Eterologa, Roccella (Ncd): “Il figlio è una persona non un diritto. Aspettiamo una legge che offra garanzie a tutti"

11 giugno 2014 ore 16:21, Lucia Bigozzi
Eterologa, Roccella (Ncd): “Il figlio è una persona non un diritto. Aspettiamo una legge che offra garanzie a tutti'
“L’eterologa viene configurato come un diritto a una tecnica a fini terapeutici, invece qui si scardina l’inquadramento normativo della filiazione”. Non usa giri di parole Eugenia Roccella, parlamentare di Ncd commentando a Intelligonews le motivazioni della Consulta con cui di fatto, si cancella la legge 40.
Onorevole Roccella, adesso ci sono le motivazioni della Consulta sulla procreazione assistita. Cosa ne pensa? «La mia valutazione è chiara da tempo. Il problema dell’eterologa è che viene configurato come un diritto a una tecnica, sostanzialmente come se fosse una tecnica a fini terapeutici. Invece, qui si tratta di scardinare completamente l’inquadramento normativo della filiazione». Nelle osservazioni della Corte, si parte dall’assunto che tutti hanno diritto a un figlio. E’ così? «Noi abbiamo sempre detto che il figlio non è un diritto di qualcuno. Nessuno può avere diritto a un’altra persona e il figlio è un’altra persona. Mi pare molto difficile e assurdo considerare un figlio l’oggetto a cui in qualche modo si vuole avere diritto. Ma, soprattutto, mi soffermo sull’idea di fondo sulla quale si è messa la Corte e cioè che l’eterologa sia semplicemente una tecnica procreativa, una tecnica medica mentre, invece, è una modalità completamente diversa di filiazione che modifica in termini sostanziali il modo in cui è stata inquadrata la filiazione nella legislazione italiana. C’è poi un altro aspetto non meno importante…». Quale? «Non è solo rivendicare un diritto al figlio che secondo noi nessuno può avere, ma qui c’è anche il problema di chi è madre e di chi è padre». Qual è il rischio? «Il caso all’ospedale Pertini dello scambio degli embrioni, è di fatto un’eterologa, solo che è un’eterologa involontaria, ovvero senza un contratto. Insisto su un punto: qui sta diventando una questione di contratto, non una questione biologica. Si arriva alla logica del contratto tra persone in cui una delle persone coinvolte cede per contratto il proprio diritto naturale di maternità e paternità, perché in sostanza è questo che si cede. Io sono la mamma genetica, biologica di tuo figlio ma te lo cedo per contratto e quindi diventa tuo figlio». Da domani, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, cosa succede? «Anche se i centri di procreazione assistita hanno legittimi interessi ad ampliare il loro giro di affari e premono moltissimo affinchè si proceda rapidamente, ci sono questione non affrontate dalla Corte e riguardano la garanzia sia per la salute sia per i diritti dei soggetti coinvolti in una fecondazione eterologa. Insomma, questioni fondamentali che riguardano la salute e la sicurezza. Ad esempio, il caso del Pertini è avvenuto perché non si sono applicate delle normative che quando ero sottosegretario alla Salute con Sacconi ministro, avevamo emanato in attuazione alle direttive europee proprio su tracciabilità e sicurezza. La parte delle direttive europee sull’eterologa su questi due aspetti non sono state recepite e tradotte in norme perché l’eterologa era vietata nel nostro paese. Quindi, recuperare queste direttive a livello legislativo, oggi è assolutamente indispensabile se si vuole garantire che non ci siano nuovi casi come quello al Pertini o altri casi di mancanza di procedure sicure e garantite. Al Pertini hanno violato alcune norme, ma se poi le norme nemmeno le facciamo, la garanzia per sicurezza e tracciabilità è pari a zero». Cosa risponde a chi sostiene l’eterologa come risposta necessaria a un sempre crescente numero sempre crescente di coppie che desiderano avere un figlio? «E’ chiaro che c’è una pressione del mercato. Non è vero che c’è una grande richiesta di eterologa perché le coppie non sono un numero spaventoso. La verità è che la sollecitazione a fare in fretta viene dai centri per la procreazione assistita e dal mercato. Qui si tratta di fare le cose per bene, certamente in modo veloce perché non è che il parlamento deve impiegare anni. Meglio attendere alcuni mesi per i passaggi necessari normativi, senza i quali – ricordo – in caso di evento avverso o di incidente non si saprebbe più neanche di chi sono le responsabilità. Quindi credo sia indispensabile che si aspettino anche pochi mesi ma che si faccia una normativa che offre alle coppie e ai figli alcuni garanzie fondamentali».
autore / Lucia Bigozzi
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