Forconi. Sturano (presidio Vicenza): «Non è una rivolta ma una rivoluzione. A casa i politici. Con Napolitano a patto che faccia il garante...»

12 dicembre 2013 ore 14:48, intelligo
Forconi. Sturano (presidio Vicenza): «Non è una rivolta ma una rivoluzione. A casa i politici. Con Napolitano a patto che faccia il garante...»
di Claudia Farallo.   IntelligoNews continua il suo viaggio nel mondo dei Forconi. Oggi ci ha risposto al telefono Luciano Sturano, manifestante di Vicenza. Ecco il suo progetto per l'Italia: gli italiani sono con loro, quindi i rivoluzionari si sostituiranno ai politici nelle istituzioni, salveranno Napolitano ma solo se accetterà di farsi garante dei "binari" che i rivoluzionari decideranno, poi sceglieranno (ovviamente sempre loro, i rivoluzionari) esperti di diritto per "trasportare l'Italia verso il nuovo", con le forze dell'ordine che non starebbero aspettando altro. Infine, Grillo "ha ragione a trattare i giornalisti male", però, visto che ora come ora, ai Forconi la stampa serve, hanno hanno pensato ad una loro proposta. Eccola.   La protesta è quantomai articolata. L’area pacifista sembra convivere con quella violenta... «Intanto vorrei dire che non è una rivolta, è una rivoluzione. Ci prefiggiamo di mandare a casa tutta la politica e tutte le istituzioni». E una volta che sono andate a casa, cosa rimane? «Ci assumeremo, assieme a personalità importanti, esperte in diritto, completamente fuori dall’attuale dirigenza politica e istutuzionale, il compito di trasportare l’Italia verso il nuovo». E chi le sceglie queste persone? «La rivoluzione». In pratica? «Noi. Se il Presidente della Repubblica si fa garante dei binari che noi fissiamo, allora possiamo salvare momentaneamente la Presidenza della Repubblica purché dimezzi, dall’oggi al domani, i suoi appannaggi». Ma avete chiesto al resto degli italiani se sono d’accordo? «Lo stiamo chiedendo e la risposta è oltre ogni aspettativa. Lo vedremo nelle prossime settimane perché noi i presidi li continueremo a oltranza». Non pensa sia necessario un voto popolare per decidere chi va in Parlamento e al governo? «Questo nella fase 2. Ci sarà una fase 1 di transizione in cui ci assumeremo il compito di incanalare la rivoluzione verso il nuovo». Secondo lei le forze dell’Ordine appoggerebbero questo vostro disegno? «Le forze dell’Ordine non aspettano altro. Dai livelli medio-bassi non aspettano altro. I livelli medio-alti praticamente non aspettano altro ma non lo dicono». Avete già parlato con loro? Cosa vi hanno detto? «Nei nostri presidi dimostrano nei fatti una collaborazione totale. Sono estremamente rispettosi della non violenza. Noi siamo pacifisti a oltranza. Avrete modo di vedere delle cose che stupiranno l’Italia e il mondo». Mandare tutti a casa e autoproclamarsi ai vertici dello Stato non le sembra antidemocratico? «La democrazia oggi non c’è in Italia. Perché quando lo Stato permette che anche un solo cittadino si spari per colpa dello Stato, vuol dire che la democrazia e la libertà non ci sono. È inutile essere ipocriti e dire che in Italia c’è democrazia. C’è democrazia per chi sta bene, ma fra un anno o due non sarà così. Questo Stato porterà alla rovina anche loro». Sono affermazioni molto forti... «Il capo della polizia di Padova, della Digos, è al corrente totalmente di questo mio pensiero, che è il pensiero che sta motivando tutti noi, con differenze irrilevanti». Quindi siete pronti a marciare su Roma? «La marcia su Roma non ci interessa perché Roma cade da sola». Ho capito. «Comunque il consiglio che ho dato al coordinamento è che sarebbe bene che la rappresentanza di 9 dicembre 2013 sia a Roma, perché nessuno si appropri della paternità della rivoluzione che stiamo facendo sui territori». Come commenta gli episodi di violenza targati col nome dei forconi? «Il nostro assoluto pacifismo fa paura allo Stato ben più della violenza. E dove c’è la violenza c’è qualcosa che non è chiaro e che è totalmente slegato e fuori dal nostro concetto di rivoluzione. Non escludo siano scagliati contro di noi da certi ambienti dello Stato, vicini ai servizi segreti, per far fallire la nostra rivoluzione. Ma anche alle provocazioni, risponderemo con assoluto pacifismo». Non giudica violenza prendere l’intera classe politica e i rappresentanti delle istituzioni, mandarli tutti a casa e autoimporsi al posto loro? «Ma con questi delinquenti, parassiti e ladri che ci governano, noi dobbiamo ancora rispettarli? Ma è una cosa inaudita. Thomas Jefferson, presidente americano, diceva che quando una legge è ingiusta è un diritto, oltre che un dovere, non rispettarla». Sembra un discorso un po’ pericoloso. «No, lo diceva Jefferson. La Costituzione Italiana può anche essere la più bella del mondo, ma poi bisogna vedere se è anche la più efficace del mondo dal punto di vista del popolo. Perché la Costituzione non serve a tutelare lo Stato, ma il popolo. S’è invertito il concetto. Se l’Italia è al disastro, e mi creda è al disastro, al contrario di quello che dicono Letta, Saccomanni e compagnia cantante, è perché le istituzioni hanno fallito. Lo Stato ormai ha perso la sua credibilità. Quella gente là vuol continuare a mangiare. Ma se i parassiti non vengono eliminati, portano sempre alla morte l’organismo che li ospita. Posso anche dirlo in rima, così come ho fatto con gli studenti che si sono fermati al presidio prima di andare a scuola...». Mi dica. «Ho detto: “Se l’Italia vuoi governare, ingordo parassitismo devi spazzare. O sarai dallo stesso governato e il Bel Paese sarà per sempre dannato”. Vede, sono 20 anni che qualcuno scioccamente crede di cambiare l’Italia dal di dentro. E il tappo è costituito appunto dal parassitismo. Bisogna spazzarlo via. È tardi, ma l’Italia ha tutte le risorse per riprendere il suo cammino virtuoso di crescita. A questa gente non riconosciamo nemmeno il diritto di chiederci cosa vogliamo». Abbiamo finito. La ringrazio della disponibilità... «Però voi avete il dovere di essere sinceri». Che intende? «Ho avuto un’intervista su Sky Tg24, anzi su Sky economia. Sono venuti al presidio. Audio perfetto. Mi fanno una domanda e va via l’audio. Mi fanno un’altra domanda e va via l’audio. A un certo punto ho detto: “Dotatevi di mezzi adeguati, sono 20 minuti che sono fermo davanti alla telecamera per partecipare alla vostra trasmissione, e succede questo”. Mi hanno fatto la terza domanda e l’audio è rimasto. Dopo 30 secondi, forse un minuto, che parlavo, il conduttore mi ha tolto la parola e non me l’ha più ridata. Questo è il segno che l’audio è andato via non perché la tecnologia non funzionava, ma perché l’hanno voluto mandar via. Perché sapevano quello che avrei detto, cioè più o meno quello che ho detto in questa intervista, in termini non offensivi ma molto rigidi». Ma allora perché l’hanno intervistata? Era più semplice non farlo... «Esatto. Ma succede tutti i giorni. Grillo ha ragione a trattare i giornalisti male, ma non è il nostro metodo, perché noi abbiamo bisogno della stampa. Noi abbiamo un progetto non solo di protesta ma anche di proposta. E la proposta l’abbiamo molto molto chiara».
autore / intelligo
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