Minzolini (Pdl): «Sabato, niente rottura solo se gli alfaniani tornano indietro. Da sentinelle anti-tasse a sentinelle pro-Letta»

11 novembre 2013 ore 14:08, Lucia Bigozzi
Minzolini (Pdl): «Sabato, niente rottura solo se gli alfaniani tornano indietro. Da sentinelle anti-tasse a sentinelle pro-Letta»
“Nessun metodo Boffo, è un alibi per nascondere la mancanza di visione politica e contenuti da parte di chi dal 2 ottobre ha assunto una posizione senza confrontarsi prima nel partito”. “Con gli alfaniani torna l’operazione neo-centrista già fallita con Casini e Monti”. Non è un problema di scissione, scandisce Augusto Minzolini nell’intervista a Intelligonews, bensì di visione politica. Non ama le categorie nelle quali il Pdl si sta lacerando, preferisce ragionare sui fatti e i fatti sono “c’è chi persegue un progetto di centrodestra e chi vuole il governo per il governo, la stabilità a ogni costo, anche contro gli interessi e le speranze degli elettori”.
Senatore Minzolini, mettiamo ordine: al di là delle dichiarazioni di giornata, la scissione è ormai nei fatti. «Vediamo. In politica mai mettere il carro davanti ai buoi, perché spesso può essere una questione di tattica nel percorso di mediazione. Non mi interessa questo… ». E allora qual è il punto? «Il punto è che da un lato c’è una logica politica calibrata su un progetto per il centrodestra; dall’altra c’è un progetto già fallito interpretato prima da Casini poi da Monti. In altre parole, una reiterazione che nasce dal ricordo della Dc ma difficilmente riproponibile. Nella Dc di allora aveva una sua logica, oggi no perché è appeso al concetto di stabilità priva di contenuti; cioè il governo per il governo e questo appartiene a un’esperienza correntizia già vista all’interno della Dc: la corrente dei dorotei. Allora un’ipotesi del genere era possibile perché c’era il sistema proporzionale e la Dc era il partito-stato». Sta dicendo che ci sono due visioni inconciliabili, dunque l’unica via è la scissione? «No. Parto da un altro ragionamento: da una parte c’è un progetto politico, dall’altra io non lo vedo». Cosa contesta ad Alfano? «Non ne faccio una questione di personalismi: quello che contesto ai cosiddetti alfaniani è il non avere un progetto chiaro in testa e reiterare un progetto immaginato un anno fa – ed è il motivo sul quale pongo una questione di etica politica – ma era stato accantonato per andare alle elezioni sul progetto politico di Berlusconi. La perplessità nasce dal fatto che quando Berlusconi ha avuto difficoltà, peraltro facilmente preventivabili, hanno tirato fuori il vecchio progetto che poi altro non è che un’operazione ne-centrista». Si riferisce a Casini e Monti? «Difficile in quel contesto immaginare una leadership migliore rispetto a quella di un professore della Bocconi, già commissario europeo con un ottimo rapporto con i cosiddetti poteri forti. Eppure Monti non è riuscito nell’intento; e perché dovrebbe riuscire adesso al gruppo degli 'innovatori’, in realtà composto da 'cimeli' della prima Repubblica come Formigoni e Giovanardi che hanno usato la zattera di Berlusconi per passare dalla prima alla seconda Repubblica e ora utilizzano la zattera di Alfano per passare dalla seconda alla terza?». Non ha risposto. Insisto: ad oggi non esiste mediazione. Dove sta la sintesi possibile per evitare la rottura al Consiglio nazionale? «L’unica sintesi è che gli alfaniani tornino indietro rispetto alle posizioni che hanno assunto. Qui non c’è un problema di scissione ma di concezione della democrazia interna». Si spieghi meglio. «La prima regola di un organismo politico è che ci sia un confronto aperto all’interno del quale hanno cittadinanza tutte le idee che ri rifanno al programma e ai valori di quel partito. Qui non è così: se tu prima ancora di avviare il confronto – come accaduto il 2 ottobre - metti le mani avanti e dici che la tua posizione anche se minoritaria la persegui ostinatamente, viene meno il motivo per cui un partito è espressione di tante sensibilità. Insomma: il paradosso è che chi invoca la democrazia interna è il primo che poi non la rispetta. E questo vale per il Pd, ma potrebbe valere per il Pd e per Scelta Civica». Teme un indebolimento del partito anche rispetto alla coalizione di centrodestra? «Certamente. L’aver assunto una posizione così oltranzista, crea problemi all’interno della coalizione perché è evidente che la tua capacità ‘contrattuale’ di affermare la tua posizione politica perde appeal. Se tu dici fin dall’inizio ne a prescindere ‘questo governo non lo farò cadere’ è evidente l’effetto che puoi creare non solo dentro il tuo partito, ma anche dentro lo schieramento di cui sei il maggior partito. Non solo, ma così si sottovaluta l’identità politica e il rapporto con gli interessi e le speranze degli elettori che ti hanno mandato in Parlamento». Gli alfaniani parlano di ‘metodo Boffo’ usato nei loro confronti dai lealisti. E’ vero? «La considero una scemenza. Mi sembra più un’accusa che serve a coprire una carenza di linea politica e di contenuti. Francamente non ho capito in cosa si tradurrebbe il ‘metodo Boffo’». Beh, la definizione di 'traditori' non è certo un complimento… «E’ un termine che io non ho mai utilizzato. In politica non mi piace ricorrere a parole grossolane. Casomai quello può essere il sentimento o l’opinione degli elettori che hanno dato fiducia a persone per rappresentare i loro interessi di cittadini e adesso si sentono dire che di fronte a una legge di stabilità come quella partorita dal governo, la stabilità viene prima delle famiglie e delle imprese. Aggiungo che questa manovra non mi sembra che vada nella logica delle ‘sentinelle anti-tasse’ con la quale si erano presentati in conferenza stampa i ministri pidiellini, con Alfano in testa. E rispetto a questa contraddizione, non c’entra Berlusconi, né i giornali di area». Come legge la frase di Berlusconi che dice agli alfaniani: attenzione, ricordate la fine che ha fatto Fini. Non è una minaccia? «No, perché lo dice in termini politici. Così come lo disse a suo tempo a Fini, perché il problema dell’allora presidente della Camera è stata la sua linea politica e lo stesso problema prima di lui lo ha avuto Casini. E’ la stessa proposta politica che non ha trovato spazio nella società italiana». Sia sincero: come va a finire sabato il Consiglio nazionale? Lei ha già sottoscritto uno dei due documenti? «Io ho firmato il documento approvato dall’Ufficio di presidenza. Mi sembra che dal punto di vista dei numeri non vi sia grande suspence, poi vediamo perché la politica è l’arte dell’impossibile: può accadere di tutto o niente. Purtroppo nella posizione di Alfano non vedo una linea convincente se si vuole ancora rappresentare quel blocco sociale, politico ed elettorale riconducibile alla leadership di Berlusconi negli ultimi venti anni».
autore / Lucia Bigozzi
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