Fraccaro (M5S): «Letta tolga i soldi pubblici ai giornali. Hanno ragione i forconi: tutti a casa anche noi. E al voto»

11 dicembre 2013 ore 16:21, Marta Moriconi
Fraccaro (M5S): «Letta tolga i soldi pubblici ai giornali. Hanno ragione i forconi: tutti a casa anche noi. E al voto»
«A Letta nessuna fiducia. Già passati otto mesi inutili». E ancora: «Siamo noi che chiediamo a Letta di smetterla con i soldi pubblici ai giornali e di non lasciare la Rai alla spartizione tra i partiti. Si ricordi che con la legge di Stabilità al Senato ha avocato a sé, e quindi è di stretta competenza del primo ministro, la gestione dei fondi per l’editoria in difficoltà. Chiaro no?». Così Riccardo Fraccaro, deputato pentastellato e segretario dell’Ufficio di Presidenza, entra a gamba tesa nell’attualità politica che vede anche una piazza mobilitata, quella dei forconi, contro il Palazzo. E quando IntelligoNews gli chiede se i grillini al momento non siano più in grado di rappresentarla,  depotenziati perché dentro le Istituzioni e per questo lasciati un po’ da parte, è di tutt'altro avviso: «Fanno bene a non chiamarci, oggi devono andare tutti a casa, anche noi del M5S. Questo Parlamento è illegittimo, lo diciamo da sempre. Si torni alle elezioni». E questo è solo un assaggio. La fiducia a Letta nel Palazzo, mentre fuori la piazza protesta. Che succede oggi?   «In piazza hanno tutte le ragioni. Oggi Letta è venuto a chiederci la fiducia per un nuovo inizio, riconoscendo in sostanza che sono stati otto mesi inutili, buttati via senza far nulla. Le sue parole oggi? Dopo tutto questo tempo, appunto, ha parlato di “rimettere in cantiere le riforme per il lavoro”… La verità è che Letta è un funzionario pressato da una parte dal nuovo segretario, Renzi, che ha parlato di un governo del non rinvio, dall’altra dal presidente vero del Pd che è Napolitano. Lui sta svolgendo il ruolo di funzionario che deve congelare l’attuale situazione. Stop» Quindi niente fiducia… «Quale fiducia possiamo dare? Non si è fatto nulla. Già nei primi mesi di governo si è capito che non c’era alcuna volontà di cambiamento. Sono loro che hanno creato questa piazza, il nuovo inizio di cui dobbiamo occuparci oggi». Letta ha attaccato Grillo e difeso i giornalisti. Come risponde? «Partiamo dal fatto che siamo al 70esimo posto al mondo per libertà di stampa. E i grandi mezzi di informazione sono sostanzialmente pagati dai partiti con i soldi pubblici, quindi c’è disinformazione. Noi non abbiamo Tv, non abbiamo giornali, non abbiamo partecipato alla spartizione partitocratica del servizio pubblico, nonostante abbiamo il presidente della Vigilanza Rai dei nostri. E possiamo solo fare la nostra informazione. Abbiamo messo online semplicemente articoli di giornale che dicevano falsità e  diffamavano secondo noi il MoVimento 5 Stelle. Si può leggere lì poi la storia del giornalista e il giornale su cui scrive. Ma sta al cittadino giudicare. Non  sono liste di proscrizione, perché non significano che quel giornalista non possa più scrivere per l’Unità, ma chiediamo che una persona si faccia un’opinione indipendente e chiediamo che in futuro si smetta di utilizzare i soldi pubblici per pagare i giornali, che da soli non resterebbero sul mercato». Ma Letta che c’entra? Perché ha ripreso la polemica? «Con la legge di Stabilità al Senato ha avocato a sé, e quindi è di stretta competenza del primo ministro, la gestione dei fondi per l’editoria in difficoltà. E’ ancora più chiaro come la politica e questa maggioranza controllino di fatto il settore dell’editoria, anche così. Questo non è il modo di aiutare l’Italia a risalire la scala della libertà di informazione a livello mondiale. Tra i punti programmatici  su cui si è votata oggi la fiducia,  tra l’altro, non c’è il minimo accenno al problema della libertà di stampa. Chiedere al Mov5stelle di rispettare i giornalisti mi sembra inopportuno. Siamo noi che chiediamo a Letta di togliere i soldi pubblici ai giornali e di smetterla di gestire la Rai attraverso la spartizione tra i partiti. E’ di tutti la Rai». Ma che sta succedendo. Che piazza è? «Io ci vedo le istituzioni delegittimate, non solo dal punto di vista politico, giuridico, ma dal punto di vista della capacità di governare questo Paese. Letta lo sta guidando con i voti di Berlusconi, che ha rubato a Berlusconi. Abbiamo delle istituzioni che rappresentano solo se stesse e un Paese abbandonato di cui si sta cercando di nascondere le tracce». Il Paese abbandonato, come dice lei, sta tentando di percorrere una sua strada. Ma la politica e le organizzazioni non lo rappresentano… «Certo, non sono in grado di rappresentare quella piazza. Chi può oggi rappresentare quei cittadini? I sindacati, il Pd, il Pdl? Non si sentono rappresentati da nessuna forza di tipo novecentesco». Neanche da voi, però, si sentono rappresentati… «Io credo di sì. Ci sono tanti cittadini che si sentono rappresentati dalle nostre richieste, in particolare dal reddito di cittadinanza, è l’unica cosa che può rassicurarli. E finché questa classe politica non accoglie questa richiesta non ha più  dignità, umanità e quindi credibilità». Ma la piazza ce l’ha con tutti. Proprio tutti. «Questa piazza vede le proposte dei politici, come qualcosa di non concretizzato, nemmeno calendarizzato. E quando si calendarizza qualcosa, come oggi è successo per l’abolizione delle province, la piazza sa che gli Enti si stanno moltiplicando lo stesso, perché l’ha detto la Corte dei conti. Ormai la gente non si fa più abbindolare perché quando non si arriva a fine mese non interessa più sapere cosa è promesso, ma se avrà il cibo nel piatto». Ma ora siete depotenziati in quanto parte delle Istituzioni? «No. Pd e questa maggioranza hanno l’ultima chance. Se non faranno quello che hanno promesso, quindi ridare il lavoro ai cittadini e fare le riforme senza lasciare indietro nessuno, questa classe politica morirà. In realtà questa piazza ci potenzia. Non ci interessa un domani esserci noi, ma che certe cose vadano fatte». Grillo che chiede alla Polizia di unirsi alla protesta ha scatenato molte polemiche. Perché? «Perché i politici si sentono rappresentanti del popolo, legittimati ad operare, e trovano paradossale che qualcuno dall’esterno riconosca la loro inesistenza. Si tratta di due posizioni politiche, quella di Grillo e quella tutti gli altri, troppo distanti e inconciliabili. Come si fa a chiedere alle forze dell’ordine di alzare gli scudi e i manganelli contro chi non ha da mangiare? Questo sì che è istituzionalmente e umanamente immorale. E’ chiaro che le forme di violenza non vanno tollerate. Anche da un punto di vista utilitaristico, la storia con Mandela ci insegna che le rivoluzioni pacifiche portano a cambiamenti e le reazioni violente portano a regimi violenti. Ma la stessa cosa deve avvenire dall’altra parte del recinto». Questa piazza interclassista, che unisce piccoli imprenditori e precari a vario titolo, è contro il far west della globalizzazione e il modello europeo che ha portato l’austerity. Contenuti che nel Parlamento vengono variegatamente rappresentati, ma perché allora scendere in campo? «E’ una piazza scesa per andare contro la casta. E qualsiasi forma assuma ha ragione, dobbiamo andare a casa tutti e costruire dall’inizio. Non è possibile rinnovare il marcio. Va arato il prato nuovamente e seminato con qualcosa di migliore. Era evidente comunque, noi lo abbiamo sempre detto che sarebbero venuti con i forconi sotto il Parlamento. E poi basta mettere i cittadini di fronte alla falsa alternativa o bianco o nero: europeisti contro antieuropeisti. Il problema è scegliere cosa vogliamo dall’Europa, pretenderlo con la forza e l’umiltà di dire cosa non accettiamo. Attualmente non c’è potere contrattuale, non sei sovrano di te stesso. Per questo parliamo di un piano B: la fuoriuscita dall’euro, se non vengono rispettati i nostri principi ce ne andiamo. Questo va detto. Oggi è minacciata la nostra sopravvivenza, l’inciucio al ribasso non è più tollerabile. I nostri 7 punti dicono questo…». E allora come mai non vi hanno chiamato in piazza? «Fanno bene a non chiamarci, oggi devono andare tutti a casa, anche noi del M5S. Questo Parlamento è illegittimo, lo diciamo da sempre. Si torni al voto con il Porcellum così come modificato dalla Corte Costituzionale o con il Mattarellum, cioè l’ultima legge valida perché fatta da un parlamento legittimo».
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