Da Litvinenko ad Arafat passando per Sindona: ecco il segreto per un caffè buono da … morire. Il veleno

11 novembre 2013 ore 12:08, intelligo
Da Litvinenko ad Arafat passando per Sindona: ecco il segreto per un caffè buono da … morire. Il veleno
di Andrea Davì. Veleno. Le gocce fatali dei cuori infranti, invisibile untore o rimedio silenzioso di congiure e complotti; un’arma subdola nelle mani di folli e uomini potenti, uno strumento di morte tanto efficace e invisibile da garantire il più delle volte l’impunità.
Sull’ultima frontiera il veneficio trova ancora la sua azione nell’antico metodo, far ingerire alla vittima la pozione letale e si avvale oggi di un nuovo infallibile complice, il polonio-210, un isotopo radioattivo ottenuto dagli scarti di lavorazione dell'uranio. A parlare del polonio in questi giorni è stata l'equipe medica dell’università di Losanna che ha esaminato i resti del cadavere di Yasser Arafat. In base agli esami condotti il leader palestinese, morto nel 2004 in un ospedale francese, potrebbe essere stato avvelenato. Anche se fu dichiarato il decesso per infarto, particolari sintomi come la perdita di capelli, vomito e violenti attacchi gastrointestinali destarono il sospetto che si trattasse degli effetti di un'esposizione a radiazioni; ma nessuno all'epoca seppe spiegarsi in che modo fosse avvenuta. Una quantità notevole di polonio fu trovata anni dopo sullo spazzolino di Arafat e questo spinse la famiglia a chiedere la riesumazione. Infatti per avere la prova tangibile dell’utilizzo del polonio si dovrà attendere il 2006 con l’omicidio dell'ex agente dei servizi segreti russi Aleksandr Litvinenko, morto a Londra dopo aver ingerito l’isotopo radioattivo mischiato in un piatto di sushi (ne basta 1 milligrammo). Prima di spegnersi nel suo letto d'ospedale Litvinenko accusò pubblicamente Vladimir Putin come responsabile del suo avvelenamento e come mandante dell’omicidio della giornalista Anna Politkovskaja. Nel caso di Viktor Juscenko, principale candidato alle elezioni presidenziali del 2004 in Ucraina, si è trattato invece di una potente intossicazione da diossina ingerita durante un pranzo tra politici ucraini. La cloracne ha deturpato per sempre il suo viso ma non è stata in grado di ucciderlo. Nell’Italia del dopoguerra, tralasciando i numerosi fatti di cronaca nera, il veneficio in due episodi famosi si è legato alle vicende ambigue della politica ma soprattutto alle trame occulte del potere massonico. Gaspare Pisciotta muore in una cella dell’Ucciardone il 9 febbraio 1954, si dirà appunto per un caffè “corretto” alla stricnina (ca. 20 mg): il veleno per topi. Un delitto rimasto senza soluzione. Pisciotta, quattro anni prima aveva ricevuto l’incarico (da chi?) di ammazzare Salvatore Giuliano, di cui era luogotenente. Dell’uccisione del bandito si fecero però carico i carabinieri mentre Pisciotta venne condannato all'ergastolo per la strage di Portella delle Ginestre. Allorché il mafioso sentendosi raggirato e in pericolo di vita minacciò di rivelare i contatti di Giuliano con gli esponenti della Dc e del separatismo siciliano. Per la cronaca, la stricnina fu ritrovata in grande quantità nel barattolo dello zucchero e si ritenne che fosse stata assunta in questo modo, non considerando però che questo veleno è una delle sostanze più amare conosciute oltre ad essere difficilmente solubile. Apparve quasi subito inverosimile che un personaggio sospettoso come Pisciotta avesse tranquillamente sorseggiato un caffè zuccherato senza accorgersi che era più amaro di prima. Negli anni alla luce di nuove rivelazioni la tesi più accreditata è che la stricnina fosse nel Vidalin, il farmaco che tutte le mattine Pisciotta prendeva, e non di certo nello zucchero. A mettere fine alla vita di Michele Sindona, invece, è stata proprio una bustina di zucchero; conteneva cianuro che lui stesso versò nel caffè: era il 20 marzo 1986 dopo quarantotto ore di coma morirà nell'ospedale di Voghera. Sindona era entrato nel bagno della sua cella, con in mano il bicchierino di plastica contenente il caffè ma dopo nemmeno un minuto il banchiere siciliano esce barcollando e prima di crollare lancia un grido strozzato: “Mi hanno avvelenato”. La sua morte è stata archiviata come suicidio, perché il potassio di cianuro ha un odore troppo pregante e risulta quasi impossibile assumerlo involontariamente. Però è anche vero che Sindona era depositario di grandi segreti internazionali, rappresentava la cerniera tra politica, mafia e la loggia massonica P2 e forse più di qualcuno ormai lo preferiva morto. Un malore gli avrebbe permesso di lasciare il carcere ma la dose ingerita per provocarlo fu eccessiva. Chi fosse colui che gli fornì il veleno è rimasto un mistero e uno dei tanti lati oscuri della storia repubblicana. Vi state forse chiedendo qual è il momento migliore per bere un caffè senza correre rischi?  Tra 9.30 e le 11.30 del mattino. Secondo il neuro scienziato Steven Miller in questo lasso di tempo il livello di cortisolo, l’ormone che ci tiene svegli, ha un calo nell’organismo e dunque la caffeina svolge il suo effetto senza controindicazioni. “Zucchero?”
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