Ru 486, Meluzzi: “E’ una piccola pillola di veleno. Eterologa? Avere figli è un dono non un diritto"

12 aprile 2014 ore 1:38, Lucia Bigozzi
Ru 486, Meluzzi: “E’ una piccola pillola di veleno. Eterologa? Avere figli è un dono non un diritto'
“Silvio ai servizi sociali: dalle olgettine alle baggine…”
“L’aborto è una tragedia per le donne e non può essere banalizzato con una pillola considerata come un lassativo”. Così, a Intelligonews, Alessandro Meluzzi medico e piscoterapeuta commenta il caso della donna morta in ospedale a Torino dopo la somministrazione della pillola abortiva. L’analisi si allarga alla sentenza della Corte Costituzionale sulla legge 40 per poi planare sull’affidamento di Berlusconi ai servizi sociali… Come commenta il caso di Torino?  «Due considerazioni ‘biforcute’. La prima: un farmaco può avere effetti collaterali; uno può morire per un antibiotico, per un farmaco cardiologico. La seconda: il clima di banalizzazione che ruota attorno all’uso di questa pillola che altro non è che una piccola pillola di veleno, rende ragione del fatto che non solo l’aborto tradizionale è più sicuro, ma lascia il tempo, la riflessione e le modalità per non drammatizzare un evento che questa maledetta pillola risolve come se fosse un lassativo e uso un termine dissacrante. L’aborto è una tragedia per tutte le donne: in tutti gli anni della mia carriera di medico non ho mai conosciuto una donna che avesse deciso di non abortire e che se ne fosse pentita; e non ho mai conosciuto una sola donna che dopo 60 anni da quell’aborto non lo vivesse come una tragedia. Quarant’anni fa, da studente di medicina facendo l’anamnesi su una signora di 80 anni ricoverata all’ospedale delle Molinette mi colpì il fatto che piangesse al ricordo di un aborto fatto mezzo secolo prima. Ha ragione chi dice che l’aborto è una tragedia ma proprio per questo non può essere ridotto a banalità. L’aborto non è uno scherzo. Lungi da me fare il gaglioffo e dire dopo questo caso, avete visto che succede? No, il rispetto che ho per la vita, per le donne e la sacralità delle donne è tale chi mi spinge a pensare che ricorrono all’aborto soprattutto le donne sole e lasciate sole». Posto che un caso non può diventare un paradigma, cosa c’è da fare a suo giudizio? «Bisogna stare attenti nel maneggiare i farmaci e quel farmaco può dare effetti collaterali. E comunque non c’è mai in un intervento di questa natura privo di rischi. Si potrebbe ricordare che ci sono persone che muoiono per un intervento di liposuzione che è meno drammatico dell’aborto. Tutte le forme di consumismo sanitario hanno una carica di rischio». Nell’ultima relazione del ministero della Salute si registra che dal 2009, anno della commercializzazione della Ru486, al 2011 i casi di Igv farmacologica sono aumentati. Cosa le dicono questi dati? «Dicono che pensare di rilevare un problema nel modo più facile possibile lascia nel corso della vita una ferita più grande rispetto ai tempi dell’attesa, della riflessione, del colloquio in Consultorio». Che idea si è fatto della sentenza della Corte Costituzionale sulla fecondazione eterologa? «Bisognerebbe interrogarsi sulla funzione dei Consultori anche in relazione alla legge 194 perché dovevano diventare un luogo in cui si faceva prevenzione all’interruzione volontaria di gravidanza. La lunga esperienza del Movimento per la Vita insegna che quando una donna deve abortire, e lo fa soprattutto per ragioni economiche, specie le donne extracomunitarie, c’è il paradosso per il quale da una parte c’è una quantità di donne – 1 su 4 – che deve ricorrere a tecniche di fecondazione per concepire; dall’altra un feto su quattro viene gettato nei rifiuti degli ospedali. Quindi le donne che scelgono di abortire sono sole e povere, ma sceglieranno meno di farlo se non si sentono sole, se sono sostenute, come fa il Movimento per la Vita nei Consultori; Consultori che oggi purtroppo sono diventati prescrittori di aborti farmacologici». Qual è il rischio che vede? «Il bambino ha diritto ad avere un padre e una madre noti. Per ragioni etiche e biologico-sanitarie penso che la maternità e la paternità siano un dono e non un diritto. Questa sentenza ci dice una cosa: al di là delle considerazioni che si potrebbero fare su tanti drammi, ci dovremmo turbare per il fatto che ormai la tendenza è che quando una cosa è tecnicamente sostenibile, è sufficiente che sia desiderata da un numero di persone e subito diventa realtà. La Chiesa ha tentato di mettere un argine alla bioetica ma alla fine la società del futuro sarà peggiore perché la conclusione pratica è che ci saranno - e in certi casi ci sono già - scelte eugenetiche di ogni genere che poi sono le leggi del mercato. Applicare le leggi del mercato all’uomo non so se ci darà una società migliore di quella attuale». Da psicoterapeuta, come vede Berlusconi ai servizi sociali? «Crede che sia stata una scelta tutto sommato ragionevole. Senza entrare nel merito della quesitone giudiziaria, penso ci sia qualcosa di sostanzialmente grottesco in tutta questa vicenda: i servizi sociali che Berlusconi erogherà saranno minimi, mi pare un tripudio dell’ipocrisia. Appare a tutti il minore dei mali possibili ma chiaramente ha in sé qualcosa di inesorabilmente ridicolo. Basta vedere i filmati che girano con Berlusconi che motiva i vecchietti delle case di riposo per capire che passare dall’olgettina alla baggina è un po’ il segno dei tempi che cambiano e che sono, direi, i tempi di Renzi in tutti i sensi… Longanesi diceva: la situazione è grave ma non è seria».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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