L'ultimo film su Diana: ora si può dire la verità. Ma sarà la verità?

11 settembre 2013 ore 10:06, Americo Mascarucci
L'ultimo film su Diana: ora si può dire la verità. Ma sarà la verità?
C’è stato un momento in cui criticare Lady Diana era come commettere un peccato di blasfemia,  sfregiare un’icona sacra
. A sedici anni dalla morte, avvenuta il 31 agosto del 1997 a Parigi in un drammatico incidente stradale sulle cui cause si continua ancora ad indagare (l’ipotesi di un attentato sembra prendere sempre più concretezza alla luce di una possibile gravidanza che avrebbe prodotto non pochi imbarazzi a corte), la principessa del Galles sta tornando d’attualità complice l’uscita dell’ultimo film su di lei, incentrato sugli ultimi due anni di vita, quelli che Diana ha vissuto dopo la burrascosa rottura con la casa reale inglese. Il film nei giorni scorsi è stato presentato al Festival di Venezia aprendo un dibattito che, anche in queste ore, sembra destinato a tenere banco,  complice la riapertura dei talk show televisivi. A leggere le cronache giornalistiche, il film sembrerebbe ricondurre il personaggio di Diana nel mondo reale, agevolando così la sua uscita da quell’aurea di mitizzazione, quasi di santificazione, degli anni immediatamente successivi alla morte. Oggi si può forse affermare, con onestà e senza pregiudizi di sorta, che Diana è stata una donna ricca di tante doti ma non immune da altrettanti, imperdonabili difetti. Quello che per molti è stato un atto eroico e degno di grandissima ammirazione (l’aver sciorinato i panni sporchi in mondovisione raccontando i ripetuti tradimenti del marito con l’amante Camilla, i suoi momenti di depressione, l’anoressia, le vene tagliate per ottenere l’attenzione di Carlo) secondo altri non può essere invece accettato, né tollerato, se a farlo è la madre, non tanto la moglie, del futuro re d’Inghilterra. Una persona che, comunque la si pensi, ha dato alla luce l’erede al trono del Regno Unito (non del regno di Papasya), fino a che punto può presentarsi davanti alle telecamere di tutto il mondo e mettere in piazza i fatti privati della famiglia reale come un qualsiasi personaggio in cerca di scandali e di pubblicità a buon mercato? Non avrebbe forse neanche il diritto di riappropriarsi di una propria autonomia una volta uscita dal palazzo, come se d’improvviso non avesse più alcun legame, né alcuna responsabilità, nei confronti dei figli, concedendosi al gossip più sfrenato o, come sembra trasparire dal film, andando lei stessa alla ricerca della ribalta, non rifuggendo affatto gli obiettivi dei fotografi pronti ad immortalarla al fianco di nuovi fidanzati. Diana poteva permettersi di condurre uno stile di vita tanto discutibile, mettendosi sullo stesso piano di un qualsiasi altro personaggio pubblico, del cinema, della televisione, dello sport ecc. che ha necessità di finire sulle copertine dei rotocalchi di cronaca rosa per mantenere viva l’attenzione su di sé? Non va dimenticato, né posto in secondo piano, lo straordinario impegno della principessa per la pace nel mondo, per la messa al bando delle mine anti-uomo, il sostegno sempre offerto in veste di testimonial alle iniziative solidaristiche ed umanitarie di Madre Teresa di Calcutta, dell’Unicef, della Croce Rossa internazionale. Questo ed altro è stata lady Diana, una donna ricca di qualità e di debolezze, ma soprattutto una donna che ha finito con il ritrovarsi in un gioco più grande di lei, un gioco pericoloso che potrebbe anche esserle costato la vita. Ma non è stata proprio lei a scegliere di giocare?  
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