini

La Nazionale però non è solo questo: è anche il presenzialismo di Claudio Lotito. Il Presidente della Lazio si è infatti presentato al ritiro degli azzurri a Bari per assistere agli allenamenti. Ma non solo, perché il patron biancoceleste è sempre stato, negli ultimi giorni, alle calcagna di Conte. Non tutti l'hanno gradito, anzi, per qualcuno la sua figura di "prezzemolino" è stata tutto fuorché gradita "Ce lo ritrovavamo dappertutto" ha detto qualcuno a denti stretti.  In principio il malumore è parso nascere dal nucleo romanista dell'Italia, ovviamente - con De Rossi leader incontrastato (gli altri sono Astori, Florenzi e Destro).

Ma un giro di telefonate ai procuratori di diversi calciatori azzurri ha rivelato come l'imbarazzo sia stato comune a quasi tutti, Lotito però non ha intenzione di cambiare strategia, né tantomeno aria, visto che ha viaggiato insieme agli azzurri per raggiungere la Norvegia in vista della partita di qualificazione agli Europei. Dal canto sui Lotito si è giustificato: "Mai entrato nello spogliatoio della Nazionale, nè parlato con giocatori italiani o partecipato a pranzi con loro. E comunque sono un consigliere del comitato di presidenza della Figc e ho pieno diritto di stare al seguito del gruppo". Dunque forse bisogna abituarsi all'idea che un consigliere sia sempre presente, ma consigliamo a Lotito di pensare prima alla sua Lazio visto che i malcontenti dei suoi tifosi sono sempre maggiori.  

Altra grana, questa volte più per Conte che per i giocatori, è il caso Chiellini. Forse a qualcuno dalle parti di Torino non è andato giù l'addio del tecnico pugliese e sta tentando di mettergli i bastoni tra le ruote a mo' di ripicca. Il club bianconero ha infatti richiamato a Torino il proprio difensore, una volta saputo che non sarebbe potuto scendere in campo contro la Norvegia per infortunio. È vero che Chiellini comunque non avrebbe potuto giocare, ma è anche vero che tornato a Torino non avrebbe potuto allenarsi, quindi richiamare il giocatore è sembrato più uno sgarbo che precauzione. Il difensore avrebbe potuto ricevere le cure anche viaggiando con il resto della Nazionale.

Comunque Tavecchio ha voluto metterci una pietra sopra tentando di smorzare un po' i toni:  "Con la Juventus c'è stata solo un'incomprensione. Non ho parlato con Marotta, ma i rapporti sono normali" ha chiarito il presidente federale.

La nuova Nazionale dunque non è soltanto rose e fiori, ma Conte sicuramente riuscirà a gestire al meglio tutte questi piccoli dettagli e scaramucce, d'altronde ricordiamoci che è un leccese che ha vinto un derby allenando il Bari, e da quelle parti i toni sono molto più caldi. Figuriamoci se il Ct si lascia spaventare da queste sciocchezze...
caricamento in corso...
caricamento in corso...