Alitalia e governo chinano il capo a Etihad: ecco chi ne farà le spese

12 giugno 2014 ore 10:57, Giuseppe Tetto
Alitalia e governo chinano il capo a Etihad: ecco chi ne farà le spese
La nuova vita di Alitalia passa sulla testa di 2.250 dipendenti
. È questa la condizione dettata da Etihad per rimpolpare le casse dell’ex compagnia di bandiera con un investimento 1,25 miliardi. Un’iniezione di liquidità che oltre ai 560 milioni già noti, che andranno nel capitale sociale per una quota del 40-49%, prevede altri 690 milioni di ulteriori investimenti in 4 anni (per flotta, restyling della flotta e formazione del personale). Con questa operazione i partner arabi puntano a riportare Alitalia in utile nel 2017, quando la compagnia avrà un fatturato di 3,6 miliardi. Tutto questo risulta dalle linee guida del Piano industriale della compagnia emiratina presentato dal Governo ai sindacati. Che ne hanno promosso la filosofia, ma restano perplessi sulle ricadute occupazionali. Certo rivedere la luce dopo anni di buio profondo è una prospettiva allettante per tutti ma come insegna la storia del dott. Faust, seguire i propri desideri mettendo davanti il proprio ego è un gioco molto pericoloso. E infatti  questa boccata d’ossigeno di Alitalia costa il posto a 2.251 dipendenti, i quali non avranno ammortizzatori sociali: né cassa integrazione né solidarietà. «Etihad su questo è intransigente», i numeri e la posizione della compagnia araba, li ha forniti l’amministratore delegato di Alitalia-Cai, Gabriele Del Torchio, a margine della presentazione della relazione annuale 2013 dell’Enac. LE CIFRE: i tagli comprendono i 787 già in Cig volontaria a zero ore, e andranno ad interessare 380 dipendenti del personale navigante e 1.084 del personale di terra: l’organico passerà così dagli attuali 13.721 dipendenti a 11.470. Tagli strutturali appunto che però si vanno a sommare al costo sociale già pagato dalla forza lavoro dell’ex compagnia di bandiera. In totale infatti i lavoratori "sospesi" dell’ex compagnia di bandiera - ovvero coinvolti da situazioni di riduzione del lavoro effettivo con ammortizzatori sociali di vario genere - sono oltre 7mila sui poco meno di 13mila dipendenti Alitalia. Etihad intanto intende aumentare aerei e rotte, riaprire il settore cargo e portare Alitalia a crescere soprattutto sull’intercontinentale, dove il Piano consentirebbe di far crescere i passeggeri del 40% di qui al 2018, portandoli da 2,1 milioni a 3,1 milioni. «È un piano incoraggiante. Sappiamo che ci sono problemi per eventuali esuberi e li affronteremo», ha detto il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni. Mentre il numero uno dell'Ugl Giovanni Centrella osserva come, anche alla luce dell'investimento di Etihad, dovrebbero esserci «tutte le condizioni per salvaguardare tutti i posti di lavoro». IL GOVERNO: da parte sua ha assicurato ai sindacati il proprio appoggio per gestire gli esuberi. Il ministro Poletti ha infatti ribadito che «tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione secondo le leggi ora in vigore siano pronti a utilizzarli al meglio». In particolare, la soluzione allo studio è una parziale replica di quanto fatto nel 2008, con la formula 4 anni di cig più 3 di mobilità, ma non c'è ancora certezza di risorse per tutti e sette gli anni. Il tavolo con il Governo, ha annunciato Lupi, tornerà a riunirsi la prossima settimana e diventerà un appuntamento regolare per accompagnare la trattativa azienda-sindacati.  
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