Promesse&Bugie: Pinocchio è sceso in campo

12 febbraio 2013 ore 14:21, Francesca Siciliano
Promesse&Bugie: Pinocchio è sceso in campo
Promesse, promesse e ancora promesse. Bugie, bugie e ancora bugie. Siamo nel cuore della campagna elettorale: tagli alle tasse, rilancio dello sviluppo e ripresa dell'occupazione (soprattutto giovanile) sono gli argomenti principali. Ogni candidato ha le sue ricette per risolvere il problema declinandole in base alla propria esperienza e alla propria forma mentis ideologica. Ma tra promesse choc e storiche bugie, i leader in corsa per Palazzo Chigi appaiono ai nostri occhi sempre più come dei Pinocchio che si affannano alla ricerca di consenso. E al motto di memento audere semper se le danno di santa ragione in una campagna elettorale “combattuta” all'ombra di un'antipolitica galoppante che, come una scure, si abbatte sul nostro sistema, talmente fradicio che basterebbe un grissino ad abbatterlo. E sì, perché i tempi son cambiati, il pubblico è disincantato e non abbocca più ai conigli tirati fuori dal cilindro ogni tre per due.   LE STORICHE NON MANTENUTE. Tralasciando il celeberrimo Contratto con gli italiani, sul quale si potrebbe aprire un intero capitolo a parte, nella hit parade delle storiche promesse non mantenute abbiamo quelle di Berlusconi. Last but not least, esclusivamente in ordine di tempo, le dichiarazioni nel teatrino che lo vide, per almeno sei mesi, sfogliare la margherita nell'attesa di decidere su una eventuale ridiscesa in campo. «Non mi candido premier», tuonò risoluto a fine ottobre, quando ancora erano in calendario le primarie del partito. Poi qualcosa non è andata per il verso giusto: i processi ricominciavano, il Pdl precipitava sotto la soglia psicologica del 15% e il quid di Alfano non veniva fuori. Et voilà: per il bene del Paese, rieccolo qui, ancora sui nostri schermi. Stessa cosa per Monti, che al pari di Silvio in più occasioni ribadì di non volersi presentare alle elezioni e di non voler fare un secondo mandato da premier politico. Ma il binomio Casini-Fini ha preso il sopravvento. E fu così che il “centrino” si trasformò in un corposo “centrone” guidato dal Prof. E ci siamo scordati, poi, di quando il Cav., con una faccia di bronzo degna dei bellimbusti di Reggio Calabria, spergiurava di non far campagna elettorale contro Monti? E i 4 milioni di posti di lavoro annunciati al mattino e ritrattati la sera stessa? Scettro e Corona vanno ad Arcore, al consacrato Re delle ca... stronerie!   ...E QUELLE IN PROGRESS. Oltre 130 miliardi di riduzione delle tasse: il calcolo lo ha fatto Repubblica sommando tutte le promesse di tagli alla spesa fatte dai maggiori partiti in corsa alle politiche. Sommando tutte le voci, comprese quelle incompatibili tra loro, l'Italia dunque risparmierebbe un bel malloppo. CON LA SOLITA ESUBERANZA. Come una macchinetta spara-palle per i tennisti, quelle del Cav. sono le promesse più fantasiose e ne tira fuori una al giorno. Il lunedì annuncia di togliere l'Imu e il martedì di restituire quella già pagata. Il mercoledì e il giovedì si concentra sul condono tombale, sull'ammorbidimento delle cartelle di Equitalia e sul taglio di 16mld di euro ai costi dello Stato. Il venerdì rispolvera il sempreverde Ponte sullo stretto e nel week end, come ogni campagna elettorale che si rispetti, spara a zero sugli avversari con una franchezza che nella maggior parte dei casi sconfina in una spudoratezza indecente. CON LA SOLITA SOBRIETA'.  Monti non si sbilancia mai e agira con astuzia la botola della forca promettendo solo quello che (si spera) riuscirà a mantenere. Non aumenterà l'età pensionabile, cambierà questa benedetta legge elettorale e magari una sforbiciatina aull'Imu... CON LA SOLITA PREVEDIBILITA'. Bersani è tutto e niente. Fa promesse a 360 gradi e in controtempo rispetto a Monti e Berlusconi. Lui cambierà il mondo: dalla cittadinanza ai figli degli immigrati all'adeguamento degli stipendi dei Parlamentari alla media europea; dai 7,5mld in tre anni da dare a scuole e ospedali alla legge contro l'antiomofobia. È eclettico il suo programma: oh ragazzi, mica sta qui a tagliar le unghie ai criceti lui! CON LA SOLITA ECCENTRICITA'. Oscar Giannino, o Giannetto che dir si voglia, vuole tutto e subito: i primi tre punti del suo programma prevedono il taglio delle tasse, il taglio al debito pubblico e il taglio alla spesa. Poi promette di razionalizzare lo stipendio dei parlamentari proporzionalmente ai risultati ottenuti e una moltitudine di altre proposte choc, degne solo di un partito fermo nei sondaggi al 2,5%. Nihil est dictu facilus, dicevano i latini: è così facile parlare.... CON IL SOLITO CELODURISMO. Sono duri&puri gli amici del Carroccio che per la tornata delle politiche, a parte promettere un blando trattenere il 75% delle tasse al nord (proposta già demolita trasversalmente) sta puntando tutto sulla corsa di Maroni al Pirellone. Hanno già esaurito le battaglie per il nord o stanno zitti per compensare il troppo parlare dell'assai scomodo alleato? CON LA SOLITA ARROGANZA. Grillo cavalca l'onda del più becero populismo, quello che addirittura Berlusconi sta cercando di ridimensionare. Lui urla, strilla, si incazza, attraversa a nuoto lo stretto, fa le Parlamentarie. Ci toglierà l'Imu, manderà a casa tutta la classe politica attuale e soprattutto, se e quando prenderà il potere, promette di indire un referendum anti-euro. È una minaccia? CON LA SOLITA INDOLENZA. Ingroia, da bravo giustizialista, va sul sicuro nel fare la testa di legno di Di Pietro. Promette legalità sopra ogni cosa e lotta alla mafia fino all'ultimo respiro. Liste cristalline, candidati senza macchia e senza paura. E poi... fate voi. Per la serie, armiamoci e partite.   VACATIO VERIFICA. Matteo Renziih' Sindaho di Fihrenze – le ha promesse tutte nel contendersi con Bersani la leadership del Partito Democratico. Con un unico colpo di spugna prometteva di abolire il finanziamento pubblico ai partiti, i vitalizi, le province, una delle due Camere e... tutto lo stato maggiore del Pd. Ma a questo giro gli ha detto bene perché, per sua fortuna, non avremo il piacere di scoprirlo.  
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