Giovanardi (Pdl): “Si pentiranno del finanziamento privato ai partiti. Giù le mani dalla Bossi-Fini”

11 ottobre 2013 ore 14:14, Lucia Bigozzi
"Fra qualche anno grandi giornali e opinione pubblica denunceranno i danni del finanziamento privato ai partiti, come accaduto con le preferenze”. “Giù le mani dalla Bossi-Fini e dalla mia legge sulle tossicodipendenze”. Carlo Giovanardi, senatore pidiellino, dichiara guerra alla demagogia “che in questi giorni è galoppante” nell’intervista a Intelligonews. E non lesina stoccate neppure sulla battaglia (finale?) tra Fitto e Alfano. Senatore Giovanardi, la convince la mediazione di larghe intese sul finanziamento ai partiti? «Aspetto con calma quando fra qualche anno tutto il movimento di opinione e i grandi giornali che oggi protesta e chiede a gran voce l’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti, denunceranno che il finanziamento privato ha inquinato la politica perché chi contribuisce con somme ingenti vorrà indietro qualcosa; insomma provocherà danni ben maggiori di quelli che oggi vengono imputati alla norma che c’è. Ricordo che Berlusconi era a favore del finanziamento pubblico ma prendo atto che la pressione demagogica sul tema porti a trovare un compromesso». Pensa che il tetto individuato sia ragionevole? «Un limite bisognava pur metterlo, ma mi domando: chi darà 300mila euro si aspetterà di avere un ritorno… E’ lo stesso schema delle preferenze: io le sostenevo e quando vennero introdotte la Confindustria, settori del mondo cattolico, i grandi giornali erano tutti schierati contro dicendo che erano il male assoluto. Oggi gli stessi spiegano che le preferenze sono indispensabili e che il Porcellum è una legge oscena. Io aspetto tutti al varco …». Bossi-Fini; finanziamento ai partiti, sollecitazioni da Sel a rivedere la Fini-Giovanardi sulle tossicodipendenze: non le sembra che il centrodestra stia sacrificando sull’altare delle larghe intese buona parte delle sue leggi e del suo profilo identitario? «La Bossi-Fini non verrà abrogata e neppure la mia legge». Come fa a esserne così sicuro? «La norma sul reato di clandestinità è del 2009, la legge Bossi-Fini è del 2002. In commissione al Senato è passata l’abrogazione del reato non della legge che è poi simile alla Turco-Napolitano. La Bossi-Fini non si tocca: noi siamo contrari, i grillini pure e il Pd non ne contesta sono contrari, noi gli istituti fondamentali. Siamo al solito circo mediatico. E’ stato abrogato il principio per il quale se una badante, una colf, o un ragazzo che viene in Italia a studiare gli scade il permesso di soggiorno e il giorno dopo viene fermato, è trattato come un criminale. Ad Agrigento ci sono 13mila provvedimenti penali in corso che poi sfoceranno in 5mila euro di multa che queste persone non potranno pagare: gira tutto a vuoto. Altra cosa è la legge: se la persona espulsa non ottempera, scatta il reato». Ma sulla sua legge, Sel comincia a scaldare i motori. Teme sorprese in parlamento? «E’ il solito refrain demagogico. Abolire cosa? L’Italia è tra i paesi che hanno totalmente depenalizzato il consumo personale di droga, mentre ovviamente resta il reato di spaccio. Non c’è e non può esistere il ‘modico spaccio’: se accadesse una cosa del genere il paese sarebbe fuori da tutti i trattati internazionali dove, appunto, lo spaccio è un reato». E sul Pdl “arreso” alle larghe intese cosa risponde? «Non è così. Sull’omofobia, legge infame perché rende reato un’opinione, alla Camera abbiamo votato contro e lo bloccheremo al Senato. Sulla droga non ho visto niente in commissione, anzi sono io che rilancio un punto…». Si riferisce alla questione carceri? «Basterebbe che le Regioni pagassero le rette alle comunità di recupero e centinaia di detenuti non sarebbero in carcere. La mia legge prevede che un detenuto condannato in giudicato fino a sei anni dovrebbe stare in comunità, non in carcere». Lei non si muove dal Pdl ma nel Pdl che non è ancora Fi, c’è lo scontro Alfano-Fitto. Come finisce? «Affatto. C’è una vasta area che ha creato un altro partito, Forza Italia che avrà Berlusconi leader, non avrà segretario né tesseramento né radicamento territoriale. Noi invece vogliamo continuare nel Pdl che fa parte del Ppe, radicare il partito nelle realtà locali e strutturarlo». Esattamente quello che dice Fitto quando rivendica il congresso. «E quale congresso chiede, del Pdl o di Forza Italia? Questa non è cosa da poco. Eppoi, con quali regole, con quale tesseramento uno chiede il congresso? La mossa di Fitto è strumentale per chiedere la testa di Alfano. Posizione inaccettabile. Finirà che Berlusconi resterà il punto di riferimento di tutto il centrodestra ma si andrà alla creazione di due partiti alleati ma tra loro diversi perché diverse sono le visioni sulla struttura del partito, la democrazia interna».
autore / Lucia Bigozzi
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