L’altro 11 settembre: quello di Allende

11 settembre 2013 ore 18:37, intelligo
di Giuseppe Tetto
L’altro 11 settembre: quello di Allende
Nell’immaginario collettivo, l’11 settembre è la data che rappresenta l’attacco terroristico del 2001 contro le Torri Gemelle di New York. Il "World trade center” in fiamme, il fumo che riempie l’aria e il simbolo dell’egemonia intoccabile degli Usa nel mondo che si sgretola come sabbia al vento. Ma non è solo questo: quarant’anni fa il Cile ricorda il colpo di Stato della giunta militare del generale Augusto Pinochet, che ha segnato la fine del primo governo socialista della storia sudamericana guidato dall’allora presidente Salvador Allende, eletto democraticamente nel 1970. C’è stato quindi un tempo in cui, quella data ha scolpito altre vite e altre esperienze. Generazioni di un lontano 1973 che hanno assistito inermi a una dittatura durata 17 anni, coordinata dagli Usa e con il ruolo attivo della Cia. Ma facciamo un passo indietro. Era il 3 novembre del 1970 quando il leader del Partito socialista venne eletto presidente del Cile. Con alle spalle un’ampia coalizione di sinistra, del movimento operaio e studentesco (ma anche di una buona parte di borghesia progressista), Allende si mosse subito per riassetto a stampo socialista del Paese:  stabilì il blocco del debito estero, la revisione completa del settore agrario e la nazionalizzazione delle miniere e delle principali industrie private. Ma quelli erano anche gli anni della guerra fredda, del sodalizio Nixon-Kissinger, della lotta senza quartiere al il comunismo, della strategia di espansione e controllo americano nel mondo, che considerava governi a stampo nazionalistico, come quello di Allende, troppo “autonomi”, pericolosamente “amici di Fidel” per essere gestiti e troppo vicini all'Urss. Cominciò per il Cile un lungo boicottaggio economico da parte degli Stati Uniti e di altri Paesi latino-americani, preoccupati per una eventuale ritorsione americana. Un embargo duro che colpì i prodotti minerari e face  crollare il prezzo internazionale del rame. Da quella situazione al colpo di Stato, il passo fu breve: nominato da Allende, neanche un mese prima, capo delle Forze armate, Pinochet instaurò una dittatura che ridimensionò il ruolo dello Stato, privatizzò molte aziende, riformò il mercato del lavoro e avviò un programma di totale apertura verso l’estero. Il tutto condito con da un uso massiccio della violenza, che ha fatto registrare nel corso degli anni più di 32 mila vittime. Segnando una delle pagine più drammatiche della storia cilena, la dittatura di Pinochet vede cominciare il suo declino nel 1988, quando convinto di avere il sostegno popolare,  sottopone la sua permanenza al potere a un referendum che, a sorpresa, perde(il 56% della popolazione che vota contro). Nonostante questo però rimane in Cile a capo delle forze armate fino al 1998 e poi come senatore a vita, godendo così dell’immunità parlamentare. Il Cile, intanto, accelerò il percorso verso il ritorno alla democrazia che raggiunse pienamente negli anni successivi. Augusto Pinochet muore da impunito il 10 dicembre 2006. 
autore / intelligo
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