Sibilia (M5S): “Vanno protetti i cittadini, non scortati i politici corrotti. La differenza tra noi e gli altri"

12 dicembre 2014 ore 13:03, Lucia Bigozzi
Sibilia (M5S): “Vanno protetti i cittadini, non scortati i politici corrotti. La differenza tra noi e gli altri'
“Il Paese ha bisogno di moralità”. “Torniamo tra la gente perché vogliamo proteggere i cittadini togliendo la scorta ai politici corrotti”. Nella conversazione con Intelligonews, Carlo Sibilia, parlamentare a 5Stelle, uno dei ‘magnifici 5’ del coordinamento, svela cosa c’è dentro le piazze tematiche lanciate da Grillo e allarga l’analisi: da “Mafia Capitale” alle norme anti-corruzione del governo. Milano, Roma, Palermo: tre piazze tematiche lanciate da Grillo. Tornate dai cittadini ma in che modo e perché proprio ora? «Si tratta di incontri tematici, in questa fase calibrati sulle forze dell’ordine incontriamo già a oggi a Milano dove sarà presente anche Casaleggio. Sentiamo la necessità di parlare coi rappresentanti delle forze dell’ordine in difficoltà per i tagli contenuti nella legge di stabilità e per la chiusura di molti presidi sul territorio. Tra di loro c’è scoramento e noi vogliamo essere laddove ci sono i problemi e lo facciamo non in modo ideologico ma pragmatico; specialmente dopo il caso di Roma. Noi vogliamo togliere la scorta ai politici che non lo merita e darla ai cittadini; stiamo in mezzo alla gente perché il nostro obiettivo è ridare protezione e sicurezza alle persone. In seguito ci saranno altre novità che ci vedranno impegnati anche su altri fronti». Se tornate tra la gente significa che anche voi vi siete ‘rinchiusi’ nel Palazzo? «Siamo in Parlamento ma siamo anche una forza capillare sul territorio. Ci siamo presi questi due anni per capire come funziona dall’interno il meccanismo ma quello che è sempre mancato alla politica e ai partiti è comprendere le reali esigenze dei cittadini, giorno per giorno. Noi ne abbiamo piena consapevolezza perché due anni fa eravamo e siamo quei cittadini che non hanno dimenticato da dove vengono e chi sono. Siamo presenti all’esterno con i nostri amministratori negli enti locali dove governiamo, coi meet-up, sulla Rete e con le associazioni e i comitati che anche se in determinati luoghi non hanno il riferimento di nostri eletti, insieme a noi portano avanti battaglie e le vincono». Faccia un esempio. «A Tolentino un comitato è riuscito a bloccare la realizzazione dell’inceneritore, ad Avellino il meet-up ha lavorato in sinergia con noi parlamentari che abbiamo inserito un emendamento nella legge di stabilità per destinare l’8 per mille all’edilizia scolastica. Il risultato è che il Comune ci ha contattato per chiedere informazioni su come accedere ai fondi previsti per l’edilizia scolastica e una scuola riuscirà finalmente ad avere l’accesso alle risorse: è un modo di lavorare sui problemi di tutti i giorni e trovare soluzioni». Che risultati sta dando l’iniziativa lanciata da Di Battista dopo l’inchiesta Mafia Capitale per sollecitare le denunce dei cittadini su casi di presunta corruzione? Sarà estesa a tutte le città? «E’ una cosa che facciamo sempre. Noi riceviamo di continuo segnalazioni anonime o dichiarate e poi portiamo i casi in Parlamento, come stiamo facendo sulla corruzione nella sanitò di cui si occupa il mio collega Baroni. E’ una delle nostre prerogative per proteggere il cittadino che spesso non ha la forza o non è nelle condizioni di denunciare casi di corruzione. Siccome la ‘casta’ si autoprotegge, noi cerchiamo di proteggere i cittadini: questo è il leit motiv che ci accompagnerà fino alle regionali. Su Roma le segnalazioni stanno arrivando, ci metteremo al lavoro e se sarà il caso le trasferiremo agli organi competenti». Pensa che il fatto che non siete coinvolti in casi di corruzione vi avvicini di più alla gente e aumenti il tasso di fiducia? «Chi ha avuto un favore da un partito è difficile che denunci qualcosa che accade dentro quel partito. Grazie alle regole che noi ci siamo dati come il fatto di essere incensurati, la gente sta comprendendo che questo meccanismo funziona. Il caso ‘Mafia Capitale’ è forse quello che più di ogni altro ci fa tornare a Tangentopoli, cioè oltre venti anni fa, ma ricordiamo anche Expo e Mose: in questi due anni abbiamo dimostrato di non aver nulla a che fare con questo sistema e anche quando qualcuno del Movimento ha avuto una minima ombra su di sé, lo abbiamo subito messo fuori. La nostra grande forza è l’intercambiabilità e la gente sta vedendo la differenza tra noi e gli altri partiti. Se dopo quello che è successo nel ’92 ancora oggi abbiamo lo stesso sistema, noi ben volentieri mangiamo pane e cipolla o destiniamo il 50 per cento del nostro stipendio al microcredito per le aziende in difficoltà, proprio per confermare la necessità che siano i cittadini a tornare ad auto-governarsi». Che effetto le fa legge l’sms di Buzzi riportato nelle carte dell’inchiesta nel quale si augura "un 2013 di 'monnezza' per Roma"? «Sarebbe semplice e anche un po’ banale dire che mi fa vomitare. Mi riporta con la mente alla telefonata tra gli imprenditori nella notte dopo il terremoto a L’Aquila. La verità è che l’aver sottomesso alla logica del profitto l’articolo 41 della Costituzione in base al quale la libera impresa va incoraggiata ma sempre nell’ambito dell’utilità sociale, è disastroso. Oggi l’emergenza immigrati, alluvioni, terremoti o dissesto idrogeologico piuttosto che sui rifiuti, purtroppo è un qualcosa che rende possibile derogare a ogni legge e qui sta il rischio di infiltrazioni. Occorre fare una programmazione ma chi la deve fare? La politica, ma se i partiti sono i primi a infilarsi la mazzetta nella giacchetta, lei capisce bene che è tutto sballato». L’arsenale di armi di cui parlano gli inquirenti che segnale è? «E’ il segno di chi vuole opprimere le persone oneste. Chi aveva a disposizione queste armi era lo stesso che vinceva le gare di appalto e magari abbassava i servizi ai cittadini perché coi soldi assegnati ci doveva pagare il corrotto di turno. Per ogni gara vinta da una cooperativa in odore di mafia ce ne sono altre nove oneste costrette a chiudere. Ora, con quale credibilità i partiti i cui esponenti sono coinvolti nell’inchiesta ‘Mafia Capitale’ possono venire in Parlamento a presentare la riforma della giustizia? Noi, a differenza di loro, abbiamo presentato ormai da tempo il reddito di cittadinanza: ecco la differenza sostanziale che rivendichiamo con orgoglio». Su Roma continuate a chiedere lo scioglimento del Comune oppure con l’accesso agli atti da parte del prefetto avete cambiato strategia? «Se non ci fossimo stati noi a prendere questa iniziativa  sullo scioglimento del Comune per mafia forse non ci sarebbe stato un  effetto forte nell'opinione pubblica. Qui tutti i partiti tradizionali hanno indagati al loro interno. Se fai politica, devi anzitutto avere onesta e moralità specchiate; non devi dare adito ad alcun tipo di sospetto; non si tratta tanto di presunzione di innocenza quanto di presunzione di ‘indecenza’ come dice Di Maio. Noi vogliamo che venga fatta chiarezza e che il prefetto Pecoraro possa svolgere il suo ruolo per i prossimi tre mesi. Se torniamo alle dichiarazioni dei politici a caldo, tutti ritenevano impossibile lo scioglimento del consiglio comunale mentre oggi, invece, si aprono grandi possibilità per andare a vedere dall’interno se ci sono i presupposti. Il grande passo dovrebbe farlo Marino con le dimissioni. Dovrebbe dire: signori torniamo al voto e facciamo uno screening accurato di tutti i candidati, dall’ultimo della lista civica al primo dei grandi partiti o del Movimento; facciamo regole uguali per tutti. A me fa male vedere la mia Capitale ridotta in questo stato ma mi domando: siamo sicuri che lo stesso schema con cooperative infiltrate non ci sia magari anche a  Firenze, Bologna e Milano?». Come valuta le norme anti-corruzione all’esame del Consiglio dei ministri? Renzi dopo lo scandalo Expo e Mose aveva parlato di “Daspo” per i politici ma in mezzo c’è stato lo ‘svuota-carceri’ e ora la nuova stretta normativa. «Mi fa venire in mente la parola credibilità. Qual è la credibilità di chi porta in Aula lo svuota-carceri e magari non sa che nel suo partito ci sono i corrotti che dovrebbero stare in carcere? Oltretutto si tratta di annunci perché poi i provvedimenti non arrivano in Parlamento. E’ come un bellissimo bicchiere di cristallo ma dentro è vuoto. Sicuramente fare norme anti-corruzione aiuta ma la prima regola, la prima norma è dare l’esempio. E per dare l’esempio Renzi dovrebbe scaricare Berlusconi, un pregiudicato così come una sentenza passata in giudicato ha stabilito, dal tavolo delle riforme. Il Paese ha bisogno di un grande segnale di moralità».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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