Letta soffia l’agenda a Renzi: oggi direzione (Pd) di fuoco e di governo. Matteo dovrà scegliere se sfiduciare il premier o se stesso

12 febbraio 2014 ore 19:59, Lucia Bigozzi
Letta soffia l’agenda a Renzi: oggi direzione (Pd) di fuoco e di governo. Matteo dovrà scegliere se sfiduciare il premier o se stesso
C’è il logo e c’è il titolo: Impegno Italia. Dalla D di Destinazione Italia alla I, coniata dopo il faccia a faccia con Renzi arenato sulla frase di rito: le posizioni restano distanti. Di spazio tra la I e la S di staffetta ce n’è ancora molto. Ci sono ore concitate, una notte, una mattina e poi la Direzione Pd, sempre più annunciata come o il Letta-Day o come il Renzi-day. Uno dei due dovrà cedere, indietro non si torna. Sì, ma chi? LETTA NON MOLLA. La conferenza stampa è lo strumento per dare solennità e mediaticità al concetto di fondo: da Palazzo Chigi non me ne vado con le mie gambe, magari con le cannonate ma qualcuno dovrà ben pure spararle e non alle spalle ma dritto in faccia, domani al Nazareno in diretta streaming. Così il premier che non vuole essere rottamato dal rottamatore e al rottamatore non solo ruba la scena prima della Direzione Pd ma scodella un programma con tanto di tempi certi di realizzazione e ministri inchiodati alla responsabilità di rispettarli che in buona parte ricalca i punti di Renzi. Bruciato sul tempo, insomma. Alle 18 in punto apre i microfoni e si posiziona davanti alle telecamere. Sfida aperta al segretario dem: programma di coalizione tra le mani vuole e chiede chiarezza: “Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità, io in primis, il mio partito e il suo segretario. Bisogna giocare a carte scoperte”. E’ un incalzare sui temi da premier governante, non certo dimissionario. Rivendica e rilancia la nuova agenda sul doppio binario delle riforme istituzionali (legge elettorale, superamento del Senato, Titolo V della Costituzione) e di quelle economico-sociali. Solo allora il governo avrà completato il suo compito; non fissa date perché ogni data  di solito ha lo strano destino di diventare subito retrodatata, ma l’orizzonte è quello del lavoro impostato da terminare. Un anno? La cosa certa è che con "Impegno Italia" Letta lancia una doppia sfida: al segretario dem e ai partiti delle ristrette intese, compresi tutti quelli – anche dentro il Pd - che davano per già morto il premier e per nato il nuovo inquilino di Palazzo Chigi, alias Renzi. LETTA PRIDE. Letta è’ “orgoglioso di aver realizzato molto alle condizione date, rammaricato per non essere riuscito a fare di più di quanto previsto”. Poi la stilettata a Renzi e a chi prima di lui scommetteva sul declino lettiano: “Chi vuole venire al mio posto deve dire cosa vuol fare, deve giocare a carte scoperte. Sono stati talmente tanti quello che volevano cacciarmi da qui che ho vissuto ogni giorno come se fosse l’ultimo”. Ancora a Renzi, con un hastag nuovo: #iosonoserenoanzizen, al punto che si sente pronto – ironizza per stemperare il clima – a “pratiche zen in qualsiasi monastero occidentale dopo questa esperienza”. Zen nella forma perché “sono un uomo delle istituzioni”, low profile del protagonismo del governo che indirettamente contrappone all’iper-protagonismo di Renzi, contenuti in linea coi desiderata del sindaco-rottamatore. RENZI IN SUMMIT. Tre tweet di giornata a dire che Renzi è in marcia verso Palazzo Chigi. Il primo è la “benedizione” di babbo Renzi ritwittata dall’account dello staff renziano @renzinews: “Vai Matteo, tira il rigore”. Il secondo, sempre dello staff renziano: “Ore molto complicate da Letta che difende solo sé stesso e si mette l’elmetto e annuncia alle 18 un programma (già bocciato dai partiti)”. Tweet battagliero, come una mitraglia. Il terzo è del sindaco-rottamatore in persona. Stile diretto, come sempre: “Leggo tante ricostruzioni sul Governo. Quello che devo dire, lo dirò domani alle 16 in direzione. In streaming, a viso aperto”. Il che vuol dire, detto alla toscana, le carte di scozzano domani in Direzione. Nuvoloni sul Nazareno. “Domani è un altro giorno”, vaticina Letta. Resta da capire per chi, tra i due, sarà l’ultimo giorno e per chi il primo.
autore / Lucia Bigozzi
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