16 anni a Schettino, parla il criminologo Meluzzi: "Ma quale attentato! In lui è concentrato ogni vizio nazionale"

12 febbraio 2015 ore 15:30, Andrea De Angelis
"Questo reato, rubricato come fosse stato un attentato, evidentemente attentato non è". Così il professor Alessandro Meluzzi ha parlato della condanna di Schettino su IntelligoNews. Un personaggio quello del capitano che ha scosso anima e cuore di molti, ma che richiede comunque, come per ogni altro caso, che a prevalere sia il diritto...  

16 anni a Schettino, parla il criminologo Meluzzi: 'Ma quale attentato! In lui è concentrato ogni vizio nazionale'

  Da 26 a 16 anni: ci spiega cosa è accaduto sulla condanna a Schettino? «Intanto bisogna vedere le motivazioni della sentenza, ma il diritto implica sempre e comunque che i giudizi non debbano essere dati sulla base dell'emotività. Schettino è diventato quasi l'incarnazione di una fellonia che implicherebbe come domanda del cuore delle persone l'impiccagione al pennone più alto di un veliero. Fortunatamente però la ragione del cuore o dell'anima non è la ragione del diritto». Valutiamo allora la decisione in punta di diritto... «In punta di diritto Schettino è stato condannato. Una richiesta a 26 anni di carcere è per una strage volontaria. Questo reato, rubricato come fosse stato un attentato, evidentemente attentato non è.  In una certa misura siamo nella dimensione del dolo legato alla colpa, all'incompetenza, alla viltà, ma comunque lontani dalla dimensione della strage da attentato». Anche il paragone con il capitano coreano, condannato per un episodio simile a 36 anni, conta poco. «Certamente perché lì vige come ovvio una legislazione diversa. Tenga presente che lì c'è anche la pena di morte. Schettino è diventato l'immagine di ogni male, di ogni viltà, di ogni difetto nazionale». Però a Meluzzi ha dato fastidio o no vederlo tempo fa all'Università La Sapienza di Roma? «Non so bene cosa sia successo quel giorno. Una versione parla di un invito a fare una lezione, l'altra che invece sarebbe stato presentato come esempio di caso clinico di un soggetto che ha perso il controllo in una situazione di discontrollo. Le due versioni sono decisamente diverse, basti pensare che anche Lombroso portava i serial killer in aula agli studenti». In quell'ateneo però fu di fatto impedito a Benedetto XVI di entrare in aula... «Benedetto XVI veniva sicuramente per fare una lezione, invece nel caso di Schettino non sappiamo se fosse lì come caso clinico». Tornando a ieri che effetto le hanno fatto le lacrime di Schettino? «Fanno parte di un personaggio francamente antipatico, al limite dell'odioso che passa da una festa mondana estiva a una lacrima pavida. Ripeto, è il concentrato di ogni vizio nazionale. Pensare però che questo problema in grado di suscitare una reazione etica ed estetica possa prescindere dalla tecnicità del diritto è un altro errore». Un errore nell'errore? «Esattamente perché vorrebbe dire che la fellonia si propaga attraverso i media anche al sistema giudiziario e purtroppo di fellonie propagate in questo modo al sistema giudiziario ne abbiamo viste tante».   
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