Caso Mineo, Malan (Fi): “Deriva renziana autoritaria. Il Pd peggio dei 5Stelle”

12 giugno 2014 ore 12:29, Lucia Bigozzi
Caso Mineo, Malan (Fi): “Deriva renziana autoritaria. Il Pd peggio dei 5Stelle”
La notizia arriva in diretta mentre Intelligonews intercetta al Senato Lucio Malan, senatore di Fi, che sta assistendo all’annuncio in Aula del collega dem Corsini: tredici senatori Pd si autosospendono dal gruppo parlamentare dopo le sostituzioni in commissione affari costituzionali di Corradino Mineo e pure di Vannino Chiti, autore del ddl di riforma del Senato osteggiato dai renziani. Malan parla di “deriva autoritaria” e ne spiega le ragioni.
Senatore Malan, dopo Mauro tocca a Mineo e Chiti. E’ il nuovo corso renziano o è il Pd vecchio stile? «Mineo, Chiti e proprio adesso in Aula ho sollevato il problema: qui andiamo contro la Costituzione che prevede che i provvedimenti devono essere discussi in Commissione e in Aula. Nella gestione del Pd, invece, il dissenso in Commissione viene soppresso proprio mentre un provvedimento è in corso di discussione. Se una cosa del genere l’avesse fatta Berlusconi, probabilmente il presidente della Repubblica avrebbe fatto un appello alla nazione esecrando la decisione, ci sarebbero state in giro i fotomontaggi di Berlusconi coi baffetti di Hitler, si sarebbe gridato alla dittatura. Il fatto che oggi non si sia alcuna reazione è molto preoccupante. Ma le do una notizia che sta avvenendo proprio mentre parliamo…». Quale? «Il senatore del Pd Corsini ha preso la parola annunciando che tredici suoi colleghi, tra i quali Chiti, hanno deciso di autosospendersi dal gruppo parlamentare. E’ chiaro il segno che le sostituzioni decise da Renzi in Commissione Affari Costituzionali, rappresentano una deriva autoritaria che fa il paio con una serie di dichiarazioni di straordinaria arroganza da parte di Renzi». A cosa si riferisce? «Pensiamo a quella contro i tecnici dell’Ufficio Bilancio del Senato sulla copertura dei famosi ottanta euro in busta paga: Renzi li ha liquidati dicendo che la loro era solo una reazione al fatto che rientravano nel tetto degli stipendi da ridurre, cosa oltretutto non vera perché stanno al di sotto della soglia individuata. Per non parlare del commento del premier ieri al voto sull’emendamento relativo alla responsabilità civile dei magistrati: dal Vietnam ha bollato il tutto con ‘una tempesta in un bicchier d’acqua, al Senato verrà cancellata». Ma adesso che succede con l’autosospensione dei tredici senatori Pd? «Intanto quando una decisione del genere viene annunciata in Aula assume il profilo dell’ufficialità. Adesso bisognerà vedere quali saranno le reazioni del Polit Bureau del partito democratico, che è sempre meno democratico e sempre più simile al partito comunista dell’ex Unione Sovietica». Pd come M5S in tema di espulsioni? Sta dicendo questo? «Direi peggio. Una decisione del genere non era mai successa prima nella storia del nostro Paese. Non lo hanno fatto neppure i 5Stelle del quale proprio il Pd, giusto ieri, si scandalizzava per le epurazioni dei grillini dissidenti. Certamente un organismo politico può decidere di espellere un esponente, ma metterlo fuori da una commissione parlamentare all’interno di un partito, solo perché esprime un dissenso. Allora, sarebbe più coerente metterlo fuori dal partito. E’ assurdo che Renzi faccia le primarie parlando di partecipazione e poi sostituisca senatori che non la pensano come lui. Insisto sull’arroganza del premier nei confronti del parlamento quando oltretutto, è il parlamento che lo legittima perché lui non si è candidato e non è passato dal voto popolare. Sappiamo poi bene che il risultato delle elezioni europee non c’entra nulla con il parlamento ed è davvero singolare questo atteggiamento basato sul suo egocentrismo e su una megalomania inquietante». A questo punto come cambia, se cambia, l’annunciato faccia a faccia Renzi-Berlusconi per fare il tagliando al patto del Nazareno? «In questo momento non sono in grado di valutarlo, la cosa palese è che dentro il Pd c’è tutt’altro che unità di intenti, e che quello che aveva lasciato intendere Renzi, cioè che i dissidenti interni al Pd sarebbero stato persuasi a cambiare idea, non ha funzionato perché ci sono persone che hanno la spina dorsale. Non che gli altri non l’abbiano ma evidentemente sono d’accordo sulla sciagurata riforma Renzi-Boschi. Ma ritengo che tutti noi membri del Senato non siamo disposti ad essere acquiescenti nei confronti di una riforma che sta all’opposto della democrazia. Il punto vero è che simili atteggiamenti nei confronti dei dissidenti dimostrano alcuni aspetti inquietanti della riforma stessa, cioè la volontà di Renzi di fare del Senato una sorta di “bivacco” di sindaci in larghissima parte di sinistra. Se il premier pensa di governare il paese con la stessa logica con la quale governa il suo partito, non andrà molto lontano».
autore / Lucia Bigozzi
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