Aspettando gli 80 euro di Renzi in busta, costerà cara la 'busta' dell’Irpef federalista

11 aprile 2014 ore 11:46, intelligo
Aspettando gli 80 euro di Renzi in busta, costerà cara la 'busta' dell’Irpef federalista
di Luca Lippi
Rimanendo in fiduciosa attesa riguardo agli 80 euro in busta paga per il mese di maggio e, soprattutto, con l’ansia di sapere se questi 80 euro saranno riconfermati o rimarranno una tantum, perché di fatto se ancora non sono chiare le coperture (un’uscita certa non si compensa mai con incerte entrate future) ancora meno è chiaro se potrà essere un provvedimento duraturo. Una certezza c’è, e sono gli aggravi dell’Irpef federalista. E’ stata sontuosamente strombazzata l’iniezione iniqua (solo una fascia di reddito delimitata ne godrà) in busta paga, ma nessuno ha sufficientemente fatto presente che alla fine del 2014 l’Irpef locale (addizionale comunale) complessiva peserà mediamente 564 euro (+12,1% rispetto all'anno scorso). L’Irpef regionale alla fine del 2014 peserà mediamente 409 euro (+12,7% rispetto all’anno scorso). Sia ben chiaro, degli 80 euro previsti da maggio, avanzano una buona fetta, ma è utile segnalare anche che gli aumenti dell’Irpef federalista colpiscono tutti indistintamente non soltanto la fascia beneficiata dal Presidente dal Consiglio. La premessa di Matteo Renzi è chiara, toglie a chi ha di più per dare a chi ha meno, e fin qui siamo d’accordo, ma da questo passare ad affermare che ci sarà un maggiore flusso di denaro sufficiente a rilanciare la ripresa, è ardito. I soldi sono sempre gli stessi e servono solo a finanziare comuni e regioni che allo stato attuale tutto è meno che imprenditoria privata. Qualcuno sistemerà le pendenze riguardanti bolli auto e moto arretrati, e magari tornare a reintrodurre il pesce nella dieta una volta a settimana. Questo dovrebbe ridare fiducia? In tutta onestà gli italiani aspettavano qualcosa di concreto e non il solito gioco di prestigio di cui ancora non si ha certezza se non nella uscite dalle tasche. La sensazione che questa manovra sia solo propaganda sta prendendo contorni sempre più ampi, e spesso la disillusione produce più sfiducia che la consapevolezza di sostenere sacrifici per rendere concreto il raggiungimento di un obiettivo sostenibile. L’attesa della tornata elettorale è sempre più il punto di partenza, solo dopo potremo godere il privilegio di veder cadere le maschere e smettere di subire passivamente l’ennesima mutazione genetica del socialismo. La Merkel tornerà ad assumere il suo tono severo, i commissari occuperanno il posto dei politici, imprenditori e privati cittadini torneranno a essere spugne da spremere per il bene comune e la politica rimarrà imbrigliata nella sua oratoria e nelle piaghe (non pieghe) del compromesso. In questo rumorosissimo nulla assoluto torna nuovamente a galla la solita domanda, Matteo Renzi è veramente di sinistra?  
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