Puppato (Pd): “Parigi, ora una Polizia estera comune. Primarie Pd: un autentico Harakiri"

12 gennaio 2015 ore 12:50, Lucia Bigozzi
laura puppato buona“Polizia e politiche di sicurezza uniche; coordinamento dell’attività di intelligence, regole chiare per un’integrazione sana”. Sono alcuni punti che dopo la marcia di Parigi contro il terrore, la senatrice dem Laura Puppato mette in fila nella conversazione con Intelligonews. E sul nuovo caso che infiamma il Pd – le primarie in Liguria – parla di “harakiri democratico”… La marcia di Parigi è servita a ricompattare un’Europa dei valori più astratti che reali? «Di fronte a una minaccia ai nostri valori fondamentali che sono molto vivi nonostante talvolta sembrino assopiti e messi a margine di una discussione generale in funzione della necessità di scelte di tipo economiche e di tipo sociale, la marcia di Parigi ci permette da un lato di andare a rispolverare il patrimonio che viene dalla Resistenza e quindi la democrazia, la convivenza pacifica tra i popoli che da 70 anni è una realtà per l’Europa, l’America ma anche Paesi che via via si sono uniti come la Giordania e Israele anche se su Israele persiste qualche margine di dubbio rispetto alla sua capacità di ricordare, perché il ricordare le atrocità subìte dovrebbe portare a impedire di riprodurle o minacciarle. Io mi permetto di rivolgere un appello al premier Renzi…». Quale? «Un appello affinchè l’Europa assuma una Polizia estera finalmente comune; potrebbe essere uno dei primi elementi concreti che seguono la manifestazione di Parigi e gli incontri tra i premier. Dobbiamo fare un passo in avanti, non possiamo crogiolarci sulle scelte nate dalla difficoltà, bensì avere la forza propositiva per continuare il cammino di un’Europa unita che si rappresenta nel mondo come garante di questa democrazia, dei diritti universali. C’è poi un secondo aspetto: noi vediamo questi folli sanguinari  trovano linfa vitale nei vari staterelli auto-proclamati, in Iraq o in Siria o in Nigeria dove il nome Boko Haram, è bene ricordarlo significa “L’educazione occidentale è proibita”, sorti per evidenziare il loro distacco e la loro lotta ai valori occidentali in nome di un integralismo islamico oltretutto male interpretato rispetto al Corano. Perché lo fanno?». Qual è la sua risposta? «Nel videomessaggio di uno dei tre terroristi di Parigi si ribadisce il concetto per il quale l’Occidente viene visto come soggetto che nel Medio Oriente e nei paesi africani ha portato occupazione e prelievo delle risorse locali. Tutto ciò deve evidenziare che alcune delle scelte originate dopo l’11 settembre non sono andate nella direzione di portare la democrazia in queste realtà geografiche. Non si può catapultare altrove meccanismi che ti sono propri senza capire e conoscere a fondo cosa accade in queste realtà, come ad esempio nel caso di sunniti e sciiti in Iraq». C’è chi sostiene che la marcia di Parigi sia servita a ‘stabilizzare’ un’Europa con evidenti falle sul piano delle politiche dell’immigrazione e sul versante della sicurezza. Cosa risponde? «Sul piano della sicurezza certamente non eravamo preparati; eravamo in una sorta di limbo dopo l’11 settembre, probabilmente non ci aspettavamo una recrudescenza di atti terroristici nonostante vi fosse più di un’avvisaglia. Io vorrei avanzare due proposte». Quali? «La prima: il rischio reale è che la paura alimenti preclusioni e chiusure ovvero elementi che impediscono un’integrazione vera e favoriscono forme politiche retrive e razziste come vediamo nei movimenti che vanno da Alba Dorata alla Lega passando per la Le Pen in Francia. Il sistema di integrazione non può essere messo in discussione anche considerando il numero elevato di immigrati soprattutto di seconda e terza generazione che vivono in Europa. L’intregrazione è obbligatoria ed è un fatto positivo laddove viene portata avanti con intelligenza e con regole chiare per tutti. Invece, laddove si costruiscono le banlieu, le periferie degradate le persone rischiano di essere abbandonate e lì probabilmente si crea un seme che sta dando questi frutti malati». La seconda proposta? «Credo sia doveroso che l’Europa e dunque l’Italia non possano prescindere dal puntualizzare quali sono gli elementi basilari per cui l’immigrato deve poter considerare possibile la sua vita da noi. Mi riferisco ai diritti universali, lo Stato laico, la possibilità di professare il proprio culto religioso: tutti elementi che chi arriva deve accettare senza forzature; il tema è la convivenza tra cristiani, musulmani, buddisti, ebrei: ciascuno deve avere i propri luoghi di culto ma non può permettersi alcuna forma di prevaricazione sugli altri. Altro concetto fondamentale sono le pari opportunità uomo-donna: non è tollerabile come accaduto nella mia provincia veneta che un marocchino che intendeva sposarsi rifiuti che a celebrare il matrimonio sia il sindaco donna e chieda che a farlo sia un uomo. Nessuno può cancellare la propria identità a favore di qualunque credo religioso o persona che lo chieda. Quindi credo che il velo integrale non debba e non possa essere accettato in un paese civile. La nostra Costituzione deve essere accettata come conditio sine qua non da chi arriva nel nostro Paese. Occorre partire da questo codice per vivere insieme ma è necessario che gli Stati formino le persone che arrivano da noi dal punto di vista culturale e linguistico e su questo, finora, abbiamo mancato». Secondo lei Shengen va rivisto? Il primo ministro francese Valls chiede che vengano condivide le liste dei voli. «Siamo esposti in questo momento ma credo che al tempo stesso dobbiamo lavorare con l’Interpol e l’intelligence affinchè le strutture di polizia dei vari Paesi insieme all’America e ai Paesi coi quali collaborare come la Giordania, l’Egitto o lo stesso Maghreb, riescano a individuare i fanatici e neutralizzarli. Penso che non possiamo andare a limitare le garanzie che ci siamo dati sulla libera circolazione in funzione di questo timore. No, al contrario ritengo che la strada sia il coordinamento tra intelligence dei singoli Paesi. Altro aspetto non meno importante: dobbiamo accogliere e lavorare sull’appello che arriva dalla Nigeria non più in grado di fermare l’avanzata di Boko Haram. Non dobbiamo agire di testa nostra come in Iraq e Afghanistan, bensì è necessario aiutare questi Paesi in casa propria, senza chiedere nulla in cambio. Insomma, occorre creare un rete di Paesi che vogliono la democrazia». Come legge l’assenza di Obama dalla marcia di Parigi? «L’America era comunque rappresentata, non ci vedo ragioni per ritenere che vi sia una presa di posizione diversa di vedute o di indifferenza». Semestre europeo a guida italiana: bilancio non proprio positivo? «Abbiamo avuto l’elezioni della Mogherini a ministro degli Esteri europeo e questo è un rilevante elemento di modifica delle politiche comunitarie che diventerà nuovo ragionamento in seno all’Unione per rapportarsi con il modo esterno. Da questo punto di vista, Renzi ha assunto una posizione utile e importante sul tema dei cambiamenti climatici, sulla volontà di cambiare la logica europea del rigore a favore dell’avvio di un percorso di flessibilità finalizzata alla crescita economica puntando sullo sforamento del patto di stabilità e sulla deroga relativa ad alcune questioni economiche. Il tutto in un contesto difficile nel quale stiamo mettendo in piedi riforme sempre dichiarate ma mai fatte». Primarie Pd in Liguria: il j’accuse di Cofferati sulla trasparenza dei meccanismi di partecipazione riapre nuove polemiche. Che idea si è fatta? «Mi dispiace molto quando questo straordinario strumento di democrazia viene usato male. Vorrei che ci si rendesse conto del fatto che quando ciò accade, non solo ci facciamo del male ma rischiamo di mettere in discussione probabilmente l’unico elemento di valutazione civile che non passa attraverso le segreterie dei partiti. Un autentico Harakiri democratico che spero non venga confermato. In caso contrario, è chiaro che la vittoria della candidata assumerebbe contorni assolutamente non accettabili». 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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