Italia in Brasile: Supermario come Piola?

11 settembre 2013 ore 16:12, intelligo
di Micaela Del Monte.
Italia in Brasile: Supermario come Piola?
Ieri non è stato soltanto il giorno della qualificazione dell'Italia al Mondiale in Brasile, ma anche l'anniversario della nascita di Silvio Piola.
A cento anni di distanza la Figc ha deciso di commemorarlo donando una targa alla figlia Paola e ai nipoti. In questo modo allo Juventus Stadium di Torino è stato ricordato il più grande centravanti della storia azzurra ancora detentore del record del maggior numero di reti segnate in una partita (sei) e di giocatore più prolifico della Serie A (247). Ed è in onore di questo giocatore che ieri gli azzurri hanno staccato con due giornate di anticipo il biglietto per il Brasile. In una partita iniziata in salita, più per demerito dei ragazzi di Prandelli che per la prestazione dei cechi, è stato proprio Mario Balotelli che di nuovo ha fatto parlare di sé. Questa volta non per i soliti cori razzisti, né tantomeno per la sua prestazione, ma appunto per essersi divorato un numero spropositato di reti. Sono arrivati anche i fischi, ma questa volta con il colore della sua pelle hanno avuto nulla a che fare. Che sia stato per colpa dell'opposizione del portiere ceco Cech o per la traversa colpita e sfiorata più di una volta, l'attaccante del Milan è riuscito a mettere la sua firma sulla vittoria solo grazie a un calcio di rigore (da lui stesso procurato). Quindi il giorno di Piola non è stato onorato nel migliore dei modi da Supermario (né tantomeno dallo stesso Osvaldo entrato nella ripresa), ma è ovvio che il peso del nome di Silvio Piola è ingombrante e difficilmente sostenibile per un ragazzo di 22 anni, ma la classe c'è e i buoni propositi anche. Forse Mario ieri non ha dimostrato di essere il più grande attaccante della storia azzurra, ma in futuro chissà, magari verrà onorato con una cerimonia come quella di ieri sera, e ciò sarà perché non si parlerà più di lui per questioni extracalcistiche ma per le sue grandi prestazioni. Non ci resta che sperare che sia proprio il 2014 con il Mondiale l'anno della sua affermazione, prima come uomo e poi come calciatore. Perché come Piola, per essere qualcuno in campo devi saperlo essere anche fuori.
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