Lucca riabilita Mascagni, ma cosa dirà la “rossa” Livorno?

12 luglio 2013 ore 11:08, intelligo
di Mario Bernardi Guardi
Lucca riabilita Mascagni, ma cosa dirà la “rossa” Livorno?
Questa estate al Gran Teatro all’Aperto “Giacomo Puccini” di Torre del Lago (LU), non saranno rappresentate solo opere “canoniche” del grande compositore lucchese come “Il tabarro” (12 luglio, 10-17 agosto), “Turandot” (13-20-21 luglio, 8-24 agosto), “Tosca” (26 luglio, 7-16-22 agosto), ma ci sarà posto anche per Verdi (“Rigoletto”, 19-27 luglio,9-23 agosto) e Mascagni (“Cavalleria rusticana”, 12 luglio, insieme al “Tabarro”; “Omaggio a Mascagni e Puccini” 11 agosto).
Dov’è la notizia? Non certo nel fatto che “il Cigno di Busseto” sia presente nel “Tempio” del Bel Giacomo, a riscaldare i passionali umori della contrapposte schiere di “aficionado”. Insomma, un omaggio a Verdi nel bicentenario della nascita era ampiamente prevedibile anche laddove Puccini è “genius loci”. Significativo è invece il rilancio di Mascagni, visto  che il marchio di “politicamente scorretto” continua ancora a gravare sull’autore della “Cavalleria rusticana”. Tanto è vero che la sua città, la “rossa” Livorno , non gli ha ancora perdonato di essere stato, anche dopo l’8 settembre, un “fascistone” (pur essendo stato il comune toscano  definito“la città più fascista d’Italia” da Mussolini in persona, ed aver dato i natali a Costanzo e Galeazzo Ciano). Del resto non glielo perdonò l’Italia nata dalla Resistenza, visto che il 2 agosto 1945, quando Mascagni morì, Ferruccio Parri negò i funerali di Stato. Dunque, aspettiamo al varco i labronici perché onorino il loro Pietro così come merita. Quanto a Puccini, diciamo le cose come stanno, e cioè che un po’ fascista ebbe il tempo di esserlo (morì nel 1924) anche lui. Sia per esser stato nominato senatore a vita per volontà del Duce, sia per aver musicato l’”Inno a Roma” di Fausto Salvatori. Una canzone amatissima dai fascisti “storici” ed ancor più dai neofascisti del MSI che, prima di diventare, con AN, afascisti o antifascisti, erano soliti iniziare e concludere i loro comizi con “Sole che sorgi, libero e giocondo…”.  
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