Pd saggio o furbo: ai cattolici il governo, ai sindacalisti ‘sinistri’ il partito. Epifani-traghettatore firma la tregua (armata)

11 maggio 2013 ore 15:36, Lucia Bigozzi
Pd saggio o furbo: ai cattolici il governo, ai sindacalisti ‘sinistri’ il partito. Epifani-traghettatore firma la tregua (armata)
La pacificazione, per ora, si fa col bilancino: ai cattolici il governo (Letta), ai sindacalisti cgiellini il partito. Guglielmo Epifani, candidato solitario alla segreteria, è il coniglio dal cilindro di un partito in ambasce che va all’assemblea nell’unico modo possibile: convergenza su un solo nome, frutto di una faticosa mediazione tra correnti, dopo aver bruciato candidati troppo etichettati (da Cuperlo a Finocchiaro, da Fassino a Speranza). Perfino la iper-critica Laura Puppato che un pensierino alla candidatura ce l’aveva fatto, alla fine si ritira in buon ordine.
Non è facile prendere in mano il partito in questa fase, anche perché il rischio è quello di fare il curatore fallimentare se le correnti non si placheranno. Epifani uomo di sintesi, è il refrain alla Fiera di Roma dove Pierluigi Bersani dice che le sue dimissioni non sono un fatto personale ma un atto politico e dove il rottamatore Matteo Renzi va e dice che il suo partito deve decidere cosa vuole: se subire il governo con Berlusconi o guidarlo; nel primo caso sarebbe l’ennesimo autogol democrat e il calcio di rigore definitivo messo a segno dal Cav. Applausi. Il rottamatore non entra in campo adesso, casomai darà una mano da militante e non sarà della partita neppure quando ci saranno i giochi veri, quelli del congresso (Gozi e Civati lo chiedono subito come avevano anticipato nei giorni scorsi a Intelligonews) calendarizzato a ottobre. Lui punta direttamente alla premiership e ai voti – traversali – che conta di aggiungere a quelli ‘storici’. Ottobre sarà un duplice banco di prova e non solo per il destino del Pd: si capirà dal segretario incoronato, infatti, se il governissimo avrà le ore contate (a meno che non stacchi la spina prima il Cav. di lotta che oggi a Brescia va in piazza contro le toghe politicizzate) o se la navigazione proseguirà lungo la rotta (18 mesi) stabilita. Epifani fa un discorso ‘ecumenico’ per accontentare tutti e di sinistra quanto basta per risvegliare l’orgoglio dei delegati, lo spirito di appartenenza di una comunità politica rimasta acefala. Per dirla alla Moretti, prova a dire qualcosa di sinistra. E allora ecco l’incoraggiamento alla Kienge sulla cittadinanza agli immigrati nati in Italia; i passaggi sulla cassa integrazione e il lavoro; le stoccate al Berlusconi di lotta e di piazza. Il maldipancia di una base disorientata che dovrà curare da oggi in poi riguarda la difficile coabitazione con centrodestra a Palazzo Chigi e, soprattutto, il timore che la golden share del governo di larghe intese ce l’abbia Berlusconi. E su questo che Epifani dovrà lavorare pur considerando (come ha detto nel suo intervento) “inevitabile” l’esecutivo di unità nazionale. Aggiunge: “Stiamo correndo il rischio di toccare il fondo, bisogna ritornare in campo”. Fuori i giovani dem di Occupy Pd che replicano alla nomenklatura: “Epifani l’avete scelto voi e non la base. La democrazia non esiste senza discussione”. Frase emblematica stampata sulla maglietta: “Siamo più di 101”. Epifani-traghettatore salpa al timone della nave Pd ma per lui è già pronto un vecchio detto dei lupi di mare: uomo avvisato, mezzo salvato.
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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