Rinaldi: "La Troika è qui, i francesi se ne sono accorti. Il pericolo di effetto domino dalla Grecia"

11 dicembre 2014 ore 12:45, Lucia Bigozzi
Rinaldi: 'La Troika è qui, i francesi se ne sono accorti. Il pericolo di effetto domino dalla Grecia'
“La Troika è già qui, forse Renzi non se n’è accorto come, invece, accaduto in Francia”. Va dritto al punto Antonio Maria Rinaldi, professore straordinario di economia politica alla Link Campus University e docente di Finanza aziendale presso la “G.d’Annunzio” di Chieti-Pescara, che con Intelligonews analizza i nodi economici sui tavoli di Roma e Bruxelles (passando per Atene). Renzi dice “se falliamo noi arriva la Troika”. La Rete le paragona queste parole a quelle di Berlusconi sui comunisti. Qual è la sua valutazione? «Renzi probabilmente non si rende conto che la Troika è già arrivata e anche da tanto tempo». In che senso? «Nel momento in cui non attua una politica economica tarata sulle esigenze dell’Italia ma accetta i vincoli esterni, di fatto si rende esecutore della volontà della Troika anche se non probabilmente non se n’è accorto. Se ne sono accorti, invece, i nostri cugini francesi i quali hanno detto chiaramente che non intendono rispettare determinati parametri imposti dalla Troika stessa. Il fatto stesso, poi, che la sua funzione di premier sia tale senza un passaggio elettorale come accaduto per i suoi due predecessori, rientra nel disegno della Troika». Rileva un parallelismo, invece, tra le parole di Renzi e quelle di Junker sull’Italia? «Trovo estremamente grave che il neo-presidente delle Commissione europea possa permettersi di rivolgersi nei confronti dell’Italia con questi toni molto più assimilabili a minacce che a confronti dialettici. Molto probabilmente, all’errore di Renzi nella sua esternazione pubblica definendo Junker al vertice di una struttura di burocrati (sicuramente veritiera ma politicamente inopportuna), il presidente della Commissione Ue risponde in questo modo. I rapporti con la Commissione  devono essere improntati ai fatti; se Renzi prendesse effettiva coscienza che le imposizioni provenienti dalla Troika sono controproducenti per il Paese che sta governando, agirebbe diversamente. Stiamo vedendo che in ambito europeo, molti Paese stanno prendendo le distanze: oltre alla già citata Francia, abbiamo visto le enormi problematiche che stanno tornando a galla con la Grecia». A proposito di Grecia, quello che sta accadendo – ieri il crollo della Borsa di Atene – che ricadute avrà nel contesto europeo e cosa significherà per i singoli Paesi? «Non solo può avere ricadute immediate ma può scatenare un effetto domino con conseguenze incontrollabili. D’altronde la Grecia fin dall’inizio della crisi economico-finanziaria nel 2010, è stata gestita nel peggiore modo possibile: si poteva chiudere la partita immediatamente con un impegno di risorse nettamente inferiore a quello che attualmente servirebbe. Tra l’altro, l’eventuale non rispetto degli accordi precedenti in termini di debito da parte della Grecia, porterebbe situazioni devastanti in Paesi come la Germania, perché gran parte della rimodulazione del debito è stata effettuata nei confronti del sistema finanziario tedesco. Questo braccio di ferro che si è instaurato da tempo da parte della politica tedesca sull’austerity greca, sta generando nella pratica, il peggiore risultato per la stessa Germania». In Grecia negli ultimi anni ha “governato” la Troika. Con quale esito? «In Grecia c’è stata una totale gestione da parte della Troika e abbiamo visto gli effetti deleteri nel continuare in maniera cieca la linea dell’austerity. A questo punto, la Commissione europea dovrebbe prendere atto che la sua politica economica a supporto della moneta unica è fallimentare. La stabilità dei prezzi, cioè l’ossessivo contenimento dell’inflazione, e il rigore dei conti pubblici come presupposto per la crescita, ha dimostrato inequivocabilmente il suo fallimento. Tale modello economico non è adottato da nessun altro Paese al di fuori dell’area euro; anche perché non ha riscontri nella letteratura economica ma viene utilizzato solo per soddisfare le fobie tedesche accettate, più o meno inconsapevolmente, da tutti i partners come una sorta di ‘baratto’ dell’unificazione tedesca. Se si desidera continuare a perseguire la pace nel vecchio Continente, è necessario rivedere completamente l’aggregazione monetaria perché, paradossalmente, sta rischiando di essere l’unico elemento di disgregazione. Fino a quando in Italia non ci sarà una classe politica dirigente consapevole di fare realmente gli interessi del Paese, non lamentiamoci se ci ritroveremo a fare i conti con situazioni di disagio economico sempre più pesanti per i cittadini e le imprese. E’ necessario intraprendere politiche economiche perfettamente tarate sulle esigenze dell’Italia, altrimenti l’uniformità delle regole imposte da un azionista di maggioranza a trazione tedesca, non riusciranno mai a dare al nostro Paese il giusto impulso per la ripresa. In ultima analisi, auspico che Junker e tutta la Troika, che prima di rimbrottare l’Italia e altri Paesi considerati non in grado di fare i compiti a casa, si preoccupino di lavare i panni in casa propria». Katainen avverte: se a marzo Italia e Francia non avranno fatto bene i compiti a casa, scatteranno sanzioni. Ce la faremo a evitarle? «Rinviare a marzo la “pagella” di Italia e Francia è il classico sistema per tenere sulla corda i due Paesi. A marzo ci saranno sicuramente ulteriori elementi da parte della Commissione Ue per tenerli ancora sulla corda per i mesi successivi. E questo ormai avviene da quando abbiamo adottato la moneta unica. Non abbiamo bisogno di “pagelle” o sottostare a giudizi esterni e in base a regole anacronistiche imposte dagli altri. Noi abbiamo bisogno di regole tarate sulla nostra economia».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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