Puppato (Pd): “Un messaggio a chi blocca il cammino delle riforme. Non si può essere due volte stolti"

11 dicembre 2014 ore 14:40, Lucia Bigozzi
Puppato (Pd): “Un messaggio a chi blocca il cammino delle riforme. Non si può essere due volte stolti'
“O facciamo da soli con le nostre capacità o lo farà qualcun altro al posto nostro e sarà più doloroso”. Muove da questo assunto l’analisi di Laura Puppato sull’opzione Troika evocata da Renzi in caso di fallimento del governo e sugli ‘sgambetti’ interni al Pd e alla maggioranza. Intercettata da Intelligonews in Francia dove è impegnata in una missione con la Commissione parlamentare sulle Ecomafie e nell’approfondimento a livello europeo dei sistemi di stoccaggio dei rifiuti nucleari a bassa e media intensità, la senatrice dem parla ai ‘suoi’ senza girarci troppo intorno. Come legge le parole di Renzi sulla Troika? Non le sembra un po’ poco dire “se falliamo noi arriva la Troika’? La Rete le stigmatizza paragonandole a quelle di Berlusconi sui comunisti. «Credo che sia una risposta al fatto che questo Paese è sotto osservazione dai mercati internazionali ma soprattutto deve dimostrare un’autentica capacità riformatrice dall’interno. E’ una questione che stiamo vivendo da oltre un anno e sicuramente riformare non è facile perché vai a toccare interessi e sedimentazioni storiche. Riformare un Paese significa anche mettere il dito nella piaga e farlo fa sempre male. E’ un’operazione chirurgica quella che stiamo facendo. Il tema è: scegliamo un chirurgo amico o lo facciamo fare dall’esterno, come potrebbe accadere se risultassimo non solo poco credibili ma anche inaffidabili rispetto alle promesse fatte ai tavoli internazionali? Nonostante Standard’S &Poor, stiamo raccogliendo l’interesse internazionale e stiamo cercando di recuperare la credibilità perduta negli ultimi venti anni. Non è un caso che lo spread sia sceso ai minimi storici e che ci sia la disponibilità di Paesi come la Francia a intervenire insieme per politiche che non siano di sola costrizione. Il punto è che dobbiamo continuare nel percorso avviato con molta determinazione e non ponendo tempo in mezzo, altrimenti se questo governo dovesse cadere anche per il fatto che il panorama politico interno non lascia intravedere una coalizione tra forze politiche capaci di dare garanzie riformatrici a livello internazionale, il rischio concreto è finire sotto inchiesta da parte della Troika, anche se non con un intervento diretto. Parliamoci chiaro: o facciamo noi quello che c’è da fare contando sulle nostre capacità di proposta o lo farà qualcun altro al posto nostro e sarà assai più doloroso». Il messaggio del premier è rivolto anche alla minoranza dem vuole il ritorno 'temporaneo' al Mattarellum e ieri alla Camera ha fatto andare sotto il governo su emendamenti alla riforma del Senato? «Credo che lo sia. Al Senato con tutte le nostre discussioni andate avanti per mesi, siamo però riusciti a partorire una riforma a nostro avviso equilibrata anche se, come tutte le cose, perfettibile. Gli emendamenti hanno sempre valore positivo per il fatto che producono la riflessione su un tema, ma quando sono per numero e modalità di proposta stravolgenti, il rischio è che in realtà si intenda bloccare, non modificare. Se questo è, è chiaro che tutto diventa molto, molto meno sereno e soprattutto non possiamo prenderci in giro…». In che senso? «Se siamo una maggioranza che intende cambiare le cose, dobbiamo avere rispetto di noi nel momento in cui sappiamo che comportandoci in un certo modo, il risultato finale sarà un non procedere, un continuo stop. Non sono contraria agli emendamenti, ne ho sottoscritti alcuni sulla legge elettorale e sulla riforma costituzionale ma tutto deve essere funzionale a emanare le riforme nel modo migliore possibile, perché la logica di lavoro di un parlamentare deve essere quella di dare un contributo per emanare la migliore delle norme. Sulla riforma del Senato un passaggio c’è già stato e ne servono altri tre, ma adesso non si può stravolgere tutto anche perché torneremmo punto e daccapo. Credo sia corretto dire che a questo punto chi assume atteggiamenti che bloccano il cammino delle riforme se ne assume la responsabilità di fronte al Paese e si torna a casa». Quindi per certi aspetti condivide il tweet di Giachetti che visto i ‘giochetti parlamentari’ è meglio tornare a elezioni subito? «Giachetti è noto per essere particolarmente duro e poco flessibile, però le sue parole le leggo più come un appello che come una minaccia». Dopo lo sgambetto di ieri al governo quanto è verosimile l’opzione di elezioni anticipate? «Credo che se pensiamo di giocare con le riforme per scopi diversi, siamo due volte stolti. Non solo perché facciamo correre al Paese un pericolo gravissimo, ma soprattutto perché perdiamo credibilità  e il centrosinistra non se lo può permettere perché ha già vissuto stazioni di conflittualità interna che è risultata talmente nauseante e deleteria da farci rifiutare dagli elettori al governo del Paese. Se vogliamo suicidarci…Aggiungo un altro aspetto: l’Italia sa che noi non abbiamo vinto pienamente le elezioni nel 2013, non a sufficienza per governare da soli. Ora, che l’attuale governo possa cadere perché ci sono conflitti evidenti che possono impedire il completamento delle riforme tra Pd e ad esempio Ncd, per certi aspetti è un’eventualità che l’elettorato potrebbe comprendere. Ciò che non sarà mai, mai compreso dagli elettori -  e si illude chi lo pensa – è se il governo dovesse cadere per conflitti interni al nostro partito. Se la rottura nasce da questioni interne, per il Pd sarebbe mortale». Come valuta l’analisi di Napolitano su corruzione e antipolitica? La Rete rileva come si sia concentrato più sul secondo aspetto che sul primo. Lei lo individua questo aspetto? «Credo che Napolitano abbia a cuore il tema del livello di corruzione raggiunto nel Paese e la necessità di porre davvero la parola fine a un sistema che produce due effetti devastanti. Da un lato diventa un sistema di esclusione meritocratica; dall’altro inquina la civiltà di un Paese rendendo impossibile fare investimenti e dunque la possibilità di sostentamento, prelude alla forzatura economica, incrementa malaffare e evasione, instabilità. La preclusione alla meritocrazia è uno degli aspetti veramente devastanti: in Francia dove mi trovo oggi, la classe politica non gode di buona fama, ma vale l’opposto per le istituzioni pubbliche. I francesi distinguono, al contrario di ciò che accade in Italia: ad esempio l’Autorità per la sicurezza è considerata un organismo composto dalle migliori risorse professionali in quel campo; e dunque il merito permette un democrazia evoluta. Quello che, invece, manca in Italia ed ha prodotto l’antipolitica è che si sono mescolate le cose; nel senso che l’antipolitica nasce non solo da una “inaffidabile” politica e da chi la rappresenta, ma anche perché c’è tutta la struttura dello Stato, la stessa burocrazia, le nomine nelle istituzioni di massima rilevanza, che vivono lo stesso problema della rappresentanza politica. E’ questo che rende l’Italia più fragile della Francia nonostante la Francia stia peggio di noi sotto altri aspetti. Io dico: non appendiamoci ai termini ma guardiamo il quadro nella sua interezza».
autore / Lucia Bigozzi
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