Staffetta, Matteoli (Fi): “Niente appoggio esterno a Renzi, solo patto sulle riforme. A Quagliariello e alla sua agenda...”

12 febbraio 2014 ore 14:49, Lucia Bigozzi
Staffetta, Matteoli (Fi): “Niente appoggio esterno a Renzi, solo patto sulle riforme. A Quagliariello e alla sua agenda...”
“Renzi non aveva altre strade: sostenere Letta e attaccarlo tutti i giorni gli avrebbe fatto perdere credibilità”. Altero Matteoli, parlamentare di Fi e politico di lungo corso è abituato a leggere le dinamiche politiche in controluce. A Intelligonews rivela che il patto delle riforme Berlusconi-Renzi non sarà il passepartout per un eventuale appoggio esterno da parte dei forzisti. E a Quagliariello, ministro del governo Letta, già pronto a dettare condizioni a quello di Renzi dice: “Hai visto un altro film…”
Onorevole Matteoli, come si spiega l’accelerazione su Renzi a Palazzo Chigi? Forse il leader dem ha capito che l’Italicum in parlamento non passerà? «No, non è per via della legge elettorale, gli accordi non si mollano. Il punto è che Renzi è stato tirato per la giacchetta da tutte le parti: dai suoi, in particolare da coloro che non lo avevano voluto segretario del partito, da Confindustria. C’è la presa d’atto che il governo Letta era finito in un angolo, non riusciva a dare risposte al paese e non aveva più neanche la fantasia di raccontare promesse; un governo nato debole e diventato debolissimo dopo l’uscita di Fi dalla maggioranza. Anche Napolitano che prima era contrario, ha finito poi per accettare questa soluzione». Dunque il faccia a faccia Letta-Renzi serve a certificare la staffetta a Palazzo Chigi? E per Letta qual è l’exit strategy? «Mi pare che ormai ci stiamo incamminando verso il governo Renzi, se non è questione di ore sarà di giorni… Ragioneranno di cosa farà Letta da grande… forse un incarico in qualche commissione europea; certamente non può chiedere incarichi di partito perché sono tutti occupati dal segretario e dai suoi amici». Renzi che ha vinto le primarie, dunque con un bagno nelle urne, e promesso il #cambiaverso, oggi di fatto sta mettendosi al posto di un altro secondo lo schema della prima Repubblica tanto ripudiata. Non le sembra una contraddizione? Come la spiega agli elettori dem? «L’ultimo presidente del Consiglio votato dagli elettori è stato Silvio Berlusconi, poi Monti e Letta non sono passati dalle urne. Non mi pare in questa fase che ci sia il voto dietro l’angolo: con la nomina di Renzi le elezioni si allontanano». Berlusconi e Renzi hanno siglato un patto sulle riforme: in virtù di questo patto potrebbe profilarsi un sostegno di Fi al governo Renzi magari con la formula dell’appoggio esterno? «Noi siamo e resteremo all’opposizione. Possiamo solo continuare a lavorare per le riforme perché condividiamo ciò che ha sempre detto Renzi e cioè che le riforme si fanno insieme; da questo punto di vista porteremo avanti il nostro impegno nell’interesse del paese ma senza contaminazioni con l’esecutivo». Il ministro Quagliariello, fino a due mesi fa suo collega di partito, dice che col governo Renzi si dovrà applicare il metodo tedesco: accordo di programma riscritto completamente fin nelle virgole, compresa la legge elettorale. Che effetto le fa? «Quagliariello ha visto un film che non è ancora uscito. Non si rende conto di quanto sta accadendo: nel giro di 24 ore è cambiato tutto e lui continua a pensare con un piccolo partito qual è Ncd, di poter condizionare l’accordo Berlusconi-Renzi. La parte forte dell’accordo è proprio l’impossibilità per i piccoli partiti di diventare condizionanti. Quagliariello o non l’ha capito o fa finta di non capirlo». Ma se la coperta finanziaria è corta, se i vincoli europei sono quelli che sono, in che modo Renzi potrebbe farcela laddove Letta ha fallito? «Renzi si porta dietro un partito che l’ha votato al 70 per cento; Letta invece ha avuto a che fare con la crisi del suo partito e quando c’è un esecutivo in crisi e i partiti che lo supportano sono litigiosi tutto questo si ripercuote nell’agenda delle cose da fare per il paese. Diversamente, Renzi ha una larghissima maggioranza all’interno del suo partito e può contare su una maggiore stabilità». Ma non c’è il rischio che il leader dem faccia la fine di Veltroni? «Quando si scende in campo con forza come ha fatto Renzi, il rischio che ha corso Veltroni è reale. Ma è anche vero che Renzi non ha altre strade perché se continuava a tenere in piedi il governo Letta era costretto ogni giorno ad attaccarlo col risultato che né lui né il premier erano più credibili». Sarò un governo più di sinistra, tra Sel e i grillini dissidenti pronti a sostenere Renzi? «C’è questa ipotesi di sette-otto grillini pronti a sostenere Renzi ma su questo voglio vedere i fatti. Non credo che Renzi scarichi il Nuovo Centrodestra; lo ridimensionerà ma non lo molla». Staffetta anche al Quirinale con Prodi al posto di Napolitano? «Per carità… Da qualche giorno Prodi si è messo a parlare perché ha ancora dentro la bocciatura clamorosa dei 101 franchi tiratori del suo partito e siccome ha una “cultura” vendicativa si agita… Per carità, c’è già una crisi di governo, non mettiamoci anche il Quirinale».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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