C. Miriano: «Ho conosciuto, grazie ai miei libri, tanti eroi del quotidiano. Il dono reciproco. Chiara Corbella? La certezza della vita eterna»

11 giugno 2013 ore 11:12, Marta Moriconi
C. Miriano: «Ho conosciuto, grazie ai miei libri, tanti eroi del quotidiano. Il dono reciproco. Chiara Corbella? La certezza della vita eterna»
«La donna controlla troppo, l’uomo è egoista. C’è un momento in cui vale la pena di combattere. Chiara Corbella? E’ la certezza granitica della vita eterna».
  “Ben vengano i diritti alle coppie gay, così pagheremo tutti le stesse tasse”, è provocatoria, sarcastica, sottile e pacata, Costanza Miriano, giornalista Rai e scrittrice, che parla ad IntelligoNews di matrimoni e non solo di quelli tra eterosessuali. La sua penna è tra le più apprezzate non solo in Italia, ma il suo parlare è umile e mai saccente. Autrice dei best sellers “Sposati e sii sottomessa” e “Sposala e muori per lei”, spiega come vanno letti i suoi libri, essendo «liberi da ideologie», e a cosa devono rinunciare moglie e marito per essere felici: «L’uomo non sopporta di venire privato della sua libertà e la libertà dell’altro va accolta. Così ritrova la sua peculiarità che è la generosità». Quanto all’avvicinarsi dell’anniversario della morte di Chiara Corbella, dal Cardinal Vallini già definita la nuova Gianna Beretta Molla, racconta un aneddoto che riguarda la sua vita familiare: «L’altro giorno le mie figlie rimproverate da me per un compito fatto male, mi hanno richiamato : “Mamma ma che ti importa del compito, siamo nate e non moriremo mai più”». Sposati e sii sottomessa è il tuo primo libro. Apriti cielo. Non sono mancate le polemiche che, però, non hanno fermato il successo mondiale di questo libro. «E’ vero. Io sono partita dal fatto che se siamo liberi dall’ideologia, si può dire che uomo e donna hanno desideri diversi, sono due povertà che si donano. Alcune rivendicazioni hanno avuto un fondamento reale, però credo che i diritti non vadano gridati, ma che si debba cercare di mostrare all’uomo la strada verso la bellezza, il dono reciproco, aiutarlo a scoprire la generosità che è propria dell’uomo, che fa parte della sua missione. La donna deve mostrare un’immagine di sé bella, nobile, grande, così l’uomo può essere spinto ad alzarsi dal famigerato divano. Le cose non si ottengono gridando, né con convenzioni o leggi, tanto meno con la piazza. Ma cercando ognuno di lavorare su di sé per la propria conversione, il proprio cambiamento. E tutto questo lo può fare una donna non accecata dai giornali, dall’ideologia. Ho venduto tanto e spero che continui ad essere letto il mio libro, ma non per un guadagno, quanto perché può essere l’occasione per una nuova riflessione sulla donna. Le donne devono riscoprire quello che Giovanni Paolo II diceva: “Dio affida l’umanità alla donna”». Sposala e muori per lei è invece il tuo secondo libro. Anche l’uomo deve dedicarsi. Come mai l’esigenza di un “secondo tempo” che ha al centro il marito? «E’ tutta colpa, appunto, di mio marito che mi disse: “Adesso che hai fatto le prediche alle donne, dì a noi come dobbiamo fare”. Ho provato a fare un libro speculare al primo, ma ho capito che non sarei riuscita a spiegare bene gli uomini come invece ho fatto con le donne. Perché è risaputo che parliamo due lingue diverse. Allora sono partita dal fatto che la donna, rimandando all’uomo un’immagine di sé bella e buona, lo incoraggia a morire per lei, a dare la vita anche lui in un altro modo. Se il problema della donna è la tendenza al controllo eccessivo (deve lavorare per essere “sottomessa”),  il problema dell’uomo è l’egoismo, va aiutato ad essere generoso. Mi conforta aver incontrato tanti uomini che mi hanno confermato di non sopportare di sentirsi manipolati, formattati, col cappio al collo. L’uomo, infatti, non sopporta di venire privato della sua libertà e la libertà dell’altro va accolta. Capito donna?». Non più uno contro l’altro, ma l’uno per l’altro. Ma questi sono i tempi delle piazze contrapposte… «Non bisogna mai mettersi contro il fratello anche quando ci sembra che stia sbagliando. Se ci mettiamo contro un fratello ci mettiamo contro Gesù che è morto per lui, per noi. Ma c’è un momento in cui vale la pena di combattere, quando bisogna difendere i diritti di qualcun altro che rischia di rimanere gravemente danneggiato da interessi che legati a quella persona e basta.  E io sono scesa in campo quando ad essere in gioco sono diventati i diritti dei bambini, dei quali gli omosessuali chiedono l’adozione o chiedono il diritto ad avere figli con la fecondazione eterologa. Io sposo la dottrina della Chiesa in tutto, quindi nella camera da letto non entro, per carità è roba di Dio, però quando c’è il destino dei bambini in mezzo, c’è il dovere morale di dire che “i bambini non si toccano, hanno bisogno di un padre e di una madre”. Se non hanno genitori biologici, incoraggiamo le adozioni, aiutiamo le famiglie in difficoltà, ma evitiamo queste forzature. Il desiderio ad avere figli è normale che lo abbiamo, perché la persona è fatta per creare, ma è fatta anche in un certo modo, no? E poi non siamo in un Paese islamico dove certe persone si impiccano e le violenze omofobe non vengono punite. Qui chi sbaglia, viene punito. Non esiste, alla fine, un diritto che non abbiano. Il matrimonio, beh, è un’altra cosa». Ma loro non sono d’accordo con questa tesi. E sembrano tanti… «Ho conosciuto tantissime persone anonime, magari poco invidiabili, che vengono etichettate come banali, che invece sono santi, eroi del quotidiano, che mandano avanti questa umanità. Sono espressione dell’umanità semplice e bella. Anche loro sono tanti». Il magistrato, ex pidiellino, Alfredo Mantovano, ha elencato su Tempi le discriminazioni che subiscono le famiglie, una per una. «Lo conosco bene. Non ho letto l’inciso, ma è così. Di sicuro le famiglie non sono sostenute. Siamo stati danneggiati gravemente dal fatto di aver fatto famiglia: quando sei sposato si sommano i redditi, mentre i conviventi non lo fanno. Provocatoriamente avevo scritto su Il Foglio: “Ben vengano i diritti alle coppie gay, così pagheremo tutti le stesse tasse”. Al momento noi famiglie paghiamo le tasse per tutti, e i miei figli avranno sulle spalle le pensioni di questi signori qua, che non fanno figli». Parliamo di Chiara Corbella. Si avvicina il 13 giugno, anniversario della morte di questa mamma coraggio, definita la nuova Gianna Beretta Molla. «Quando parliamo di Chiara parliamo non dell’ordinario, ma siamo nello straordinario. L’ho conosciuta tramite un’amica, sono andata al suo funerale. Casa nostra è piena di immagini di Chiara, è con noi. L’altro giorno le mie figlie, rimproverate da me per un compito fatto male, mi hanno richiamato : “Mamma ma che ti importa del compito, siamo nate e non moriremo mai più”, che è proprio la frase di Chiara. Quando penso a lei penso alla certezza granitica della vita eterna».
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