Prestipino (Pd): «Ha vinto Ignazio, motore del Pd. La base ha lavorato a testa bassa. Ora uniti per politiche di sinistra»

12 giugno 2013 ore 11:30, Marta Moriconi
Prestipino (Pd): «Ha vinto Ignazio, motore del Pd. La base ha lavorato a testa bassa. Ora uniti per politiche di sinistra»
«Ha perso la demagogia facile di Alemanno. Ha vinto Ignazio, motore del Pd. Ora il sindaco e il partito siano di stimolo l'uno per l'altro». Patrizia Prestipino, l’"uomo" giusto per Roma, in quanto unica donna dem ad essere scesa in campo per le primarie romane del Pd, è solare. Parla del «grande lavoro dei candidati, ma soprattutto dei tanti militanti e dirigenze locali che hanno salvato il Pd, puntando alla coesione e quindi alla vittoria romana», ma dice anche chiaramente che ha vinto Marino: «Un lavoratore infaticabile, serio, determinato e che è andato avanti come un treno nonostante tutto».  E se conferma che la campagna elettorale del medico genovese «è stata fuori dalle logiche correntizie», dall’altra parte unisce la sua vittoria alla ripresa del Pd «Il Pd sarà il motore politico di quest’amministrazione Marino». E dalle donne si può prescindere? Certo che no, per Pat, come ama farsi chiamare: «Donne in Giunta uguale concretezza, passione, capacità di fare comunità, etica». E chissà che lei non sia anche l'"uomo" giusto per la Giunta... La vittoria di Marino cosa rappresenta? Alemanno ha sbagliato strategia? «Il dato è che non sono andati a votare, per lo più, meno gli elettori del centrodestra. Ed è grave che Alemanno  non abbia convinto i suoi. E’ tipico della destra, poi, puntare sulla paura: lo fece già nel 2008 quando trovò terreno fertile, anche sulla scia dei fatti di sangue avvenuti a Roma, e vinse in questo modo. La politica sulla demagogia facile, però, ti si ritorce contro, e questa ne è la prova. Ho capito che stavano alla frutta nel centrodestra quando a tre giorni dal voto hanno puntato sui manifesti sulla vita e la morte, sugli animali, su temi che coinvolgono la sfera etica, più che sui problemi dell’Amministrazione… e lì ho capito che i romani non ci sarebbero cascati. Quanto ad Ignazio, lo seguo dalla prima ora e gli sono stata lealmente vicino. Solo chi non lo conosceva poteva pensare che non ce l’avrebbe fatta. E’ un lavoratore infaticabile, serio, determinato, che è andato avanti come un treno nonostante tutto. Un grazie va sicuramente al grande lavoro dei candidati, ma soprattutto ai tanti militanti e dirigenze locali che hanno salvato il Pd, puntando alla coesione e quindi alla vittoria. I circoli hanno lavorato a testa bassa e dopo il primo turno c’è stata una convergenza totale sul suo nome. Abbiamo trovato l’unità e questo è il più forte segnale di incoraggiamento che parte da Roma grazie a Marino». Ma vi ha stupito la vittoria del medico genovese? Dica la verità… «Molti non ci credevano, tantissimi cittadini, elettori che conosco, al primo turno non lo avevano votato. Mi tutto dato ragione poi e sono tornati a votarlo al secondo turno». C’è un dato che si potrebbe riassumere in questa domanda: il Pd quando si libera dall’apparato vince? Serracchiani, Pisapia docet… «Ignazio ha ringraziato tutti e così ha messo a tacere ogni polemica. Ma, va detto, la sua campagna è stata fuori dalle logiche correntizie. Sceglierà squadra e dirigenza, e ancora ieri lo diceva, sulla base del merito…  e, conoscendolo, sarà proprio così». Crede che darà il giusto spazio anche alle donne oltre che al merito? «La legge parla chiaro. Ci vogliono il 50% di donne in giunta. Ce ne sono di giovani e in gamba. Sa perché c’è bisogno di donne? Perché c’è bisogno di concretezza, passione, capacità di fare comunità, dell’etica delle donne che è più elevata di quella degli uomini. E poi… erano tutti maschi i competitors in queste Comunali: deve per forza guardare alle donne». Il modello Marino darà slancio al Pd nazionale? «Parlavo con un dirigente del Pd, uno dei pochi aperti al dibattito interno, che mi faceva quest’osservazione. Adesso Roma deve rinascere con Ignazio Marino, soprattutto dal punto di vista morale, delle capacità di amministrazione. Ma, allo stesso tempo, dovranno esserci due soli, due motori, per usare l’immagine di Dante Alighieri. Il Pd sarà il motore politico di quest’amministrazione Marino.  Ora il sindaco e il partito siano di stimolo l'uno per l'altro.  La linea da seguire è dritta ed  è quella del centrosinistra: una politica fatta di valori solidali, di cultura, inclusiva...  Ma mentre Pisapia non era del Pd come non lo è Zedda, la Serracchiani guida una Regione, e quindi è più “governativa”, Marino è il simbolo del Pd e della sua politica. Quindi sarà un sindaco di anima e di cuore. E poi dovrà ricucire lo strappo di fiducia dei romani nei confronti della politica, e quindi parlo della piaga dell’astensionismo. Ignazio deve mettere in campo persone e azioni concrete che, la prossima volta, possano convincere a votare anche i delusi». Alfio Marchini e il M5S hanno contribuito a questa vittoria. Condivide questa analisi? «Ignazio ha volato da solo. Nè grazie a Marchini, né ai 5 stelle. Era già in vantaggio al primo turno. Un sindaco uscente che prende il 30%, poi, non s’era mai visto nella storia della Repubblica. Ha vinto pure nel XX municipio, dimostrazione che è cambiato il vento. Inoltre, ed è un dato di fatto, Marchini non è un opinion leader, è una persona che si è messa in gioco in maniera costruttiva, ma non in grado di spostare il voto dei suoi. Non è Vendola. Quindi questo è il risultato di Ignazio Marino». Marino sogna Rodotà. Che ne pensa? «A me la sua figura non è mai dispiaciuta. Perfetto per un'Autority». Come potrebbe contribuire Patrizia Prestipino alla Roma di Marino? «Lui sa chi sono, non c’è bisogno di dimostrargli niente. E’ un uomo intelligente e attento. La prima cosa che mi ha detto: “Sei proprio l’uomo giusto per Roma” (e ride di cuore, ndr). E’ scattata subito una simpatia tra me e lui. Ho ricevuto centinaia di messaggi in queste ore, come se avessi vinto io. Il mio impegno, riconosciuto dai cittadini, è già motivo di soddisfazione per me».
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